La Storia di Apple 4° puntata: Steve Jobs lascia Apple

16 luglio 2010 ore 10:32 | di | 4 commenti

John Sculley1

John Sculley, oltre che per l’errore di valutazione di concedere a Bill Gates di copiare il sistema operativo di Apple, viene ricordato per un altro “fattaccio”: essere stato colui che osò cacciare Steve Jobs da Apple.

È necessario a questo punto fare un piccolo passo indietro, per consentire di inquadrare correttamente la figura di Sculley, uno degli uomini più potenti e significativi, nel bene e nel male, della storia di Apple.

Nei primi anni ’80 Apple aveva come presidente Mike Markkula, appena succeduto a Mike Scott. Il consiglio di amministrazione di Cupertino aveva la necessità di trovare un manager dalle comprovate capacità che potesse guidare efficacemente l’Azienda in uno dei suoi periodi più floridi.

A questo punto entrò in gioco John Sculley, a quel tempo presidente di successo della Pepsi Cola. Corteggiato da Jobs per lungo tempo, magneticamente attratto da un considerevole aumento del proprio compenso annuale e dai numerosi benefit offerti, John Sculley accettò la proposta e divenne ufficialmente presidente di Apple Computer nell’aprile del 1983.

Inizialmente i rapporti tra Sculley e Jobs furono idilliaci. Avendo avuto la fortuna di entrare in Apple proprio nel momento in cui veniva lanciato con successo il Macintosh, Sculley si era garantito la possibilità di stringere una forte amicizia con Jobs. Ma l’ottimo rapporto non durò troppo a lungo. Ben presto le vendite del Mac iniziarono a calare e non raggiunsero i livelli sperati. Il Natale del 1984 divenne rischioso per Apple perché, per la prima volta nella storia della società di Cupertino, non vi erano più le incredibili vendite di Apple Il pronte a sostenere qualsiasi momento di incertezza sul mercato. Cupertino in quel periodo si apprestava a rendere pubblico il suo primo quarto fiscale in perdita e si preannunciavano scelte difficili, come licenziamenti e ridimensionamenti strutturali.

Il 10 aprile 1985, durante un’assemblea del consiglio di amministrazione, Sculley chiese apertamente che Jobs venisse sollevato da qualsiasi incarico che avesse natura operativa. Il motivo di questa scelta era dovuto al fatto che Jobs continuava a gestire settori di Apple sui quali non aveva nessun potere e, come era stato dimostrato dall’insuccesso di Apple III e di Lisa, le sue capacità gestionali e manageriali venivano messe in forte discussione.

Il consiglio di amministrazione autorizzò quanto chiesto da SculIey, e Jobs venne sollevato da qualsiasi incarico che avesse funzione operativa, pur mantenendo il proprio posto di presidente. Steve Jobs cercò vendetta conducendo Sculley verso la cosiddetta “trappola cinese”; con la scusa di inviare il presidente di Apple in Cina per un incontro con il vice premier del posto, Jobs intendeva indire un’assemblea a sorpresa chiedendo di estromettere Sculley dal proprio incarico. Purtroppo una talpa spifferò il segreto a Sculley, che intervenne in assemblea mettendo ai voti il proprio ruolo: i consiglieri avrebbero dovuto decidere chi dei due tenere, se Sculley o Jobs. ll consiglio di amministrazione scelse Sculley e il povero Steve, dopo qualche tentativo di rivincita, dovette accettare il proprio destino: il 17 settembre 1985 presentò le proprie dimissioni a Markkula.
Apple laserwriter original
Con tutto il potere nelle sue mani, Sculley dovette inizialmente affrontare la prima grave crisi di Apple, dovuta alle mancate vendite di Macintosh; inoltre, si trovò ad affrontare il gigante Gates e Windows. Quello che riuscì a salvare Apple nel grosso momento di crisi fu il boom del desktop publishing, avvenuto verso la fine degli anni ’80. L’introduzione sul mercato della LaserWriter, la prima soluzione economicamente interessante di stampante PostScript, insieme all’ingresso di PageMaker, resero chiaro a tutti come il Macintosh fosse la piattaforma ideale per poter lavorare in questo settore.

Macintosh IINel 1987 Apple introdusse sul mercato il Mac Il, il primo computer in grado di visualizzare e gestire colori sul monitor. Equipaggiato con un processore Motorola 68020, il Mac Il ebbe un successo più che discreto e Apple riuscì a tornare sulla cresta dell’onda, conquistando sempre più la preferenza degli investitori di Wall Street. Ma l’ombra minacciosa di Windows si faceva sempre più densa e i PC compatibili conquistavano una fetta sempre maggiore di mercato. Apple iniziava a sentirsi in difficoltà e per la prima volta cominciarono a circolare idee e proposte che videro la propria concreta attuazione qualche anno dopo: si pensò di concedere in licenza il sistema operativo del Macintosh a terze parti, e di rendere il proprio System compatibile con i processori lntel.

Domenica 18 luglio la quinta puntata: L’arrivo dei portatili, i cloni e il PowerPC.

Già pubblicati:

– La Storia di Apple 1° puntata: dalle origini all’Apple II

La Storia di Apple 2° puntata: dall’Apple III a Lisa

La Storia di Apple 3° puntata: dal primo Mac all’arrivo di Windows

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Argomento: Notizie Apple

Commenti (4)

RSS commenti

  1. Blue Heart ha detto:

    Non credevo che la storia di Apple fosse così ricca di colpi di scena…

  2. urlo ha detto:

    Non si vedono le foto! (e 3…)

  3. Stefano Donadio ha detto:

    Prova con un altro browser, io le vedo con Safari, Firefox, Opera, Chrome e perfino con Safari per iPhone e iPad.

  4. LupusInFabula ha detto:

    Ciao, scusami ho riscontrato un’altro piccolo problemino in questa 4° puntata, sempre nella modalità reader di safari 5, in quanto non viene visualizzata la parte finale, ovvero da: “Con tutto il potere nelle sue mani… sino alla fine” in sostanza manca di una parte, grazie per la disponibilità.

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