La Storia di Apple 6° puntata: il periodo Amelio ed il ritorno di Jobs

19 luglio 2010 ore 09:01 | di | 2 commenti

La storia che lega Amelio ad Apple è interessante, vivace, dinamica e piena di colpi di scena. Gilbert Frank Amelio, prima di approdare in Apple, era uno dei manager più rispettati d’America. La sua capacità dirigenziale era vista con interesse e ciò che aveva fatto con la National Semiconductor, una delle principali società produttrici di chip, risanandone completamente i conti, aveva dell’incredibile.

Mac OS 8 boxQuando la “gestione Apple” di Spindler si rivelò fallimentare e l’incapacità di trovare un degno acquirente divenne ormai manifesta, Apple decise di affidare proprio ad Amelio la gestione della Società, nella speranza di vedersi ripetuto il miracolo compiuto anni prima con la National Semiconductor. Amelio chiese 100 giorni durante i quali avrebbe analizzato attentamente la struttura e i costi di Apple. Terminato il periodo di analisi, Gil annunciò quelli che sarebbero stati i cambiamenti: la questione delle licenze del Mac OS era interessante, ma bisognava trovare soggetti in grado di spingere molto più energicamente questa idea; inoltre, Amelio investì molti soldi nell’acquisto di spazio nei negozi per i prodotti di Apple, in modo da garantire agli stessi maggior visibilità; altro passo fondamentale da compiere era quello di fissare con precisione la strategia relativa allo sviluppo del sistema operativo, cercando di raggiungere nel minor tempo possibile “l’obiettivo Copland’; passando attraverso le varie fasi intermedie (chi si ricorda Mac OS 7.6, denominato Harmony,e il glorioso Mac OS 8 nome in codice Tempo?).

Nel settembre del 1996 arrivò la prima buona notizia: Apple si apprestava ad annunciare il primo quarto fiscale senza perdite e con un guadagno che, seppur minimo (25 milioni di Dollari), faceva sperare in positivo per il futuro della società. Ma l’annuncio che cambiò per sempre il futuro di Apple si ebbe il 20 dicembre dello stesso anno. Amelio dichiarò l’intenzione di acquisire, per 427 milioni di Dollari, la NeXT di Jobs (la nuova società creata dal nulla dal fondatore di Apple, il cui core business era la creazione di un nuovo computer e relativo sistema operativo) e di riportare indietro Steve: “esiliato” per più di dieci anni. L’idea di base era quella di integrare la tecnologia di NeXT all’interno delle future release del sistema operativo del Macintosh, anche se gli eventi successivi avrebbero dimostrato che l’idea di Jobs era diversa e indubbiamente più energica.

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Il 7 gennaio 1997 Gil Amelio tenne il suo discorso durante il keynote dell’Apple Expo a San Francisco. Per ben tre ore parlò della crisi attuale di Apple e cercò in tutti i modi di tenere alti gli animi, presentando diversi prototipi e introducendo al pubblico presente l’interessante modello di Macintosh prodotto per il ventennale della Apple (foto).

AI termine del discorso, Amelio fece salire sul palco Steve Jobs. ll pubblico presente nell’auditorium si trasformò immediatamente in una folla esultante. Gli applausi non si riuscivano a trattenere e Jobs capì in un istante che gli anni passati in esilio non avevano contribuito a cancellare la sua figura dal cuore di tutti coloro che amavano la Apple e il Macintosh.

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Sebbene Jobs ricoprisse ufficialmente il ruolo di consulente esterno, a poco a poco i dirigenti Apple furono sostituiti da persone di sua fiducia, come Avadis Tevanian, vice presidente del settore engineering in NeXT, e Jon Rubinstein, anch’egli facente parte dell’originale gruppo di NeXT. II 4 febbraio 1997 ci fu la prima mossa “mascherata” di Jobs diretta ad acquisire il controllo della Società: il suo caro amico Larry Ellison, CEO di Oracle, dichiarò l’intenzione di entrare a far parte dell’azionariato di Apple in modo deciso, affermando di avere già costituito un nutrito gruppo di finanziatori pronti a sostenere il suo gioco. Probabilmente le intenzioni di Ellison non erano reali: il solo obiettivo era quello di creare maretta all’interno del consiglio di amministrazione, così da avere lo spunto per escludere Amelio dai giochi. I timori del presidente di Apple, che sentìva sempre più vicina una scalata, si concretizzarono quando in aprile il principe Alwaleed, nipote del Re d’Arabia, acquistò il 5% delle azioni di Apple e soprattutto quando un misterioso soggetto mise sul mercato ben un milione e mezzo di azioni Apple. Nessuno sa chi sia stato a operare quest’ultima mossa, ma non è difficile ipotizzare che il manovratore sia stato lo stesso Jobs, che aveva ottenuto un ingente quantitativo di azioni come parte dell’acquisto di NeXT.

La trappola era tesa e il consiglio di amministrazione decise di estromettere il povero Amelio, convinto della necessità di avere al comando un uomo forte, in grado di fronteggiare la delicata situazione. Era indubbiamente la fine di un’epoca: davanti a Jobs si stagliava una strada completamente libera e di facile percorribilità.

Martedì 20 luglio la settima ed ultima puntata: Steve Jobs CEO di Apple.

Già pubblicati:

  1. –  La Storia di Apple 1° puntata: dalle origini all’Apple II

  2. – La Storia di Apple 2° puntata: dall’Apple III a Lisa

  3. – La Storia di Apple 3° puntata: dal primo Mac all’arrivo di Windows

  4. – La Storia di Apple 4° puntata: Steve Jobs lascia Apple

  5. La Storia di Apple 5° puntata: l’arrivo dei portatili, i cloni e il PowerPC

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Argomento: Notizie Apple

Commenti (2)

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  1. 128K ha detto:

    Incredibile, colpi di scena uno dopo l’altro. Ci potrebbero fare un film.

  2. antonio ha detto:

    il film c’è già, si chiama o pirati della silicon valley

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