Accadde oggi: Steve Jobs presenta l’iMac G3 “Bondi Blue”

6 maggio 2018 ore 23:22 | di | 4 commenti

6 maggio 1998 Dieci mesi dopo il suo ritorno in Apple, presso il Flint Center Theater di Cupertino, dove fu presentato il primo Macintosh 128K nel 1984, Steve Jobs annuncia l’iMac G3 “Bondi Blue”, che rivoluzionerà l’industria dei computer per sempre, ma anche quella dell’elettronica in generale.

Il Mac più economico costava $2000, quasi il doppio rispetto ad un PC Windows. Jobs voleva qualcosa di nuovo e conveniente, che permettesse di accedere facilmente ad Internet. In Apple lavorava già da qualche anno Jony Ive, allora appena 31 enne, che quasi voleva abbandonare la divisione design di Cupertino, ma Steve Jobs grazie al suo carisma riuscì a coinvolgerlo nel progetto.

Nacque così l’iMac G3 ($1,299) con le sue plastiche traslucide e quel colore vede mare che si ispirava alle acque della famose spiaggia Bondi Blue in Australia. Fino ad allora i computer erano stati solo beige, e l’iMac G3 come disse lo stesso Jobs “Sembra arrivato da un altro pianeta. Un buon pianeta. Un pianeta con i progettisti migliori.”

Come spesso accade con i prodotti Apple, poco dopo anche gli altri produttori di computer iniziarono a offrire PC colorati, senza tuttavia riuscire mai ad eguagliare la bellezza dell’iMac. Sul mercato cominciarono ad arrivare anche elettrodomestici con plastiche traslucide e colorate, dai ferri da stiro alle stampanti che facevano pendant con l’iMac.

Un altro elemento distintivo dell’iMac era il modem incorporato. Una novità non da poco dal momento che per gli altri PC e anche Mac era solo esterno, ma soprattutto introdusse il concetto dell’Internet facile dal computer in “ tre step”, come diceva la pubblicità di Apple.

 

A proposito, la “i” inizialmente doveva indicare “Internet”, ma poi è diventato un vero e proprio “brand”, un prefisso utilizzato per altri prodotti e software con iTunes, iPad, iPhone, iSight, iChat, solo per citarne alcuni.

L’iMac ha anche introdotto l’uso dell’interfaccia USB per le periferiche più popolari come mouse, tastiere, scanner, stampanti e hard disk esterni, una tecnologia che ironicamente era stata inventata da Intel per il lato oscuro dell’informatica.

All’inizio l’iMac non piacque a tutti, alcuni esperti di settore lo ritenevano troppo “giocoso”, ma soprattutto l’assenza del floppy disk venne considerata un grave difetto, ma che di li a poco determinò la fine di questo sistema di archiviazione introdotto proprio da Apple nel 1984 con il primo Mac. Steve Jobs dichiarava: “D’ora in poi userete Internet e le reti locali per trasferire i vostri file”.

L’iMac ha rappresentato la rivincita di Steve Jobs, che era stato costretto nel 1985 a lasciare l’azienda che aveva fondato, per decisione del Consiglio di Amministrazione. Tornando in Apple nel 1997, provenendo dalla NEXT, come “CEO di Apple ad interim”, Jobs, con il lancio dell’iMac, definito “Baby di Jobs”, ha avuto la sua rivincita.

Infine, l’iMac ha salvato Apple da una fine che era stata annunciata già da un paio d’anni sia da analisti che da concorrenti. Qualche mese più tardi, ad agosto, quando l’iMac fu lanciato sul mercato riscosse un enorme successo, oltre 150.000 pre-ordini, che spinse il titolo azionario AAPL a quota $40 per azioni, il più altro in tre anni e nel 1998 Apple fece registrare utili per $414 milioni.

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Argomento: Accadde oggi, Mac

Commenti (4)

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  1. Carlo ha detto:

    Grande computer, e comprai anche la stmpante che si vede nell’articolo, la Epson Stylus Color 740i 😎

  2. Jena Plinsky ha detto:

    Secondo me l’unico errore che fece Stve Jobs con l’iMac fu di includere toppo tardi il masterizzatore. Il lettore DVD all’epoca era quasi inutile.

  3. Tonino ha detto:

    Anch’io ne ho uno. L’ho comprato quando era già vecchio, e cioè circa 7/8 anni fa, su eBay. Mi piaceva averlo e ogni tanto lo accendo per mandare in esecuzione una presentazione di foto con iPhoto e per qualche partita di giochi retrò anni ‘80. Inoltre contribuisce ad arredare il mio studio.

  4. Lord Klaus ha detto:

    Il Lato Chiaro dell’informatica (il mondo Windows like) non ha mai potuto realizzare nulla di simile anche perché non è mai esistito alcun produttore in possesso della stessa determinazione nel voler creare qualcosa di unico dal punto di vista del brand. Apple era già all’epoca l’unico produttore di computrer in cui hardware e software sono legati in modo molto stretto, specialmente nell’era pre Intel x86. Fare paragoni con AMD, Intel e Microsoft è fuori luogo, dal momento che le prime sono unicamente produttori di componenti mentre la seconda è sempre stata solo produttrice di software. Sono entità ben separate, nonostante il legame che le unisce. Ma non c’è un sistema operativo Intel che funzioni solo su hardware Intel (o AMD) e allo stesso tempo, non esiste un computer con hardware Miscrosoft sul quale giri unicamente il SO di Microsoft. Apple ha saputo mantenere vivo quel concetto proprio degli albori dell’Era Informatica, quando il produttore di hardware si accollava anche la produzione del sistema operativo necessario al suo funzionamento. Un concetto questo, che è passato al mondo delle console, anche se queste rappresentano un prodotto di “scarto” dell’era informatica (le ho sempre disprezzate).
    E fortunatamente Apple abbracciò il concetto che l’hardware “può” essere bello, può essere curato e avere uno stile, che può diventare un oggetto di stile e di tendenza. E lo stile diventa un modo di pensare, diventa esclusività per sottolineare che un oggetto costruito bene e con qualità è anche un oggetto che funziona bene e in molti casi che funziona meglio della concorrenza. Steve Jobs è stato criticato per tante cose, spesso ingiustamente, ma è indiscutibile che è grazie alla sregolatezza del suo genio imprenditoriale che oggi Apple è un punto di riferimento.

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