La Storia di Apple 5° puntata: l’arrivo dei portatili, i cloni e il PowerPC

| 18 luglio 2010 | 2 commenti

I primi anni ’90 saranno da tutti ricordati come quelli della grande crisi per Apple, ma anche come gli anni in cui due progetti di particolare interesse videro la luce. Da una parte, verso la fine del 1991, Apple introdusse sul mercato il primo PowerBook, il modello 100 (il concetto di Macintosh portatile risaliva ad anni prima, con il Macintosh Portable – foto a destra). Il successo riscosso dai primi PowerBook fu molto interessante e si ricordano con nostalgia i primissimi modelli che viaggiavano a ben 16 MHz ed erano equipaggiati con un monitor monocromatico a matrice passiva, che rendeva quasi impossibile seguire il percorso del puntatore del mouse sullo schermo.

Oltre ai primi PowerBook, l’inizio dell’ultimo decennio del secolo vide la nascita di una delle periferiche più sfortunate ma nello stesso tempo più amate da tutti gli utenti Apple: il Newton.

Il padre di tutti i palmari, progetto fortemente voluto e sostenuto dallo stesso presidente di Apple, John Sculley, non ebbe particolare fortuna per due motivi: prima di tutto l’affidabilità del software di riconoscimento della scrittura non era altissima; in secondo luogo, si trattava forse di un oggetto troppo in anticipo sui tempi ed estremamente costoso per l’epoca storica nella quale era stato introdotto.

Ogni mossa di Apple diretta a sostenere la sua piccola creatura non condusse a nessun risultato positivo, e il fallimento di Newton fu una delle cause che portò il consiglio di amministrazione a estromettere John Sculley dalla carica di presidente. Nel giugno del 1993 Sculley disse addio a Apple e si insediò il nuovo CEO, Michael H.Spindler.

Spindler, i cloni e il PowerPC

Spindler era entrato a far parte di Apple Computer fin dai primi anni ’80 e con il tempo era riuscito a guadagnarsi il rispetto e la stima di tutti i più alti dirigenti della Società. La situazione che ereditava da Sculley non era delle migliori e fu immediatamente necessario applicare alcune misure drastiche per risanare le finanze di Apple. Spindler decise così di tagliare 2.500 posti di lavoro e di razionalizzare le spese, eliminando alcuni progetti in corso che non venivano considerati particolarmente interessanti dal punto di vista economico. Grazie a queste operazioni Apple tornò in crescita e il valore delle azioni salì fino a raggiungere quota 40 Dollari.

Il 14 marzo 1994 Apple Computer presentava al pubblico il primissimo modello di PowerMac, il 6100, equipaggiato con lo stesso case del Centris 610, con un processore PowerPC 601 a 60 MHz 8 MB di RAM, un hard disk da 500 MB e un lettore CD opzionale da 2x. Grazie alla nuova famiglia di macchine (ma non soIo),Spindler riteneva possibile espandere il mercato di Apple fino a farlo duplicare nell’arco di cinque anni.

Un passo essenziale per il raggiungimento di tale obiettivo era quello relativo alla licenza del Mac OS. Attraverso accordi con diverse società come Power Computing e Umax, Apple diede vita a una serie di “cloni” equipaggiati con il suo sistema operativo. L’intento era quello di ricalcare il successo ottenuto da IBM anni prima, consentendo a terzi di produrre l’hardware necessario per far girare il sistema operativo, ritenuto il vero punto di forza di Apple. L’idea andò in porto, anche se non riscosse il successo sperato (a sinistra l’Umax SuperMac C500 del 1996).

I Power Mac comunque andavano molto bene sul mercato, addirittura troppo. L’elevata richiesta da parte del pubblico creò diversi problemi all’azienda nella stagione natalizia del 1994 poiché, per mancanza di materiale, la società di Cupertino si vide incapace di soddisfare l’incredibile richiesta dei suoi prodotti.

Nel 1995 i backorder rischiavano di far collassare l’azienda e per risolvere questo problema Spindler cercò in tutti i modi di vendere Apple a una società più grossa e più forte, in grado di fronteggiare con energia il momento critico.

Vi furono contatti con IBM, Canon e Sun, ma nessun accordo riuscì a concretizzarsi seriamente. Si vocifera che lo stesso Jobs avesse espresso la propria intenzione di entrare in gioco insieme all’amico Ellison di Oracle, per comprare tutta la Apple e diventarne quindi l’unico proprietario. Vinto dalle difficoltà, nel 1996 Spindler venne sostituito e al suo posto subentrò Gil Amelio (foto).

Lunedì 19 luglio la sesta puntata: Il periodo Amelio ed il ritorno di Steve Jobs

Già pubblicati:

La Storia di Apple 1° puntata: dalle origini all’Apple II

La Storia di Apple 2° puntata: dall’Apple III a Lisa

La Storia di Apple 3° puntata: dal primo Mac all’arrivo di Windows

La Storia di Apple 4° puntata: Steve Jobs lascia Apple

Tag: , , ,

Argomento: Senza categoria

Commenti (2)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. LupusInFabula ha detto:

    Ciao, non so se è un mio problema, ma le immagini presenti in questa 5° puntata non sono visualizzate nella modalità reader presente in safari 5 (mentre nelle precedenti puntate tutte le immagini vengono visualizzate correttamente). Grazie, e complimenti per la splendida iniziativa di raccontare la storia di mamma apple;-)

  2. Stefano Donadio ha detto:

    Ciao Lupus, ora le immagini vengono visualizzate correttamente anche con la modalità Reader di Safari 5.

Aggiungi un commento