Moof! Perché Apple Lossless

| 11 novembre 2016 | 13 commenti

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Lo avevo letto e ora l’ho vissuto: la compressione Apple Lossless di iTunes comprime molto più la musica classica di quella moderna. Ad un amico audiofilo sono stati regalati CD di Bach e Satie e la dimensione finale compressa degli album risulta ben sotto il cinquanta percento dell’originale. Senza perdere neanche una nota.

Di seguito vi riporto un articolo pubblicato nel 2011, ma sempre attuale, che spiega perché conviene rippare 1 sola volta i CD e utilizzando il formato Apple Lossless.

Sebbene Apple abbia distribuito oltre 10 miliardi di canzoni tramite iTunes Store, la maggior parte dei brani ascoltati dalla stragrande parte delle persone proviene dalle raccolte di CD collezionate nel corso degli anni.

Certo che portarle tutte su iTunes è un processo che come minimo va definito noioso. Per non parlare di quando, per motivi di backup o per avere un formato migliore o per cambiare bitrate, gli stessi CD vanno importati una seconda o una terza volta.

Per esempio, si potrebbero voler avere file AAC su iPod e duplicati MP3 degli stessi file per masterizzare CD compatibili con lo stereo dell’auto, mentre si tengono solo file con codifica Apple Lossless da ascoltare sullo stereo di casa, collegato al computer via AirPlay. Ecco, i file Apple Lossless. Potrebbero essere l’unica codifica e l’unico rippaggio da eseguire sui CD.

Perché Apple Lossless

Chiunque abbia decompresso un file compresso, per esempio un file Zip o il vecchio e caro formato Stufflt, sa bene che alla fine ottiene esattamente gli stessi dati che esistevano prima della compressione. Non c’è stata perdita di informazione e, per esempio, il documento contiene esattamente lo stesso testo di prima. L’idea di comprimere in modo lossless, mantenendo tutta la qualità originale del testo, può essere applicata anche alla musica e Apple lo ha fatto con la codifica Appie Lossless presente in iTunes.

La compressione Lossless crea file compressi grandi dal 30 al 70 percento degli originali. Il guadagno in dimensioni è relativo, ma è bene ricordare che la qualità è inalterata; qualcosa che le codifiche lossy come AAC o MP3 non possono fare. Rippare (importare in iTunes) i CD come insiemi di file lossless ha una serie di buone ragioni. La qualità è quella del CD originale e va bene per l’ascolto su qualunque sistema audio. I file lossless sono pesantucci, ma meno degli originali. Dal file lossless si possono creare duplicati compressi in modo lossy, meno pregiati dal punto di vista qualitativo, ma più leggeri, per dove servono.

I file lossless possono rappresentare un problema, per via delle dimensioni, su i dispositivi iOS di “mamma Apple” (anche se le capacità degli iPhone, iPod e iPad continuano a crescere). Sul Ma, invece, il problema è minore. L’epoca in cui i dischi rigidi costavano è passata; con una sessantina di euro si si può acquistare un hard disk da 2TB come disco rigido esterno. L’effettivo ingombro di un file lossless dipende dal tipo di musica, ma in media un hard disk da 300 GBpuò contenere cir- ca 1.000 CD. Una raccolta rispettabile.

Rippare Lossless

È possibile impostare iTunes in modo da importare i CD in formati differenti. Per scegliere la codifica lossless, bisogna selezionare il Generale delle preferenze di iTunes, quindi fare click sul pulsante “Impostazioni importazione” e dalla successiva finestra di dialogo scegliere dal menu a tendina di “Importa utilizzando”  Codificatore Appie Lossless. Poi si importano i file normalmente. A differenza di quanto avviene per AAC o MP3, non c’è da indicare un bitrate.

Apple Lossless

Se un certo CD è già stato importato in precedenza, iTunes chiederà se si desidera sostituire i vecchi file. Si può scegliere di non sostituirli e quindi conservare sull’hard disk i file vecchi e quelli appena reimportati. Generalmente, iTunes importa i file lossless più velocemente degli altri, perché il lavoro di elaborazione del suono che grava sul processare è minore. I file lossless sono più grossi, ma per il resto sono uguali a tutti gli altri e, per esempio, possono venire corredati di informazioni, immagini di copertina, testi e quant’altro veine fatto con la musica preferita.

Una volta importata la musica in formato lossless, avere copie in altri formati è facile: si torna nel menu d’importazione di iTunes e si cambia il tipo di codifica. Poi si seleziona il file da convertire – oppure si pongono più file in una playlist apposta e li si selezionano tutti, per poi scegliere “Crea versione nome del formato” nel menu Avanzate di iTunes. Il programma creerà i nuovi file nel formato selezionato, mantenendo l’originale nella libreria. Convertire numerosi file richiede un bel po’ di tempo; una di quelle situazioni in cui conviene andare a dormire e lasciare il computer sveglio a lavorare. I formati in cui convertire file lossless sono numerosi: AAC a 128 Kbps per un iPod shuffle, AAC a bitrate migliore per un iPhone da 64GB, MP3 per un lettore non Appie o per un apparecchio che trasmette musica. Masterizzare un CD da file lossless non richiede particolari cure, perché iTunes converte al volo tutti i file in AIFF e la qualità è quella originale per definizione, visto che la compressione è lossless.

Lavorare con più formati

A un certo punto diventa necessario acquisire un metodo di lavoro per conservare nella libreria file musicali codificati in maniera differente. Ci sono essenzialmente due strategie. La prima è registrare tutti i file nella stessa libreria e usare le playlist per tenerli distinti. La seconda è creare librerie differenti. Per chi ascolta spesso i file lossless, la seconda strategia è la migliore. iTunes 10 permette di creare librerie multiple senza bisogno di altro software. E’ sufficiente tenere premuto Opzione al momento di lanciare il programma.

Crea Libreria iTunes

Se tutti questi file finiscono per occupare troppo spazio, si può spostare la libreria lossless su un disco esterno; è sufficiente andare nel pannello delle preferenze Avanzate di iTunes e si indica la Posizione cartella iTunes Media con un click sul pulsante Modifica. Dopo avere importato i CD, è possibile usare una delle applicazioni sopra menzionate per passare da una libreria all’altra in funzione delle esigenze del momento.

Coordinare bene l’attività tra le librerie richiede un filo di attenzione. Si possono convertire file solo mentre è attiva la libreria lossless, per esempio. I file convertiti vanno posti in una posizione di passaggio come la Scrivania o una cartella nel Finder, altrimenti si può cercare di localizzarli dentro la cartella iTunes Music. Quando i file sono stati trasportati, bisogna cancellare le loro copie non lossless da dentro la cartella lossless, commutare libreria per usare quella che di interesse, selezionare i file convertiti e trascinarli nella finestra di iTunes per importarli nella libreria suddetta.

Usare le playlist facilita la gestione della musica, ma ci vuole spazio a sufficienza per memorizzare i file lossless, le copia in AAC, quelle in MP3 eccetera. Se non ci sono problemi di spazio, le playlist vano benissimo e non serve più preoccuparsi di mantenere librerie diverse. Ci si può anche aiutare con playlist speciali legate a condizioni quali un Tipo che contiene AAC o non contiene Lossless, in modo che i brani vengano smistati automaticamente, e poi effettuare le dovute sincronizzazioni con i dispositivi iOS.

Moof! è una rubrica di Spider-Mac in cui trovate brevi pensieri, URL cui andare per documentarvi meglio, un software da scaricare, insomma tante piccole cose che hanno sempre a che fare con il mondo Apple, ma raccontate in un articolo “leggero” che può essere uno spunto di riflessione o di polemica, una provocazione.

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Argomento: Mac

Commenti (13)

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  1. Giancarlo ha detto:

    perché allora non vendere i brani musicali in formato lossless o come con i video più scelte formato anziché solo aac con qualità telefonica?

    • Stefano Donadio ha detto:

      Per una questione di dimensioni dei file. Con Apple Lossless la qualità è AIFF, ma rispetto a quest’ultimo pesa molto meno, ma certo non si può usare su iPhone/iPod perché entrerebbero pochi file. Con AAC la dimensione è ridottissima, ma la qualità non è da audiofili.

      • Giancarlo ha detto:

        se è vero che occupa spazio un file Apple Lossless (quanto 50 – 60 MB a brano), dov’è il problema quando a pari confronto un video ne occupa anche 6 – 7 GB, eppure sul telefono lo fa scaricare

        • Stefano Donadio ha detto:

          Non ha molto senso usare Apple Lossless su un iPhone/iPod, non riusciresti a distinguerlo da un AAC, a meno di non fare come il mio amico audiofilo che ha acquistato un iPod classic a cui ha collegato un amplificatore esterno, il tutto tenuto insieme dal nastro adesivo…

  2. Andrea Montarello ha detto:

    Ciao Stefano, una paio di domande: quando acquisto un brano su iTunes da Mac che formato è? Sui vecchi iPod Classic i brani sono sempre dello stesso formato degli iPhone? Quando ascolto la musica con il mio vecchio iPod ho come l’impressione che i brani si sentano meglio.
    Sono in giro e ho letto questo articolo molto interessante se puoi rispondermi altrimenti resisterò fino a stasera e quando arriverò a casa lo scoprirò da solo. Grazie di tutto!

    • Stefano Donadio ha detto:

      I brani acquistati sull’iTunes Store sono in formato iTunes Plus (AAC 256kbps).

      Per quanto riguarda gli iPod classic o qualunque altro iPod, sono in grado di riprodurre qualsiasi formato AAC, incluso l’iTunes Plus oltre ovviamente MP3 e qualche altro formato.

      La qualità audio non dipende tanto se si utilizza l’iPhone o l’iPad, ma dal formato e ovviamente anche dalle cuffiette 😉

      • Christian ha detto:

        Visto che uso iOS come impianto stereo vi lascio le mie impressioni. La qualità dei nostri brani non dipende ne dalle frequenza di campionamento maggiore, ne dalla risoluzione in bit o altro. Le registrazioni migliori sono quelle meno lavorate in postproduzione, registrate con un solo microfono a cardiode stereofonico; spesso acquistando i brani in HD o multitraccia si viene solo truffati, o di hanno vantaggi diversi. Ad esempio, a me piace molto Beyond words degli Oregon; nel libretto interno è riportato che il brano è stato registrato all’interno di una chiesa a New York con un solo microfono.

        Se avessero messo insieme 24 registrazioni passando per un mixer o per un computer, la qualità ne sarebbe risultata intaccata. Di questo disco è possibile trovarne le versioni in SACD, ma il vantaggio non è dato dall’audio in HD o dai 24 bit, ma dal fatto che il flusso DSD contenuto è ottenuto mediante un processo interamente analogico che non è affetto dal rumore di quantizzazione dei CD-DA. Una soluzione per ridurre tale errore può essere quella di aumentare la profondità in bit a 24 o 32, oppure di alzare la frequenza di campionamento, ma sono scelte di ripiego, anche per conservare le registrazioni originali fatte su nastro, la tecnica di Philips è ritenuta la migliore dai discografici.

        Una volta che convertiamo in PCM tali registrazioni, otteniamo un risultato migliore di quello che avremmo registrando direttamente in PCM.

        L’aumento della risoluzione a 24 bit, più che alle nostre orecchie è utile a non degradare il segnale con regolatori di volume a passi eventualmente presenti, mentre frequenze di campionamento più elevate servono ai convertitori digitali analogici per ottenere la resa maggiore, ma non sono necessariamente da conservare nei nostri file, ogni DAC moderno contiene un ricampionatore (SRC) in grado di elevare la frequenza al livello più opportuno.

        Purtroppo Apple ci vende brani compressi in AAC, con le versioni Mastered for iTunes le differenze sono veramente minime, ma non ci è più concesso (con le nuove versioni di macOS) di poter usare gli script con i nostri brani per ridurre lo spazio occupato.

        In auto, su iPod o su iPhone in tutta onestà non vale la pena di tenere i brani non compressi, al massimi in Apple Lossless, spesso indicato come ALAC, ma per conservare i nostri dischi con il massimo della qualità, dobbiamo evitare iTunes come ripper e preferire le versioni ALAC alle altre soluzioni.

        Nel caso dell’impianto di casa, la differenza di un brano compresso con iTunes, o di un normale AAC acquistato da Apple, è chiaramente udibile con casse economiche (bastano le Echo Victa più piccole) e un buon amplificatore anche di bassa potenza (un Tripath da 200 euro del decennio passato) ogni sfumatura tra le due versioni.

        Dunque chi compra la musica online spesso ottiene una qualità inferiore a quella che ha già sui propri CD e chi paga iTunes Match e carica i propri brani lossless, quando poi ascolta riceve indietro le versioni compresse in AAC anche a casa dal Wi-fi.

        Al termine di tutta questa premessa, per ottenere il massimo serve un buon ripper (io uso XLD – cfr. http://tmkk.undo.jp/xld/index_e.html -) che permetta di importare su iTunes tutti ibrani con metadati in formato non compresso.

        Per ottenere il massimo inoltre serve occupare lo spazio interno dei nostri dispositivi, o utilizzare servizi che inviano i brani in lossless quando connessi in Wi-fi (io utilizzo Styled jukebox a pagamento – cfr. http://stylejukebox.com -) e uscire in USB verso un DAC esterno, da collegarsi all’amplificatore. Per fortuna un impianto così composto, con l’aggiunte tramite app del sintonizzatore (io uso Radioapp a pagamento – cfr. App Store), non necessità d’altro. Tenete presente che le dock di Apple hanno già un discreto DAC, perciò sarà inutile utilizzarne di economici.

        In ogni caso XLD è un gioiellino gratuito che funziona anche su Mac obsoleti. Ve lo consiglio caldamente per conservare al meglio i dischi che già possedete.

        • Marcello ha detto:

          Bella spiegazione,molto dettagliata. In effetti molte volte la differenza tra un cd è un file ad alta risoluzione è pressoché inesistente, altre volte invece, se si ha la fortuna come me di avere un impianto stereo di buon livello, la differenza è notevole.
          Buoni ascolti a tutti, in lossless, naturalmente!

        • Ipnotik ha detto:

          Al momento l’unica soluzione “online” per l’ascolto di musica in qualità HIFI e non compressa è TIDAL, ovviamente a patto di disporre di diffusori o cuffie di qualità.

          • Christian ha detto:

            Io ho preferito Style jukebox perché mi permette di tenere la musica già in mio possesso, e considerato che ho una prospettiva di vita residua inferiore agli anni già trascorsi, la musica che possiedo non è poca.

  3. enzo ha detto:

    che differenza c’è tra apple lossless e aiff?

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