Server Apple spiati dalla Cina: la traduzione del duro comunicato stampa di Cupertino

5 ottobre 2018 ore 11:46 | di | 3 commenti

Apple ha rilasciato un durissimo comunicato stampa per smentire la storia riportata da Bloomberg, secondo il quale i server di Cupertino sarebbero stati infettati a livello hardware da microchip-spia della grandezza di una punta di una matita del Governo cinese. Di seguito trovate la traduzione in italiano

Che cosa Businessweek ha sbagliato su Apple


L’8 ottobre 2018 un articolo di Bloomberg Businessweek erroneamente ha riportato che Apple ha trovato “chips” maligni nei server sulla propria rete nel 2015. Come Apple ha più volte spiegato ai giornalisti di Bloomberg ed editori nel corso degli ultimi 12 mesi, queste affermazioni sono false.

Apple ha fornito a Bloomberg Businessweek la seguente dichiarazione prima che la loro storia fosse pubblicata:


Nel corso dell’anno passato, Bloomberg ci ha contattato più volte con affermazioni vaghe, a volte elaborate, di un presunto incidente di sicurezza di Apple. Ogni volta abbiamo condotto rigorose indagini interne sulla base di tali affermazioni e ogni volta non abbiamo riscontrato alcuna prova a sostegno della tesi della rivista. Abbiamo ripetutamente e sistematicamente fornito risposte ufficiali basate sui fatti confutando pressoché ogni aspetto della storia riportata da Bloomberg su Apple.

Su questo siamo in grado di essere molto chiari: Apple non ha mai trovato chip maligni, “manipolazioni hardware” o vulnerabilità appositamente installate in qualsiasi server. Apple non ha mai avuto alcun contatto con l’FBI o con qualsiasi altra agenzia in merito a tale presunto incidente. Non siamo a conoscenza di alcuna indagine da parte dell’FBI, così come non ne sono a conoscenza i nostri referenti nelle forze dell’ordine.

In risposta alle più recente storia di Bloomberg, presentiamo i seguenti fatti: Siri e Topsy non hanno mai avuto server condivisi; Siri non è mai stata distribuita su server venduti da Super Micro ad Apple; i dati di Topsy erano limitati a circa 2000 server Super Micro, non 7000. Su nessuno di tali server sono mai stati trovati chip malevoli.

Come di consuetudine, prima della loro messa in operatività in Apple, i server vengono ispezionati per individuare vulnerabilità della sicurezza; aggiorniamo inoltre tutti i firmware e i software con le protezioni più recenti. Quando abbiamo aggiornato i firmware e i software secondo le nostre procedure standard, non abbiamo rilevato vulnerabilità insolite nei server che abbiamo acquistato da Super Micro.

Siamo profondamente delusi dal fatto che nei loro rapporti con noi, i giornalisti di Bloomberg non abbiamo mostrato alcuna apertura nei confronti della possibilità che loro stessi o le loro fonti potessero sbagliarsi o essere male informati. Quello che possiamo immaginare è che stiano confondendo la loro storia con un incidente risalente al 2016: in quell’occasione fu scoperto un driver infetto su un unico server Super Micro in uno dei nostri laboratori. Quell’evento, unico, fu classificato come accidentale, e non come un attacco mirato nei confronti di Apple. 

Benché non sia stato sostenuto il coinvolgimento dei dati dei nostri clienti, prendiamo molto seriamente simili accuse e vogliamo che i nostri utenti sappiano che facciamo quanto in nostro potere per salvaguardare e tutelare le informazioni personali che ci affidano. Vogliamo che sappiano inoltre che quanto riportato da Bloomberg su Apple non è accurato.

Apple è sempre stata trasparente sui modi in cui tratta e protegge i dati. Se mai si verificasse un evento simile a quello riportato da Bloomberg News, saremmo più che collaborativi e lavoreremmo a stretto contatto con le forze dell’ordine. Gli ingegneri Apple conducono controlli accurati e rigorosi con regolarità, per garantire la sicurezza dei nostri sistemi. Sappiamo bene che la sicurezza è una corsa incessante, per questo rafforziamo costantemente i nostri sistemi contro gli attacchi sempre più sofisticati di hacker e cybercriminali che vogliono rubare i nostri dati.


 

Nella storia pubblicata da Businessweek si afferma inoltre che Apple “ha segnalato l’incidente all’FBI ma ha mantenuto assolutamente segreti i dettagli di ciò che ha riscontrato, persino internamente.” A novembre 2017, dopo che ci fu comunicata per la prima volta questa accusa, fornimmo a Bloomberg le seguenti informazioni nell’ambito di una lunga e dettagliata risposta ufficiale. La risposta affronta innanzi tutto le affermazioni non dimostrate dei reporter in merito a una presunta indagine interna.

A seguito di numerose discussioni con diversi team e organizzazioni, è emerso che nessuno in Apple ha mai sentito parlare di tale indagine. Businessweek non ha voluto fornirci informazioni per risalire al presunto procedimento o alle conclusioni dell’indagine. Né tanto meno ha dimostrato di conoscere le procedure standard che avremmo presumibilmente eluso. 
Nessuno in Apple ha mai contattato l’FBI in merito a questa storia; inoltre non siamo mai venuti a conoscenza da parte dell’FBI di un’indagine a tal proposito né tanto meno abbiamo cercato di porvi limiti o restrizioni. 

In un’apparizione questa mattina su Bloomberg Television, il reporter Jordan Robertson ha fatto ulteriori affermazioni sulla presunta scoperta di chip malevoli, dichiarando: “Nel caso Apple, da quanto abbiamo capito è stato un controllo casuale di alcuni server problematici ad aver portato a questa scoperta”.

Come abbiamo già precedentemente comunicato a Bloomberg, questa affermazione è completamente falsa. Apple non ha mai trovato alcun chip malevolo nei propri server.
Infine, in risposta alle domande che abbiamo ricevuto da altre testate da quando Businessweek ha pubblicato l’articolo, non siamo vincolati da alcun obbligo di non divulgazione né da altri obblighi di riservatezza.

 

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Argomento: Notizie Apple

Commenti (3)

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  1. Defcom 1 ha detto:

    Dal tono del comunicato, sembra che alla Apple sia abbastanza inc…avolati

  2. Alessandro ha detto:

    Da una parte si potrebbe pensare che sia normale che Apple minimizzi l’accaduto, sarebbe un duro colpo per la sua proverbiale sicurezza.

    Dall’altra ci sonsono i giornalisti che tendono troppo spesso a senzianolizzare gli articolio scritti, e naturalemnte dire che APple è tra le aziende spiate dalla Cina fa sicuramente senzazione.

    Perc quel che vale, mi sono fatto l’idea che Bloomberg abbia giocato sull’equivoco.

  3. Vortigern ha detto:

    Giornalisti dicono cose… Creare instabilità e volatilità nel mercato azionario è pratica diffusa tra certi giornalisti / testate. La durezza del comunicato Apple è il minimo indispensabile per ribadire l’estraneità ai fatti raccontati da Bloomberg. Mi auguro seguano azioni legali nei loro confronti, per diffamazione.

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