Una mossa senza precedenti: Tim Cook chiede a Bloomberg di ritrattare la storia dei chip spia installati nei server Apple

| 20 ottobre 2018 | 0 commenti

Tim Cook

Nel corso di una intervista rilasciata al famoso giornalista John Paczkowski (considerato l’ufficio stampa ombra di Apple) e al suo collega Joseph Bernstein, il numero uno di Cupertino, Tim Cook, è tornato sulla questione della storia dei microchip spia installati dal Governo cinese nei server prodotti in Cina e poi utilizzati in America da Apple.

Cook oltre a continuare a negare che Apple sia stata vittima di un attacco hardware da parte della Cina, in una mossa senza precedenti, ha chiesto esplicitamente a Bloomberg di ritrattare l’articolo perchè contiene solo falsità.  

All’inizio di questo mese Bloomberg ha pubblicato un’inchiesta attinente un’azione di spionaggio messo in atto dal Governo cinese ai danni di circa 30 aziende statunitensi impiantando un chip maligno nelle schede madre di server durante la loro fabbricazione in Cina. I chip, secondo Bloomberg, hanno permesso alla Cina di creare “una porta invisibile” in qualsiasi rete in esecuzione su un server in cui sono stati incorporati. L’articolo del quotidiano americano ha esplicitamente menzionato Apple come una delle aziende obiettivo dell’attacco. Secondo Bloomberg, nel 2015 Cupertino aveva scoperto che alcuni server erano stati compromessi da chip-spia, ed aveva subito interrotto ogni fornitura con il venditore Supermicro, avvisando dell’accaduto l’FBI.

In una lettera aperta, Apple ha ammesso di aver trovato 1 chip-spia (singolare) in uno dei suoi server nel 2015, ma ha escluso categoricamente che si trattasse di un attacco pirata nei suoi confronti, ed ha negato di aver avvisato l’FBI, quest’ultima ha anche confermato di non aver ricevuto alcuna denuncia di spionaggio da parte di Apple.

Anche altri esperti di sicurezza e agenzie di spionaggio e controspionaggio governative hanno giudicato poco credibile la storia raccontata da Bloomberg.

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Argomento: Notizie Apple

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