Accadde oggi: Il punto più basso della carriera di Steve Jobs

| 14 maggio 2019 | 0 commenti

Steve Jobs David Norman

14 maggio 1992 È il giorno che sancisce la fine dell’accordo tra l’azienda NeXT di Steve Jobs con Businessland di David Norman (nella foto con Jobs), all’epoca un rivenditore di computer molto importante, costretto a chiudere tutti i suoi negozi.

È un momento in cui NeXT sta andando di male in peggio, e questo è uno dei punti più bassi nella carriera Jobs.

Businessland era una volta il più grande rivenditore di computer americano. Fondata nel 1982 e con obiettivo il mercato aziendale, alla fine degli anni ’80 aveva più di 100 punti vendita in tutti gli Stati Uniti. Nel 1988, il fatturato aveva superato $1 miliardo.

Nel 1989, Businessland firma un accordo con NeXT. I computer eccessivamente costosi della società di Jobs non erano riusciti a sfondare nel settore scolastico a cui erano destinati inizialmente, e così il target era diventato il mercato aziendale. Stando all’accordo, Businessland ottiene i diritti per vendere 100.000 computer NeXT in tre anni al prezzo di $ 9.995 ciascuno.

Il fondatore di Businessland riteneva che le vendite dei computer NeXT avrebbero superato quelle di Compaq. Il giorno della firma dell’accordo tra NeXT e Businessland, Jobs invitò i dirigenti di Businessland a casa sua per cena per festeggiare. 

Ma, i computer NeXT semplicemente si dimostrarono troppo costosi anche per il settore aziendale. Businessland nel 1990 aveva venduto solo 360 unità. Ancora peggio, aveva speso $10.000 per ogni computer NeXT venduto, a causa di investimenti sbagliati e in pubblicità. Businessland chiude tutti i suoi punti vendita e così ha termine anche l’accordo con Jobs.

Ross Perot Steve JobsA quel tempo, le cose non sarebbero potute andare peggio. Ross Perot (nella foto con Jobs), famoso miliardario e finanziatore della prima ora di NeXT, si dimette dal Consiglio di Amministrazione della società di Jobs dicendo che investire in NeXT è stato il “più grande errore che ho fatto.”

Nel frattempo, gli altri amministratori fuggono dall’azienda come topi che lasciano una nave che affonda. Le disponibilità finanziarie di Steve Jobs si assottigliano sempre più per via dell’andamento di NeXT, e per l’acquisto di un’altra società, la Pixar. 

L’anno seguente, NeXT abbandona il settore hardware del tutto, licenziando molti dipendenti. Jobs sembra sull’orlo del fallimento.

Ma, due anni più tardi, la Pixar produce il suo primo lungometraggio, Toy Story, un film che ha riscuote un enorme successo. Steve Jobs detiene l’80% della Pixar e lancia una IPO che lo trasforma nuovamente in miliardario. Poco più tardi, Jobs vende il sistema operativo NeXT ad Apple, diventando “consulente esterno”. Cinque anni dopo il crollo Businessland, Jobs è di nuovo in gioco, in più si trova saldamente alla guida di Apple.

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