Accadde oggi: Apple rilascia iBook G3 Clamshell, e inaugura la rivoluzione Wi-Fi

21 luglio 1999 L’iBook, il portatile colorato a forma di conchiglia, un ibrido tra l’iMac e il PowerBook, è in vendita e lancia la rivoluzione Wi-Fi.
La nuova scheda di rete AirPort è il componente chiave che per la prima volta permette alle masse di accedere ad internet senza cavi.
Dal punto di vista del design l’iBook è la continuazione “leccabile” dell’ iMac G3. Per via dei vivaci colori traslucidi i nuovi computer consumer Apple venivano paragonati a delle caramelle, e l’iBook aveva anche un design sinuoso, un aspetto gommoso che faceva venire voglia di toccarlo. L’iMac si distingueva per il suo design gelatinoso e biologico, invece l’iBook “a conchiglia” sembrava un po’ una creatura sottomarina.
La linea di continuità con l’iMac veniva sottolineata anche dagli stessi slogan pubblicitari di Apple, che definiva l’iBook un “iMac to go.” Come l’iMac, l’iBook aveva in dotazione il processore PowerPC G3, e il meglio della tecnologia dell’epoca: USB, Ethernet, modem integrato e unità ottica. Sempre come l’iMac, il nuovo portatile consumer era privo di unità floppy disco. Per sfruttare la scheda AirPort, l’iBook includeva uno slot interno personalizzato e antenne integrate. Inoltre, l’iBook è stato il primo Mac ad utilizzare la nuova scheda madre “Unified Logic Board Architecture”, che condensava le funzionalità principali della macchina in due chip, affiancati da AGP e Ultra DMA.
L’iBook includeva alcune funzionalità “rivoluzionarie” per l’epoca, ad esempio il coperchio si chiudeva e rimaneva in posizione senza alcun pulsante di blocco/sblocco, e sollevandolo il computer usciva dallo stop.
L’iBook, che costava $1.599, riscosse immediatamente un grande successo tra gli utenti consumer. Dopo il caos della linea di portatili di Apple per gran parte degli anni 1990 — quando i modelli Performa, Quadra, LC, Power Macintosh e PowerBook erano offerti con una sconcertante serie di opzioni confondendo i nuovi clienti — l’estetica dell’iBook e i prezzi contribuirono a rendere chiaro a chi fosse destinato il nuovo portatile, che divenne un tormentone tra i consumatori al punto che molti rivenditori iniziarono a prendere gli ordini molto prima del suo effettivo lancio sul mercato.
Nel 2001, appena due anni più tardi, il design “leccabile” del primo iBook ha lasciato il posto a quello più serioso ed elegante in policarbonato bianco dell’iBook, ma la versione colorata “a conchiglia” (soprannominata “Sedile del water di Barbie” da alcuni critici dell’epoca) ha rappresentato un computer importante per Apple. Infatti, il suo design si è rivelato un efficace strumento di marketing per Cupertino, perché sebbene l’iBook fosse destinato ad un mercato di nicchia (per quei tempi), Apple ottenne un ritorno di immagine come azienda in grado di produrre computer facili da utilizzare, e contemporaneamente di essere in grado di apportare importanti innovazioni tecnologiche come il Wi-Fi, che verrà poi proposto anche da tutti gli altri produttori di computer.


2 commenti
In un primo tempo acquistai l’iBook blu per l’ufficio, fu un’occasione…. mio fratello prese la versione “verde acido”…. dopo qualche anno mi capito’ l’occasione di acquistare anche quello arancio, da un amico che lo aveva acquistato in america… che poi volle rivendere nel giro di breve per prendere un desktop….
L’iBook “verde acido”, che Apple chiamava “Lime”, era venduto solo su Apple Store online, quindi è particolarmente raro e vale moltissimo dal punto di vista del collezionismo.