Quando Apple osò l’impossibile

Sì, è tutto vero: alla fine degli anni Ottanta era possibile aggiungere un tastierino numerico a un computer portatile. Con il lancio del Macintosh Portable, avvenuto il 20 settembre 1989, Apple propose una macchina che oggi appare quasi fantascientifica per concezione e flessibilità. Il portatile veniva fornito di serie con una tastiera e un trackball, entrambi modulari e intercambiabili, così da poter essere posizionati a sinistra o a destra in base alle preferenze dell’utente, mancino o destrorso che fosse. Ma la vera sorpresa arrivava al momento dell’acquisto di un accessorio opzionale: pagando nuovamente, era possibile ottenere un tastierino numerico che prendeva fisicamente il posto del trackball.

La scelta non era priva di compromessi. Una volta installato il modulo numerico, l’utente era costretto a utilizzare un mouse esterno per il puntamento, rinunciando di fatto alla portabilità “tutto in uno” del sistema. In cambio, però, otteneva l’accesso diretto ai tasti numerici e alle principali operazioni matematiche, una soluzione pensata chiaramente per professionisti e ambiti di calcolo intensivo, in un’epoca in cui i portatili erano ancora strumenti di nicchia.
Smontando il modulo, la scheda elettronica rivela un dettaglio affascinante: la produzione era affidata ad Alps, storico produttore giapponese di tastiere, noto per la qualità dei suoi meccanismi e già legato ad Apple da precedenti operazioni industriali, tra cui l’acquisizione di una divisione dell’azienda di Cupertino avvenuta alcuni anni prima. Ancora più sorprendente è la presenza, sulla scheda, del vecchio logo Apple, un marchio che l’azienda aveva abbandonato già due anni prima sulle schede madri e da molto più tempo su materiali e comunicazione ufficiale.

Nonostante l’ingegnosità della soluzione, l’installazione del tastierino numerico era tutt’altro che semplice. Apple non la destinava agli utenti finali, ma esclusivamente ai rivenditori autorizzati, poiché richiedeva un complesso smontaggio di una parte consistente del computer. Un’operazione tecnica, lunga e delicata, che riflette bene la filosofia del Macintosh Portable: una macchina ambiziosa, pesante, costosa e sperimentale, capace però di anticipare concetti di modularità che, ancora oggi, restano rari nel mondo dei portatili.

Moof! è una rubrica di Spider-Mac in cui trovate brevi pensieri, URL cui andare per documentarvi meglio, un software da scaricare, insomma tante piccole cose che hanno sempre a che fare con il mondo Apple, ma raccontate in un articolo “leggero” che può essere uno spunto di riflessione o di polemica, una provocazione.


1 commenti
Se non ricordo male ALPS è quotatissima anche in ambito HiFi, per via dei potenziometri molto precisi.