Non si tratta di quantità, ma di qualità

Nel settembre del 1983, si sparse la notizia che camion carichi di un misterioso materiale erano partiti da un magazzino Atari in Texas per essere portati in New Mexico e essere sepolti in una discarica. Si speculò a lungo su questa vicenda, e alla fine si venne a sapere che gran parte di questo “misterioso materiale” erano copie del gioco basato sul film ET prodotto da Atari, che era andato invenduto. Per molti, questo evento segna la morte della prima generazione di console per videogiochi e l’inizio di un periodo buio che durerà fino all’ingresso di Nintendo nel mercato pochi anni dopo.
Che cosa ha portato a questa serie sfortunata di eventi? Semplice. Non c’era stato il controllo di qualità dell’ecosistema Atari 2600. Chiunque poteva creare un contenuto per un dispositivo che nessuno voleva, e veniva autorizzato lo sviluppo di giochi che non avevano alcuna speranza di vendere.
Questa lunga premessa porta all’argomento più attuale della guerra dei numeri dei vari app store per smartphone. Sicuramente, Apple ha il più vasto catalogo di applicazioni e si appresta a festeggiare i 25 miliardi di download.
Ma il punto è: i numeri, alla fine, non sono importanti, è la qualità e il valore delle applicazioni a fare la differenza. È una lezione che Atari ha insegnato al mondo intero, e che molti sembrano aver dimenticato.

Ma la qualità non è l’unico aspetto importante. Bisogna essere sicuri che il prodotto che si sta vendendo all’utente sia adeguato. L’anno scorso, un amico che utilizza il Samsung Galaxy S ha cercato sull’Android Market (l’App Store di Google) la parola “ebreo” per trovare una app calendario-ebraico. Quello che ha trovato è stato un numero di applicazioni a tema nazista. Non importa il proprio punto di vista sulla libertà di espressione, penso che un termine di ricerca collegato alla religione non dovrebbe riportare a contenuti che incitano all’odio.
Per dovere di cronaca, dopo la segnalazione del mio amico, Google ha ritirato tutto il materiale offensivo perchè il regolamento che disciplina il suo negozio online vieta di pubblicare contenuti atti a “promuovere l’odio o l’incitamento alla violenza”.
La differenza fondamentale è che questo tipo di materiale è molto meno probabile che si possa trovare nell’App Store di Apple, e poi rimosso dietro segnalazione.

Apple è perfetta? No. Qualsiasi attività svolta da esseri umani non può essere che imperfetta per definizione. App che non dovrebbero essere autorizzate vengono approvate, e quelle a cui dovrebbe essere concesso il nulla osta vengono rifiutate in un primo momento.
L’App Store è di proprietà privata. Apple può mettere ciò che vuole sul suo negozio virtuale o rimuovere quello che desidera, e non può essere sollevata alcuna argomentazione giuridica su questo. Apple è come una scuola religiosa che sceglie di insegnare il creazionismo accanto all’evoluzionismo. Potrebbero non piacere queste cose, e, naturalmente, si ha il diritto di non frequentare tali istituzioni e app store…
È bello avere una piattaforma con un contenuto. Una piattaforma che manca di un contenuto vario e interessante è destinato a fallire. Ma, anche per tornare alla questione delle console giochi, nel post-Atari 2600 la maggior parte di produttori non hanno lasciato che chiunque potesse realizzare videogame per le loro console. Gli sviluppatori terzi hanno avuto bisogno di ottenere un’approvazione per i loro giochi. Era un modo per assicurarsi che non ci sarebbe stato un eccesso di mediocrità che potesse uccidere la piattaforma.
È un peccato che le app di alcuni sviluppatori approvate in un primo momento sono state successivamente rimosse o che alcuni hanno avuto difficoltà per ottenere il nulla osta. Ma Apple ha dimostrato una grande flessibilità con il processo di approvazione dell’App Store fin dall’inizio. Nel lungo periodo, il mercato sarà d’accordo e sostenrrà la politica di Cupertino.


9 commenti
Concordo sul fatto che l’App Store è di Apple, e che quindi ha il diritto, e la responsabilità, di stabilire quali app approvare per preservare anche la sua immagine.
Ma è inaccettabile che l’App Store sia l’unico negozio virtuale per gli utenti iOS. In questo modo, Apple è anche l’arbitro di ciò che l’utente può acquistare e installare.
Per i dispositivi Android ci sono diversi store tra cui scegliere, e Apple dovrebbe seguire l’esempio di Google che permette anche a terzi di aprire propri app store.
@Power in Android è pieno di app maligne, app non funzionanti, app oscene. In Android non viene effettuata una review delle app, vengono pubblicate nel momento stesso in cui gli passi l’apk.
Decisamente meglio Apple.
Apple consnete a chiunque di far girare le proprie app su iOS senza dover richiedere l’approvazione con le Web apps, una opzione spesso trascurata o ignorata.
@ Daniele – g8production: la questione è che l’utente deve essere libero di scegliere. Vuoi le app “certificate Apple”, allora vai su App Store. Preferisci quelle “non certificate”, allora vai sull’appstore di Amazon.
Apple non si può arrogare il diritto di stabilire che cosa un utente di iPhone o iPad può comprare o meno.
@Power Geek – apple infatti non si arroga nessun diritto, tu utente sei al corrente del fatto che segue una politica ben precisa e sei LIBERO di accettarla e diventare utente iphone e ipad usando solo l’appstore oppure diventi utente dei dispositivi android e fai come ti pare. Apple non obbliga nessuno, lei dice: io sono così, se mi vuoi mi prendi altrimenti sti gran c$%£@. La tua è un’illazione Geek, non un’opinione, perché noi siamo tutti liberi di comprare qualsiasi prodotto vogliamo e seguire qualsiasi store o sistema operativo, dalla tua ultima frase invece si capisce che gli utenti sono costretti o obbligati dalla apple, cosa che in realtà è ben diversa.
bello l’articolo di stefano.lo approvo in pieno
Bell’articolo.
Davvero ottimo articolo
se compri un prodotto Apple stai alle regole, punto e basta, e difatti le cose funzionano perfettamente!
che senso ha avere un market intasato di app malfunzionanti, malware o peggio per avere in cambio la libertà di pubblicare app senza controlli? che senso ha?
@ Power Geek
Come ha detto Stefano, ” Apple è come una scuola religiosa che sceglie di insegnare il creazionismo accanto all’evoluzionismo. Potrebbero non piacere queste cose, e, naturalmente, si ha il diritto di non frequentare tali istituzioni e app store… ”
Se non hai un buon rapporto con la lingua italiana, basta chiedere. Mo’ te lo spiego in dialetto:
” se ti conviene è bene, altrimenti scegli altri. Cosa mai gliene puó fregare ad Apple ( e a noi ) di quello che piace a te? ”
Apple non deve seguire ne l’esempio di Google e ne le str****te che dici tu. Non abbiamo bisogno delle tue lezioni.
A me android non piace ma, non per questo mi metto a criticarlo ( a meno che mi fanno incazzare, come fai tu ).