Ahi ahi ahi… l’antitrust indaga su Apple Music, e i funzionari sono gli stessi del caso eBook

Il Financial Times riporta che l’antitrust americano sta indagando su Apple Music, il servizio di streaming musicale annunciato lunedì scorso durante il Keynote del WWDC 2015, e che sarà disponibile il 30 giugno in 100 Paesi.
Ma, le cattive notizie non finisco qui, infatti i funzionari dell’antitrust americano incaricati di valutare la correttezza degli accordi raggiunti da Apple con le varie etichette discografiche, sono i procuratori generali di New York e del Connecticut, cioè gli stessi che indagarono sui contratti tra Cupertino e le case editrici per i prezzi degli eBook, indagine che costò all’azienda diretta da Tim Cook un patteggiamento e una multa da $450 milioni.
In particolare, i due procuratori devono scoprire se Apple abbia cercato di influenzare le major discografiche per ottenere vantaggi competitivi rispetto agli altri servizi di musica in streaming, come Spotify.
La notizia che l’inchiesta è in corso è arrivata dalla pubblicazione di una lettera che Universal Music Group ha indirizzato al procuratore di New York, Eric Schneiderman: “Siamo lieti di aver fornito ai procuratori generali informazioni a dimostrazione della condotta. È nostra impressione che, date queste informazioni, i procuratori generali non hanno più intenzione di condurre ulteriori indagini su UMG a questo proposito”.
Dalla procura generale di New York è arrivata anche la conferma che la lettera di UMG “è parte di un’indagine sulla musica in streaming, un settore in cui la concorrenza ha recentemente portato a nuovi e diversi modi per i consumatori di ascoltare la musica”.Da
Apple ha preferito non commentare la notizia.


3 commenti
mah.. consideriamo che apple è sotto costante controllo di tutti i paesi e chissà cosa ancora… non credo ci sia sotto qualcosa se poi la multa una volta gli è già arrivata (anche se su 180 miliardi di liquidità stimata 450 milioni di dollari è come per una multa da 50 cent). chi vivrà vedrà dicevano una volta
…eventuali “accordi” sono inevitabili. Figuriamoci se non trovano qualcosa.
Si vede che vogliono fare un processo alle intenzioni.