Spotify chiede scusa per la nuova invadente politica sulla privacy

Gli utenti Spotify sono rimasti letteralmente sconvolti per i nuovi termini della politica sulla privacy che da questa settimana consentono all’applicazione di raccogliere informazioni memorizzate sul dispositivo mobile, come contatti, foto, file multimediali, dati del GPS per conoscere la posizione dell’utente, e perfino accedere all’audio delle telefonate (al momento di pubblicare l’articolo, in Italia l’informativa sulla privacy è ancora ferma a quella del 2013).
Naturalmente, Spotify può accedere a tutte queste informazioni solo dopo che l’utente avrà dato il suo consenso, che però ha solo due alternative: 1) accettare le nuove condizioni, scegliendo eventualmente di non condividere le proprie informazioni con terze parti; 2) rinunciare ad utilizzare il servizio.
L’ondata di indignazione che si è scatenata su Internet ha costretto Daniel Ek, CEO di Spotify, a spiegare perché una applicazione di streaming musicale ha bisogno di tutte queste informazioni, ed ha pubblicato un lungo articolo sul blog dell’azienda intitolato Sorry:
Foto: Ci impegniamo a non accedere alle foto senza autorizzazione esplicita e non effettueremo mai la scansione o importeremo la vostra libreria di foto o il rullino fotografico. Se ci date il permesso di accedere alle foto, utilizzeremo o accederemo alle immagini che si sceglie specificamente di condividere. Queste foto saranno utilizzate solo con la modalità che avete scelto – per creare copertine personalizzate per una playlist o per cambiare l’immagine del profilo, per esempio.
Localizzazione: Non raccoglieremo o utilizzeremo la posizione del dispositivo mobile senza il vostro esplicito consenso. Vorremmo utilizzare questi dati per personalizzare le raccomandazioni o per tenervi aggiornati sulla musica trend nella vostra zona. E se si sceglie di condividere le informazioni sulla posizione, ma poi cambiate idea, avrete sempre la possibilità di interrompere la condivisione.
Voce: Non accederemo mai al microfono del dispositivo senza il vostro permesso. A molte persone piace usare Spotify con le mani libere, e realizzeremo comandi vocali in future versioni del prodotto che vi permetteranno di saltare le tracce, o mettere in pausa, o comunque navigare tra i menu dell’applicazione. Avrete sempre la possibilità di disattivare i controlli vocali.
Contatti: Non effettueremo mai la scansione o l’importazione dei contatti senza il vostro permesso. Spotify è una piattaforma social e molte persone amano condividere playlist e musica che scoprono con i loro amici. In futuro, potremmo voler dare la possibilità di trovare i vostri amici su Spotify.
Condivisione: La Politica sulla Privacy Policy menziona anche gli inserzionisti, i titolari dei diritti e delle reti mobili. Non è un novità. Per quanto riguarda le reti mobili, alcuni abbonati Spotify si iscrivono attraverso il loro gestore di telefonia mobile, il che significa che alcune informazioni vengono condivise con loro per necessità. Condividiamo anche alcuni dati con i nostri partner che ci aiutano con marketing e pubblicità, ma questa informazione è anonima – le informazioni personali non vengono condivise con loro.
Le scuse e la spiegazione fornita sono sufficienti per convincervi a restare con Spotify, o passerete ad un nuovo servizio di streaming? Fatemi sapere nei commenti.


10 commenti
Spotify sta facendo la stessa cosa di Google: in cambio di un servizio gratuito, vuole i dati personali da vendere a terzi per la pubblicità. Nessuno regala niente per niente.
Questo ragionamento mi sta anche bene per gli account gratuiti, ma Spotify sta prendendo un abbaglio perché sta riservando lo stesso trattamento anche agli abbonati Premium paganti.
La prima defezione importante c’è già stata: si è cancellato dalla piattaforma l’ideatore del videogioco Minecraft.
Un motivo in più per passare a Apple Music…
Aveva ragione Tim Cook: il prodotto è l’utente!
ho cancellato spotify da iMac, iPhone e iPad e tanti saluti alle finte richieste di permesso per accedere ai miei dati personali
non ci crede nessuno a queste scuse
ma perché non si mette in piedi un accordo tra le case produttrici di software per bandire definitivamente queste cose e lasciare l’utente alla propria vita tranquilla?
bah!
ciao a tutti
Gian Luigi
A questo punto mi piacerebbe molto cancellare completamente il mio account su Spotofy… se solo riuscissi a capire come si fa… aiuto… 😉
Spotify si è rivelata: un concorrente di Google.
Probilmente, visto il pericolo Apple, Daniel ha giocato a “o la và o la spacca”.
Aggiungo: Ma quale “Sorry”?!? Ma quali scuse?!? Chi si scusa smette subito di operare ciò per cui si è scusato!
Ben detto !!!