Ho fatto bene a passare ad Apple Music: Spotify utilizza i dati degli utenti per spam pubblicitario

Non c’è niente di più odioso di dire “l’avevo detto” ma questa volta è proprio il caso di scriverlo a caratteri cubitali.
Alla fine di agosto, Spotify ha modificato la sua politica sulla privacy, che unanimemente è stata considerata invadente. Infatti una volta accettati i nuovi termini d’utilizzo, l’applicazione raccogliere informazioni memorizzate sul dispositivo mobile, come contatti, foto, file multimediali, dati del GPS per conoscere la posizione dell’utente, e perfino accedere all’audio delle telefonate (al momento di pubblicare l’articolo, in Italia l’informativa sulla privacy è ancora ferma a quella del 2013).
All’ondata di indignazione che si è scatenata, Spotify ha risposto spiegando che tutte queste informazioni servono solo per migliorare il servizio. Francamente non ci ho creduto, e il sospetto che l’azienda svedese desiderasse solo creare profili di utenti ben dettagliati a fini pubblicitari mi ha spinto a disdire l’abbonamento premium, cancellare – non senza difficoltà – il mio profilo, e passare ad Apple Music (Perché ho smesso di utilizzare Spotify, e come cancellare il proprio profilo).
Nel fine settimana è arrivata la conferma del mio sospetto: Spotify ha contattato direttamente gli utenti del Regno Unito inviando una e-mail con materiale pubblicitario del gruppo musicale Foo Fighters:
“Hai ricevuto questa offerta esclusiva per email perché sei uno dei migliori ascoltatori Spotify dei Foo Fighters. Questo fine settimana, i Foo Fighters suoneranno al National Bowl di Milton Keynes e Spotify vuole invitare i migliori ascoltatori allo spettacolo. Spotify e Foo Fighters stanno contattando i più grandi fan su Spotify per un’offerta esclusiva per vincere biglietti e oggetti in edizione limitata dalla band”.
Il fatto che la e-mail è stata inviata da Spotify e non da terze parti è particolarmente significativo.
Come ho già scritto in un precedente articolo, magari Apple Music non è nettamente superiore a Spotify, sicuramente non è inferiore, ma ha una politica sulla privacy accettabile, e costa uguale.


25 commenti
Perdonami, ma non comprendo molto il tuo sdegno.
Spotify basa parte della sua scarsa capacità di monetizzazione sulla pubblicità, cosa c’é di male se ti profila per fornirti pubblicità mirata ai tuoi gusti?
Le leggi sulla privacy non sono perfette, ma ci sono e sono anche abbastanza restrittive in Europa, se entro queste leggi migliorano la loro capacità di proporti dei beni, aumentando la probabilità che tu voglia comprare qualcosa, è forse un problema? Sei tu a decidere se spendere o meno.
Capisco se vendesse le tue informazioni, sarebbe una politica fastidiosa, ti do ragione, ma non è così, le usa per se stessa!
Nel Regno Unito hanno inviato una email? Buon per loro.
Non conosco le leggi lì, ma se lo avessero fatto in Italia in calce all’email per legge ci deve essere indicato il modo di disiscriversi, ne ricevi una, segui la procedura, fine dei giochi.
Sinceramente non comprendo questa viscerale guerra alla segmentazione, preferisci continuare a ricevere pubblicità orizzontali come in TV, dove al 70% sono rivolti alle donne perché statisticamente sono più propense a spendere?
Io no, trovo più fastidioso il re-marketing di Amazon sinceramente (quando vedi un articolo e poi ti bombardano con lo stesso in ogni banner presente su internet), o mi rammarico che spesso gli algoritmi di costruzione del segmento siano scadenti e quindi non azzecchino molto le mie preferenze.
Giuro, non comprendo davvero questo comportamento, la pubblicità è un modo per sostenersi, è come se io usassi AdBlock sul tuo sito perché mi proponi pubblicità!
E poi che fai? Scrivi per la gloria?
Premesso che se non accetti le nuove condizioni, incluso quello di ricevere e-mail commerciali, non puoi utilizzare Spotify, avresti perfettamente ragione se la nuova politica sulla privacy fosse applicata solo agli account gratuiti, ma invece coinvolge anche gli utenti premium (a pagamento) come lo ero io, e al momento Spotify ha più utenti paganti di Apple Music, quindi sicuramente non ha “scarsa capacità di monetizzazione”.
È un po’ come se per leggere questo blog ci fossero due modalità: una gratuita con le pubblicità, ed una a pagamento con le pubblicità…
Fortunatamente, Spotify non è in monopolio e il mercato offre alternative migliori.
A me non da fastidio, anche perché l’email è il mezzo di comunicazione più ridicolo del mondo, gli metto in blacklist l’indirizzo commerciale e fine dei giochi.
Se a te disturba però comprendo lo switch!
Riguardo alla monetizzazione è un discorso che non mi sento di affrontare seriamente, secondo la stampa ufficiale negli ultimi mesi Spotify sta passando un periodo nero, con le major che vogliono più soldi o politiche più restrittive.
Dovrei cercare i numeri ufficiali per smentirti o confermare quanto dici e non credo valga la pena nonostante la curiosità.
Condivido il pensiero di noone. A me qualche tempo fa Spotify ha segnalato un concerto di Mannarino nella mia città e siccome non lo sapevo la cosa mi ha fatto piacere.
Come giustamente ha evidenziato l’Uomo Ragno, con le nuove condizioni di Spotify non puoi scegliere se ricevere o meno le pubblicità. Con Apple Music, invece, sei libero di iscriverti a Connect e ricevere tutte le informazioni sui tuoi cantanti e gruppi.
Spotify sta pericolosamente seguendo le orme di Google, ti fa credere che utilizzi un prodotto, invece il prodotto sei tu.
Nessuno offre nulla gratis. Gratis è una parolaccia che dovrebbe essere rimossa dal vocabolario perché fuorviante in qualunque contesto venga usata.
Google eroga servizi a pagamento, solo che anziché chiederti soldi, chiede informazioni e fino a quando i suoi servizi saranno di qualità (esatto NON uso Android, il grande neo di BigG assieme a G+) e rispettano la mia privacy (il che non vuol dire non profilarmi, ma bensì non usare i dati primitivi), io pago volentieri.
Immagina che è come PornHub che vuole creare i titscoin (perdona l’esempio un po’ volgare), ma il concetto è lo stesso, una moneta di scambio bizzarra, che se però trova un mercato è efficace al pari dei soldi.
Puoi fare il teorico della cospirazione e cercare tutti i sistemi per evitare di essere profilato, risultare invisibile, ma questo comporterà la rinuncia a molti servizi comodi e soprattutto ti consiglio di spegnere il computer, perché come è noto, nel 90% dei casi è l’incuria dell’utente il più grande leak alla sua vita personale.
Credo che l’Uomo Ragno stesse parlando di account a pagamento, non del servizio free.
Non fare il grossolano errore di comparare le esigenze di Apple Music con quelle di Spotify. Apple può guadagnare zero da ogni canzone venduta e comunque trarre vantaggio dal portare avanti il progetto, fosse anche solo per mantenersi forte nel mercato musicale.
Spotify vive di quello, deve monetizzare in ogni modo possibile, altrimenti muore, il suo problema è che non riesce al momento ad accontentare nessuno, gli utenti la deprecano per queste sue politiche aggressive di monetizzazione, le major si arrabbiano perché tirano troppo sul prezzo.
Come ho detto non mi disturba la sua pubblicità, premium o meno, giudico il servizio buono, anzi li critico per aver adottato politiche wannabe-apple, dovrebbero cercare di differenziarsi e consolidare così la loro identità.
Apple Music sarebbe altrettanto buono e probabilmente avrei fatto lo switch anche solo per la pigrizia di non scaricare un client, ma mi ha troppo indispettito il fatto che ha rovinato l’usabilità di tutto ciò che ha toccato. Inoltre la feature più blasonata, parlo delle playlist suggerite, come al solito funzionano solo se usate con preferenze mainstream, altrimenti le sue proposte sono ridicole. Questa è stata quanto meno la mia esperienza.
Spotify è una multinazionale miliardaria e i suoi soci multimilionari semplicemente si sono riuniti attorno ad un tavolo ed hanno deciso che per raddoppiare i loro personali profitti dovevano “indicizzare” gli utenti. Tutto il resto è aria fritta.
Ero molto preoccupato del fatto che potessero registrare le chiamate ed ho trovato questo:
https://news.spotify.com/int/2015/09/03/24625/
Credo aiuti a fare chiarezza.
In pratica Spotify asserisce che non accederà a nessuno dei dati presenti sul proprio dispositivo senza il consenso dell’utente – e ci mancava pure che fosse il contrario – poi però se non dai il consenso non puoi utilizzare il servizio, e questo vale per gli account gratuiti e per quelli premium. Applausi.
Come ho già detto, per me il fatto che profilino tutti indistintamente è perfettamente comprensibile e lecito, è il loro modello di vendita che può piacerti (lo usi) o può non piacerti (non lo usi).
Riguardo all’uso che fanno dei dati invece qui c’é un allarmismo forse non immotivato, ma sicuramente distorto da una lettura sommaria delle condizioni e dal fatto che non si considerano le leggi vigenti.
I dati di cui loro fanno lo scan:
1) Quelli con cui ti registri: ma va?
2) Tracciano l’IP, cosa che fanno tutti per garantire la sicurezza da hack.
3) Musica ascoltata: vorrei ben dire.
4) Informazioni necessarie all’uso di spotify: tipo di os usato e simili.
5) La tua locazione specifica: solo se la possibilità è abilitata nel dispositivo.
6) Le tue foto: solo quelle che TU condividi, come ogni altra app che faccia uso di foto.
7) I tuoi contatti: solo se sei TU a chiederlo e unicamente per trovare amici che usano spotify o invitare altri a farlo.
8) Accesso al microfono; solo se sei TU a chiederlo e solo per comandare via voice l’app.
Come specificato loro non condividono le tue informazioni, a meno che non sia implicito nell’uso che fai (usi l’account Facebook per condividere quello che ascolti).
A questo punto se il problema è le informazioni collezionate, scatta la normativa Europea che è abbastanza restrittiva a riguardo, proprio perché a noi del vecchio continente la privacy “ce piace”.
Inoltre ti dicono che le informazioni ricadono in 2 categorie: quelle CHE DEVI CONDIVIDERE perché fanno parte del servizio e quelle CHE PUOI CONDIVIDERE se vuoi attivare specifiche funzionalità.
La categoria 1 per definizione è obbligatoria per accedere al servizio, la seconda no.
Alla luce di questo, se la tua critica è “spotify mi profila anche se sono premium”, seri libero di non usarlo, se la tua critica è “se voglio usare spotify devo farmi spiare e chissà poi a chi vendono il nome del mio cane”, questa è diffamazione, perché non vero e il contratto lo specifica chiaramente.
Sia chiaro che non sono fan di Spotify, ma le cose che si sono dette in questi commenti sono sommarie come i cartelloni che girano su Facebook, ci sono dei documenti, vanno letti e a quel punto si può costruire una critica. Se hai paura che tutti facciano di nascosto cose che non dichiarano nel contratto, non potresti fidarti di nessuno, Apple, Google, Adobe, NESSUNO!
We will never gather or use your specific device location without first getting your explicit permission.
Guarda che hai interpretato o tradotto male le condizioni: Spotify accede ai dati solo se tu accetti di condividerli, e se non clicchi sul pulsante Accetto non accedi al servizio. E francamente le informazioni personali che vogliono da me sono un po’ troppe per ascoltare un po’ di musica in streaming.
Ma poi, prima si scusano per la nuova politica sulla privacy, quindi assicurano che non ti scansionano i dati per fini commerciali e infine ti mandano la pubblicità via email in base ai tuoi gusti e preferenze! E questo Apple non lo fa.
Sono contento di essere passato ad Apple Music.
Stando a quello che spiega Spotify hai due possibilità:
1) accetti le loro condizioni;
2) non accetti e non usi il servizio.
Una volta accettato, si prendono i dati che vogliono e fanno quello che vogliono, l’unica cosa che puoi fare è scegliere che le tue informazioni non siano condivise con aziende terze. Il che va bene per l’account gratuito, ma dovendo spendere 10€/mese preferisco non essere indicizzato e l’unica alternativa è Apple Music.
Questa è una falsità, perché il documento sulla privacy spiega esattamente quello che fanno e questo che dici è invenzione pura e semplice.
Per i più pigri ho pure fornito una sommaria e scherzosa traduzione di quello che fanno.
I punti OBBLIGATORI per cui o accetti o non usi il servizio sono i primi 4, gli altri 4 sono opzionali e non vincolanti, infatti poco più avanti nella spiegazione dice che potranno essere modificati in un secondo momento nel caso si vogliano utilizzare i servizi specifici.
La frase incriminata “We will never gather or use your specific device location without first getting your explicit permission.” vuol dire “Noi non collezioneremo o useremo la tua posizione specifica senza che prima tu abbia fornito esplicito consenso”.
Questo significa che se sul tuo iPhone non fornisci a spotify la posibilità di geolocalizzarti dalle preferenze, lui non ti permetterà di usare le funzionalità basate sul dove ti trovi, ma questo non preclude l’uso del servizio, perché si trova nel secondo gruppo.
Ripeto, se non vuoi la pubblicità, non ti piace la loro politica, usa Apple Music, non sto cercando di convincerti che dovresti usare spotify, ma sto dicendo che le motivazioni che porti avanti inerenti alla privacy, SONO TOTALMENTE INVENTATE.
Apple profila GLI STESSI DATI, perché loro nei loro database hanno tutti i dati che hai fornito in fase di registrazione del AppleAccount. Tracciano il tuo IP per prevenire l’hacking e profilano la musica che ascolti, altrimenti non potrebbero fornirti le playlist consigliate.
L’unica differenza è che Apple non ti invia pubblicità (per ora).
@ noone: guarda che l’articolo è molto chiaro. Una volta che condividi le tue informazioni e gusti, Spotify le utilizza per mandarti le pubblicità via email come quella del concorso a premi per vincere i biglietti del concerto dei Foo Fighters. Poi domani riceverai l’email della pubblicità delle cover per iPhone con il retro firmato dai Foo Fighters, quindi quella dell’asciugamano esclusivo con le foto dei Foo Fighters e così via.
Quando mai Apple ha fatto una cosa del genere?
Ma la cosa più grave, come evidenziato nell’articolo, è che l’email pubblicitaria sul concorso a premi dei Foo Fighters l’ha inviata Spotify, non una azienda terza quindi non hai nessuna possibilità di non ricevere spam.
@Fabio La nuova normativa alla privacy serve proprio a “tranquillizzarti” del fatto che saranno LORO a usare queste informazioni e non società terze. Sarebbe un panorama molto più spaventoso se vendessero i tuoi dati perché persone terze ti contattino.
@ noone: guarda che Spotify ti dice che la nuova normativa sulla privacy serve per migliorare il servizio, ma è una bugia colossale perché in realtà l’unica cosa che migliorano è la pubblicità sapendo i tuoi gusti. E questo non è accettabile soprattutto per chi ha l’account premium a pagamento. Neanche Google si è spinta a tanto, almeno i suoi servizi sono gratuiti.
Quanto dici è verissimo, lungi da me sostenere il contrario.
Ho detto che a me non da fastidio e non ho accusato Apple di farlo, il “per ora”, voleva essere provocatorio, visto che è successo tante volte che Apple tornasse sui propri passi, ma nulla di più.
Se leggi i miei post, io ho “attaccato” le persone che sostengono cose inesatte riguardo a quello che spotify prende da te e l’uso che fa di queste informazioni.
La parola PROFILARE indica proprio questa pratica e su questo non ci piove, hanno cambiato la loro privacy per poterti inviare email commerciali.
Per quanto mi riguarda spotify si può impiccare all’albero più alto. Fine
Strano, ho inserito un commento ma non lo trovo più…
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Molto strano. Dal link che hai inserito vedo il commento mentre caricando la pagina normalmente no. Ad ogni modo grazie.