Antitrust e-book: Apple condannata anche dalla Corte Suprema a pagare $450 milioni di multa
La Corte Suprema, il massimo organismo di giudizio americano, ha deciso di non credere nella buona fede di Apple, confermando la sanzione di $450 milioni per aver creato un cartello con i principali editori per mantenere alti i prezzi degli e-book ai danni di Amazon.
Nel 2010, prima dell’arrivo dell’iPad sul mercato, gli editori erano fortemente contrariati dalla politica di Amazon, che grazie all’enorme popolarità del Kindle dominava il mercato dei libri digitali, e quindi poteva imporre prezzi molto bassi per gli e-book. Quando Steve Jobs presentò l’iPad, decise che era meglio lasciare il controllo dei prezzi alle case editrici in cambio di una percentuale.
Nel 2012, il Dipartimento della Giustizia americano aveva accusato Apple di aver violato le Leggi antitrust concordando con le case editrici aumenti per i nuovi libri digitali oltre il prezzo base di $9,99 stabilito da Amazon. Mentre gli editori coinvolti – Hachette, Macmillan, HarperCollins, Simon & Schuster e Penguin – avevano preferito raggiungere un accordo extragiudiziale, Apple aveva negato qualunque comportamento sleale ed era andata a processo, perdendo sia in primo grado, sia in appello, e poi ricorrendo alla Corte Suprema.
Cupertino ha sempre sostenuto che l’accordo raggiunto con gli editori in realtà sosteneva la concorrenza: “Il lancio della piattaforma iBookstore per consentire a decine di milioni di consumatori di comprare e leggere libri digitali rafforza drammaticamente la concorrenza su questo mercato, avvantaggiando autori, editori e lettori. Dopo l’ingresso di Apple è aumentata la pubblicazione di libri, sono calati in generale i prezzi e una nuova società ha cominciato ad agire su un mercato prima dominato da una singola azienda. Se un’azienda entra e erode un monopolio questa dovrebbe essere applaudita, indipendentemente dal fatto che i prezzi in precedenza fossero artificialmente bassi o alti”.
Tuttavia, il giudice Debra Ann Livingston della Corte d’appello di New York aveva respinto le argomentazioni di Apple sostenendo che: “La concorrenza non viene servita se a un’azienda che entra su un mercato è permesso di eliminare la concorrenza sui prezzi come condizione dell’ingresso stesso, e non può confortare i consumatori il fatto di aver guadagnato un altro venditore se il costo è lasciare nelle mani di un cartello di editori di libri il controllo su tutti i prezzi degli e-book”. Argomentazioni fatte proprie anche dalla Corte Suprema.



1 commenti
Inutile dare le perle ai porci.