Xiaomi annuncia gli AirDots, i cloni degli AirPods, che costano €25

7 novembre 2018 ore 10:05 | di | 5 commenti

AirDots

La simpaticissima azienda cinese Xiaomi, il cui CEO oltre a clonare pedissequamente gli iPhone e gli altri prodotti Apple, è stato in grado anche di copiare l’abbigliamento di Steve Jobs e il suo stile nell’organizzare gli Special Event, ha annunciato un paio di auricolari wireless che ricordano molto gli AirPods, ma che costano poco più di €25.

Nello stile dell’azienda, il nome scelto AirDots è volutamente molto somigliante agli AirPods, soprattutto quando si pronuncia, nel tentativo maldestro di confondere il consumatore.

Per quanto riguarda le funzionalità, sono molto simili a quelle degli auricolari wireless di Apple, inclusi i controlli tap e la custodia di ricarica. A differenza di AirPods, tuttavia, gli AirDots hanno inserti in silicone che secondo Xiaomi dovrebbero consentire un migliore isolamento acustico, e sono compatibili con lo standard Bluetooth 5.0.

Gli AirDots costano 199 yuan (circa €25), ma dal momento che nel campo della riproduzione musicale vale il detto “più spendi, meglio senti”, è altamente improbabile che la qualità audio degli AirDots possa minimamente essere vicina a quella degli AirPods, senza poi parlare dell’affidabilità.

AirDots Xiaomi

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Argomento: Varie dalla Rete

Commenti (5)

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  1. Manolo ha detto:

    Perché non ti informi sul costo industriale degli airpods e lo pubblichi ?

  2. Tonino ha detto:

    Io mi ricordo che, quando ascoltavo le musicassette nel walkman Sony (lo so, parliamo di qualche annetto fa), con le cuffiette in dotazione (piccole, comode e in varie colorazioni), ci sembrava di aver raggiunto il massimo della qualità. Ora, questi auricolari, quanto peggio si possono sentire rispetto alla cuffiette di circa trent’anni fa? Io credo che la qualità sia accettabile, soprattutto se pensiamo che gli AirPods costano sei/dieci volte di più. E poi non scordiamoci che ascoltiamo musica peggiorata già all’origine, trasformando un files audio in mp3 (peggiorandolo), e poi pretendiamo di spendere una barca di soldi (AirPods) per migliorare un suono peggiorato all’origine. Allora forse la qualità audio delle musicassette era migliore degli mp3, per cui le cuffiette economiche colorate erano sufficienti per un ascolto dignitoso.

    Conclusione: non voglio tornare ad usare il walkman, ma credo che questo tipo di auricolari sia il giusto compromesso ai costosi AirPods. Se poi uno vuole la qualità (quella vera), non la si può certo pretendere dagli mp3. Da musicista e ascoltatore di musica, sento molto la differenza tra un files audio non compresso e uno compresso (mp3): manca di corposità, stridente, a volumi un po’ più alti distorce. Chi non sente queste differenze, sono i giovanissimi, e che la prima cosa che hanno ascoltato, sono gli mp3, non avendo quindi mai avuto la fortuna di sentire un LP o CD. Poi ci sono quelli che, questa fortuna l’hanno avuta, ma se ne sono scordati, adeguandosi al nuovo (e al peggio) che avanza. Tra l’altro non sono stato mai affascinato da questi corpi estranei che uno si infila nelle orecchie (anche poco igienico dal mio punto di vista). Questo è il mio pensiero.

    • Emperor Zurg ha detto:

      Tonino ne è passata di acqua sotto i ponti da quando c’erano le musicassette, e gli MP3. Adesso ci sono gli AAC in alta qualità e la differenza audio si sente a seconda delle cuffiette che usi, e gli AirPods sono considerati i migliori auricolari sul mercato. In più, gli AirPods sono wireless ed hanno una custodia che funge da caricabatteria, paragonarli alla cuffiette del walkman è come dire non c’è differenza tra un TV in bianco e nero ed uno a colori, tanto i film si vedono lo stesso.

      • Tonino ha detto:

        Certo Emperor Zurg, ci mancherebbe altro. Le musicassette sono roba d’altri tempi. Contestatavo solo il peggioramento della musica in mp3 (aac non è altro che una versione migliorata dell’mp3) e gli airpods che, per quanto si possano sentire bene, non ne condivido né il prezzo e né l’usabità (altra ferraglia da ricaricare). Ci sono delle tecnologie nelle quali ci siamo migliorati, ma non nella musica.

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