Huawei accusata di spionaggio e furto negli Stati Uniti
Come anticipato dal Wall Street Journal a metà mese, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha concluso le sue indagini penali nei confronti di Huawei, ed ha formalizzato le accuse, che vanno dallo spionaggio al furto, nei confronti di alcuni dirigenti inclusa la potentissima Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei e CFO dell’azienda.
L’inchiesta è nata in seguito ad una serie di cause civili che hanno visto contrapposte Huawei ed altre aziende che operano sul territorio americano. In particolare, ha attirato l’attenzione dei procuratori federali la causa intentata dall’operatore telefonico T-Mobile, che ha accusato Huawei di aver violato l’accordo di riservatezza e perfino rubato un componente del robot “Tappy” utilizzato per testare gli smartphone.
Un altra accusa riguarda il mancato rispetto dell’embargo nei confronti dell’Iran, avendo un funzionario Huawei continuato a lavorare con le banche iraniane.
Già con l’amministrazione Obama, Huawei è diventato un osservato speciale. Le preoccupazioni degli americani sono aumentate quando, nel 2017, il Governo di Pechino ha approvato una Legge che obbliga individui e aziende a collaborare con i servizi di spionaggio governativi.
In più, a destare non poche preoccupazioni da parte di molti Paesi è il “curriculum” del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, che è stato responsabile del battaglione del genio civile dell’Esercito cinese (che si occupa tra l’altro anche di telecomunicazioni), e ha anche potenti legami con il Partito Comunista.
Recentemente è stato arrestato in Polonia un alto funzionario Huawei accusato di essere una spia del Governo di Pechino.
In Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e India, i rispettivi servizi segreti hanno avvisato che Huawei rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale, e i vari gestori telefonici hanno rinunciato ad utilizzare le infrastrutture 5G cinesi, arrivando in alcuni casi a smantellare anche quelle 3G e 4G esistenti.
A novembre dello scorso anno, il Wall Street Journal a rivelato che l’amministrazione Trump sta cercando di convincere alcuni alleati, tra cui anche l’Italia, a non utilizzare la tecnologia Huawei, promettendo in cambio sostanziosi aiuti.
A dicembre del 2018, la Commissione Europea, per il tramite di Andrus Ansip, vicepresidente con delega al digitale, ha espresso le sue preoccupazioni per l’ingerenza dell’intelligence cinese nelle aziende tecnologiche locali.
Sempre a dicembre, Wanzhou Meng è stata arrestata in Canada su richiesta degli Stati Uniti per aver violato le sanzioni nei confronti dell’Iran.


1 commenti
Mi fa solo piacere…