Recesso in seguito a rimodulazione: non bisogna pagare modem e costi di disattivazione

| 25 giugno 2019 | 9 commenti

1538571014 wlan 1494537 1280Mano pesante dell’AGCOM nei confronti di TIM, Wind e Fastweb che dovranno pagare multe per l’ammontare totale di 2,76 milioni di Euro.

Il motivo di quest’ennesima sanzione, un’altra è stata comminata solo pochi giorni fa, è l’aver ignorato le precedenti diffide dell’AGCOM in tema di recesso in seguito a rimodulazione unilaterale (in questo caso specifico, la questione riguarda la famigerata “fatturazione a 28 giorni”). I tre gestori hanno infatti continuato a pretendere il pagamento dei costi di disattivazione e delle rate del modem, e in alcuni casi hanno omesso di spiegare come effettuare il recesso.

L’AGICOM era stata chiara: queste spese non possono essere addebitate se il recesso avviene in seguito ad un cambiamento unilaterale del contratto, e il gestore è tenuto a fornire all’utente chiare indicazioni su come effettuare il recesso via web, raccomanda, PEC.

Conciliaweb

Se avete esercitato il diritto di recesso in seguito ad una rimodulazione, e vi viene richiesto il pagamento di spese di disattivazione/attivazione, pagamento di servizi collegati all’abbonamento e/o rate del modem, NON DOVETE PAGARE, ma avviare la procedura di conciliazione “Conciliaweb” presso l’AGCOM, che si svolge tutto tramite computer. Non c’è bisogno di ricorrere all’aiuto di un avvocato perché, un po’ come avviene per le controversie su eBay, bisogna descrivere brevemente le proprie motivazioni, il gestore risponde, ed il conciliatore redige un verbale che ha titolo esecutivo se parti si sono accordate.

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Argomento: Notizie

Commenti (9)

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  1. Francesco ha detto:

    “Non c’è bisogno di ricorrere all’aiuto di un avvocato perché, un po’ come avviene per le controversie su eBay, bisogna descrivere brevemente le proprie motivazioni, il gestore risponde ed un arbitro stabilisce chi ha ragione.”

    In realtà purtroppo non è così: credevo anche io, ma la conciliazione non è un’udienza, ed il conciliatore non ha potere decisionale.

    La conciliazione, come dice il nome, tenta di far trovare un’accordo ai due attori, ed il conciliatore alla fine certifica se tale accordo è stato raggiunto. Altrimenti certifica che non è stato raggiunto e che le parti intendono proseguire per vie legali.

    Esperienza personale: mi sono visto annullare 150€ di rate di modem TIM non voluto, ma ho dovuto accettare di non farmi rimborsare 4 rate precedenti all’accordo (ma successive al recesso), altrimenti TIM si ritirava dalla conciliazione.

    • Stefano Donadio ha detto:

      Le informazioni che hai non sono esatte.

      Il verbale che redige il conciliatore “è un titolo esecutivo a tutti gli effetti” se la controversia è accettata dal gestore.

      Se il gestore non accetta la conciliazione, ma non accade mai (la conciliazione è obbligatoria per Legge e non si può ricorrere al Tribunale se non viene espletata), si può chiedere al Co.re.com o all’Autorità la definizione della controversia, a patto che non siano passati più di tre mesi dalla data di conclusione del tentativo di conciliazione. La definizione della controversia “costituisce un ordine dell’Autorità”

      In alternativa, bisogna ricorrere al Tribunale, ma non lo fa mai nessuno per queste cifre.

      Secondo me quello di TIM era un bluff.

      • Francesco ha detto:

        Come detto, il conciliatore certifica, ma non ha potere decisionale: una delle parti fa una proposta e se ne discute. Se ci si accorda certifica l’accordo, altrimenti mette a verbale che non ci si è accordati.
        Ma il conciliatore non ha potere decisionale, come mi ha confermato lui stesso: serve solo a cercare un accordo e certificarne l’esito.
        Io ho accettato, quello prima di me no, e quindi sono andati in causa (lo so perché si sentivano le urla da fuori).
        Purtroppo è uno strumento un po’ spuntato…

        • Stefano Donadio ha detto:

          Ma non è uno strumento spuntato. Se il gestore si ritira dalla conciliazione si procede con la Procedura di definizione, con la quale “si ordina all’operatore la cessazione della condotta lesiva dei diritti dell’utente”.

          Nel tuo caso, TIM si sarebbe trovata a non poter richiedere i canoni del modem che ti ha obbligato a pagare ingiustamente.

          Ho modificato la parte “un arbitro decide” perché formalmente non è così, ma con la successiva Procedura di definizione si ottiene lo stesso risultato.

  2. Giuseppe ha detto:

    Ciao, posso chiedere il rimborso da TIM anche se ho già cambiato gestore da circa tre mesi? Mi spego: con una PEC ho chiesto di recedere dal contratto (linea business) per modifica unilaterare, richiedendo anche di non subure l’addebito delle restanti rate del modem. Ma alla successiva bolletta hanno stornato l’anticipo conversazione ed emesso il saldo delle restanti rate del modem…

    • Stefano Donadio ha detto:

      Si, procedi con Conciliaweb, e in caso di esito negativo attiva la “Definizione della controversia”

      • davide ha detto:

        scusa stefano, tu fai un contratto, e ti prendi il modem loro a rate ( mettiamo in 36 rate )… poi dopo 12 mesi cè la possibilità di recedere il contratto per rimodulazione. ok che non ti facciano pagare le spese di costi di attivazione… ma il modem?! tu ne hai pagate solo 12 di 36, e ti sei tenuto il modem. io ho sempre saputo che almeno quelle restanti le devi pagare.

        • Stefano Donadio ha detto:

          Fino a qualche mese fa, il modem era imposto, e tra l’altro lo vendevano a prezzi fuori mercato (nel mio caso, €240 per un modello che costa €40). In più i gestori hanno recepito con ritardo la direttiva che l’utente deve essere libero di utilizzare qualsiasi modem. A tutto questo aggiungi che i modem dei gestori hanno un firmware proprietario che impedisce di utilizzarli con altri gestori, e che hanno cambiato unilateralmente il contratto…

          In ogni caso è l’AGCOM ad aver stabilito che le rate del modem non vanno pagate in caso di rimodulazione.

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