Moof! Preferisco che sia una sorpresa

| 18 luglio 2019 | 4 commenti

FaceAppFaceApp è l’app del momento. È in grado di trasformare le foto delle persone mostrando come sarebbero da vecchi (o da giovani).

Non è una novità, l’app è presente da diversi anni sull’App Store e il Google Play, ma è diventata virale perché in questo momento alcuni personaggi famosi la stanno utilizzando condividendo i risultati sui vari social. Ma, a quanto pare ci sono dubbi che riguardano la sicurezza e la privacy.

La questione è stata affrontata da Matthew Panzarino di TechCrunch. Il giornalista ha spiegato che se è possibile selezionare da FaceApp una immagine da Foto senza consentire all’app di accedere all’intera libreria, per via di una funzionalità introdotta con iOS 11, l’app è in grado di fare quello che vuole con la singola foto scelta dall’utente.

Il problema è che FaceApp effettua l’upload della foto sul cloud per trasformare l’immagine, e non è chiaro se le fotografie vengono conservate, ma soprattutto quali diritti ha lo sviluppatore, che ufficialmente risiede negli Stati Uniti, dove però si è scoperto ha solo un indirizzo email, mentre i suoi server sono in Russia.

Come alcuni hanno sottolineato, tutte queste foto potrebbero essere utilizzate a scopi commerciali, ad esempio  per la creazione di software di riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale, che naturalmente non ha nulla a che fare con il desiderio di vedere quale sarà il proprio aspetto avanti negli anni.

Come sempre, è bene essere cauti. Per motivi di privacy sono passato da Gmail al servizio di posta di mamma Apple, ho impostato DuckDuckGo come motore di ricerca per i miei Mac e dispositivi iOS, ho abbandonato Facebook, come cloud utilizzo solo iCloud, se possibile adopero iMessage e non WhatsApp.

Così, in questo caso ho preferito non seguire la moda del momento, ed ho evitato di installare FaceApp. Non mi interessa vedere come sarò da vecchio, preferisco che sia una sorpresa.

Moof! è una rubrica di Spider-Mac in cui trovate brevi pensieri, URL cui andare per documentarvi meglio, un software da scaricare, insomma tante piccole cose che hanno sempre a che fare con il mondo Apple, ma raccontate in un articolo “leggero” che può essere uno spunto di riflessione o di polemica, una provocazione. 

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Argomento: Moof!

Commenti (4)

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  1. Felixcat881 ha detto:

    vedermi come sarò da vecchio lo trovo “inquietante”, anch’io ho preferito evitare.

  2. fokewulf ha detto:

    Io sono uno di quelli che ha “seguito” la moda più per gioco e curiosità. Devo dire che mi sono informato un pò in giro e non è poi così allarmante la questione privacy (sopratutto per chi è anni che su Facebook, Instagram o Twitter). Sembra che Faceapp usi un server per applicare i filtri (sarebbe impossibile, credo, farlo direttamente dall’app) però sembra che le foto vengano cancellate dopo 48 ore (come dichiara qui https://techcrunch.com/2019/07/17/faceapp-responds-to-privacy-concerns/). Poi ad esempio io quando ho usato l’applicazione non ho inserito nessun dato, nome o mail. Certo la prudenza non è mai troppa 😉

    • Stefano Donadio ha detto:

      Per la precisione, il responsabile di FaceApp ha detto che La maggior parte delle immagini vengono eliminate dai nostri server entro 48 ore dalla data di caricamento”

      • Christian ha detto:

        La normativa USA permette l’accesso di queste informazioni all’intelligence e il fatto che la maggior perte vengano rimosse nega che lo siano tutte, probabilmente tengono gli originali e scartano le lavorazioni intermedie. E’ gratis? Si, allora il prodotto siamo noi. Le immagini vanno su AWS e Google Cloud, vuol dire che non spariscono affatto, ma vengono spostate e duplicate su server diversi, rimanendoci a lungo. Entrambi i soggetti offrono il riconoscimento facciale, Amazon lo vende all’esercito USA (per conto del quale accede ai dati) e anche per scopi civili come i check-in a New York. Se poi qualcuno è già su tutti i social e crede di essere al sicuro, faccia pure, i fatto è che ti chiedono una licenza irrevocabile e perpetua sulle immagini perché da quelle si lucra e si paga tutto.

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