Phil Schiller difende l’App Store: “Volevamo garantire parità di condizioni per gli sviluppatori”

Domani, mercoledì 29 luglio, Tim Cook, CEO di Apple, dovrà rispondere alle domande dell’antitrust americano sulle regole che disciplinano l’App Store perchè, secondo le accuse mosse da alcuni sviluppatori indipendenti, la percentuale tra il 15% e il 30% dei profitti che ricava dalle vendite è una vera e propria ingiusta “tassa”.
Quando l’App Store è stato lanciato il 10 luglio del 2008, Steve Jobs & C. lo hanno visto come un esperimento dal momento che veniva richiesta una commissione incredibilmente bassa per attirare gli sviluppatori, ha spiegato Phil Schiller, responsabile marketing di Apple che supervisiona l’App Store, nel corso di una intervista concessa all’agenzia di stampa internazionale Reuters:
“Una delle cose che ci è venuta in mente è che avremo trattato tutte le app nell’App Store allo stesso modo: un insieme di regole per tutti, nessuna offerta speciale, nessun termine speciale, nessun codice speciale, tutto si applica a tutti gli sviluppatori allo stesso modo. A differenza dei software per PC. Nessuno la pensava così. È stato un capovolgimento completo del funzionamento dell’intero sistema.”
Ben Bajarin, responsabile delle tecnologie di consumo presso Creative Strategies, ha spiegato a riguardo che : “A metà degli anni 2000, il software venduto attraverso negozi fisici comportava il pagamento dello spazio sugli scaffali e della visibilità, costi che potevano consumare il 50% del prezzo al dettaglio. I piccoli sviluppatori non riuscivano ad entrare nel mercato”.
Bajarin ha evidenziato anche che il predecessore dell’App Store era Handango, un servizio che nel 2005 ha permesso agli sviluppatori di distribuire app tramite connessioni cellulari degli utenti Palm e ad altri dispositivi con una commissione del 40%.
Con l’App Store, “Apple ha portato tutto a un altro livello. E al 30%, erano un costo migliore “, ha detto Bajarin.
Ma l’App Store aveva delle regole: Apple ha esaminato ogni app e ha imposto l’utilizzo del proprio sistema di fatturazione. Schiller ha affermato che i dirigenti di Apple credono che gli utenti si sentono più sicuri nell’acquistare app se ritengono che le loro informazioni di pagamento sono in mani fidate: “Pensiamo che la privacy dei nostri clienti sia protetta in questo modo. Immagina se dovessi inserire carte di credito e pagamenti per ogni app che tu abbia mai usato”.


2 commenti
ma solo app store è citato dall’antitrust? la gestione e le commissioni su google play store sono esattamente le stesse… mi sono perso qualche cosa?
Sono sotto inchiesta anche Google, Amazon e Facebook ma con l’accusa di abuso di posizione dominante.