iMac M1: unboxing e confronto con iMac Bondi Blue 1998

Spacchettare o per usare il termine più utilizzato in questi casi, fare l’unboxing di un prodotto Apple è sempre emozionate, non solo per un appassionato di tecnologia. Infatti, ricordo che quando comprai il MacBook per mia madre, rimase meravigliata dall’elegante scatola e di come era disposto ordinatamente il portatile all’interno, tanto che alla fine mi disse “Non buttare la scatola, è bella”.
Devo confessarvi che aprire la confezione del nuovo iMac 24 pollici blu ha generato in me un miscuglio di emozioni, molte legate alla nostalgia del passato, infatti il nuovo all-in-one di Apple ha molto in comune con il leggendario iMac G3 “Bondi Blue” del 1998.
Il 1998 è un anno a me molto caro, nello stesso mese che acquistai il “Bondi Blue” iniziai a pubblicare i primi articoli di questo blog.

L’iMac 24” pollici riporta l’allegria dei colori dopo che erano scomparsi con l’arrivo dell’iMac G4 “lampadone” nel 2002, che diede vita al nuovo corso del “bianco integrale” dei Mac consumer, che è continuato anche nel 2004 con l’iMac G5 con il computer tutto rinchiuso nel display. Poi, nel 2007 c’è stata l’era degli iMac in alluminio e del quasi nero del grigio siderale del Mac Pro.

L’erede di Jony Ive, Alan Dye si è trovato nel non facile compito di riprogettare l’iMac. Non ha realizzato la rivoluzione che molti si aspettavano, il design è sempre quello del “computer tutto nello schermo”, ma è riuscito a conferirgli una forte personalità prendendo in prestito molti elementi dell’iMac del 1998. Ad esempio, la cornice bianca che circonda il display (in realtà è un gradiente di grigio) ricorda quella del Bondi Blue, la parte immediatamente sotto e il piedistallo sono azzurri, mentre sull’iMac del 1998 le griglie delle casse e il piedistallo erano in tinta con la tonalità verde mare Bondi Blue.

Nel nuovo iMac, la parte posteriore e il bordo lungo tutto il display sono di un bel blu, con il logo Apple azzurro che si raccorda con il piedistallo e la parte frontale. Questo “contrasto” secondo me è ben riuscito, conferisce al computer un aspetto veramente elegante. Anche il retro del Bondi Blue (e dei successivi modelli) era bicolore, la parte superiore traslucida colorata e la parte inferiore della scocca bianca semi-trasparente.

Ma le similitudini tra il primo iMac e l’ultimo non finiscono qui. Infatti il mouse dell’iMac Bondi Blue era un miscuglio di verde mare e bianco, proprio come il Magic Mouse dell’iMac M1, dove la parte superiore è bianca, mentre quella inferiore è nel colore pastello. Stessa identica cosa per la tastiera del 1998 e quella attuale, con la sola differenza che la prima aveva i tasti neri e non bianchi.

L’iMac Bondi Blue aveva perfino un cavo di alimentazione realizzato con plastiche traslucide e il verde mare, e indovinate un po’, anche quello intrecciato del nuovo iMac 24” è un miscuglio di bianco-azzurro-blu.

In ultimo, ma non per ultimo, l’iMac del 1998 spiazzò un po’ tutti perchè era senza floppy disk, ma soprattutto introduceva una nuova porta di connessione semi sconosciuta ai più: USB. All’epoca ricordo che rimasi perplesso non tanto per l’assenza del floppy, perchè aveva ragione Steve Jobs era più comodo e sicuro inviare i file via email, ma rimasi sconcertato perchè non esistevano periferiche USB, e fui costretto ad acquistare un adattatore per la stampante che avevo.

Quasi allo stesso modo, l’iMac 24 pollici fa piazza pulita di tutte le tradizionali porte di connessione offrendo solo USB-C/Thundederbolt. Rispetto al 2015 quando è stato rilasciato il MacBook 12” Retina con una sola porta USB-C e non esistevano periferiche di questo tipo, la situazione è completamente differente, c’è solo l’imbarazzo della scelta e a prezzi abbordabili. Naturalmente, è inevitabile che qualcuno alla fine sarà costretto a rinnovare il proprio parco di periferiche, io stesso nel 1999 compari una stampante USB per sostituire quella quasi nuova che avevo acquistato pochi anni prima pur di non dover continuare a vedere l’adattatore penzoloni sulla scrivania.

L’iMac 24 pollici è sottile quasi quanto un iPhone, incredibile. Il retro è completamente piatto perchè gli ingegneri Apple sono riusciti a riprogettare il cardine che collega il piedistallo con il monitor, che sul precedente iMac creava gioco forza una bombata al centro.

Naturalmente, lo spessore del nuovo iMac è incompatibile sia con un alimentatore, sia con le dimensioni della porta Ethernet. E qui c’è stato un autentico colpo di genio. L’alimentatore è esterno, è un po’ più grande del caricabatterie del mio MacBook Pro 16”, ma in più ha integrata una porta Ethernet (ad eccezione del modello entry level). Questo significa un cavo in meno che arriva sulla scrivania.

Ma, c’è sempre un ma in ogni unboxing, c’è un dettaglio che può infastidire i più pignolo (io sono tra questi): oltre al treno blu, all’azzurro del piedistallo, c’è anche un terzo colore non menzionato da Apple: il celeste della parte anteriore sotto il monitor, che essendo di vetro ha una gradazione di azzurro differente che si nota a seconda della luminosità della stanza in cui ci si trova.



15 commenti
Bello questo confronto.
L’iMac Bondi Blue ha sempre il suo fascino.
Complimenti per lo studio-museo 👍
Bel confronto: due computer leggendari, anche se il mio Cube per me resta il più bello di tutti. Ma vado un attimo off topic Stefano. Non ho potuto non notare il poster dell’Alfa 33TT3 sullo sfondo con l’autografo di Vaccarella, forse la foto è della Targa Florio? Possibile?
Esatto, Targa Florio 1972, il poster è una edizione limitata del RIAR, che aveva organizzato un raduno al circuito di Monza con Vaccarella e Giacomelli.
Adesso aspettiamo la tua recensione del iMac M1 😉
Non vedo l’ora.
Ciao,
Stefano
È in programma per lunedì, con alcune sorprese 😉
Bellissimo articolo! Devi solo correggere il refuso nella frase:” L’alimentatore è estero….” con esterno.
🤦🏼♂️Ooops… ho corretto grazie 🕸😉🕸
Vedo che la genialata di caricare il magic mouse da sotto non è stata rivista: anche questo sarà inutilizzabile quando si mette in carica
L’alimentatore esterno come se fosse un portatile…orribile! Jobs si rivolta nella tomba
Intanto grazie a questa soluzione c’è un cavo in meno sulla scrivania.
A me la soluzione piace tantissimo invece…meno cavi sulla scrivania!
Eppoi, dato lo spessore del computer, credo fosse indispensabile.
È un falso problema, quando si esaurisce la carica del Magic Mouse 2, è sufficiente collegarlo per 1 minuto al Mac per ottenere un’ora di autonomia, e prima si ricevo degli avvisi quando arriva al di sotto di una certa percentuale.
Bellissime foto, bellissimo paragone.
Piccolo refuso ultimo paragrafo: “oltre al treno (retro) blu”