Facebook aggira l’antitracciamento di Apple, la fake news di Repubblica.it


Su Repubblica.it è stato pubblicato un articolo “inquietante” Privacy e iPhone, Facebook aggira i blocchi di Apple e ci traccia lo stesso. Secondo l’autore, Andrea Nepori, il social network blu ha trovato un sistema per aggirare la funzione anti-tracciamento introdotta a partire da iOS 14.5. Come? Raccogliendo i dati EXIF delle foto pubblicate dagli utenti su Facebook, che includono informazioni come le coordinate GPS.
Tuttavia, l’anti-tracciamento introdotto a partire da iOS 14.5 non impedisce la raccolta dei dati degli utenti all’interno delle singole app, inclusi i dati EXIF delle foto, ma, come spiega lo stesso avviso che appare quando si lancia una app su un dispositivo con installato almeno iOS 14.5, l’utente può negare il consenso che l’app tenga “traccia delle attività che svolgi nelle app e sui siti web di altre aziende”.
In altre parole, molte app non si limitano a monitorare i movimenti dell’utente all’interno dell’app, ma tengono traccia anche delle attività dell’utente quando lascia l’app e ne apre un’altra o si collega ad un sito Web. Ad esempio, dopo aver utilizzato Facebook si cerca qualcosa con Safari su Amazon. Per questo motivo spesso su Facebook appaiono le pubblicità dei prodotti che si stavano guardando su Amazon o su altri siti web e app.
Quindi non è vero che “Facebook aggira i blocchi di Apple e ci traccia lo stesso”, perchè continuerà a tracciare l’utente come ha sempre fatto all’interno della sua app (a riguardo recentemente Apple ha imposto che l’utente sappia quali dati vengono raccolti con la “scheda nutrizionale sulla privacy”), ma attivando la nuova funzione di iOS 14.5, se dopo aver consultato Facebook si pubblica una foto con Instagram, il social network blu non avrà accesso a questa attività, inclusi i dati EXIF contenuti nell’immagine condivisa su Instagram.


7 Comments
I grandi quotidiani non hanno mai avuto una sezione “tecnologia” competente.
Il Messaggero ha reclutato Aranzulla.
Appunto…
😂😂😂
Ma non capisco, non c’è un capo redattore che controlla prima di pubblicare? L’aricolo di Repubblica è un conglomerato di errori.
Generalmente il capo redattore è uno di 60 anni che a stento sa inviare una foto con WhatsApp. Zero in tecnologia, ma magari è esperto di cronaca nera o di politica.
Repubblica deve rivedere i criteri con cui assume il personale.