Mac Studio: unboxing e prime riflessioni

Oggi è il debutto ufficiale del Mac Studio, una categoria di computer Apple tutta nuova, qualcosa che non accadeva da decenni. Avrei voluto pubblicare la recensione questa mattina, ma le cose da scrivere sono tante e così sono “arrivato lungo”, come si suol dire in questi casi. Per ingannale l’attesa fino alla pubblicazione della recensione domani mattina (sabato), vi lascio questo breve articolo con unboxing e alcune riflessioni.

Dopo il flop del Mac Pro cilindrico del 2013, e il conseguente mea culpa di Apple, l’utenza professionale è rimasta orfana di un computer modulare ad alte prestazioni fino al 2019, quando è stato lanciato il nuovo Mac Pro con una versione aggiornata del design del glorioso Power Mac G5, e tutta l’espandibilità interna desiderata dagli utenti “esperti”.

Nel mentre, per soddisfare le esigenze degli utenti pro, Apple ha snaturato la vocazione di computer consumer dell’iMac promuovendolo a “Pro”, prima rilasciando l’iMac Pro del 2017con i potenti processori per workstation Xeon di Intel, e l’estate scorsa poco prima della transizione Apple Silicon consentendo di scegliere in fase d’ordine per l’iMac 5K il velocissimo Intel i9.

A maggio dello scorso anno, Apple ha restituito all’iMac il suo ruolo di computer consumer, anche se il potentissimo chip M1 in realtà permette task che prima erano una esclusiva dei computer di fascia professionale.
Tuttavia, l’attuale Mac Pro Intel da €6.600 per via del suo costo non è una macchina adatta a tutti gli studi professionali, da qui l’idea di Apple di presentare il Mac Studio, il cui prezzo di partenza è di €2.349 e aggiungendo i €1.799 dello Studio Display 5K da 27”, si arriva a poco più di €4.100, cioè grosso modo il costo dell’iMac Pro.

Ho l’impressione che Apple, avendo i dati di vendita dell’iMac Pro, si è resa conto che un certo tipo di utenti pro desiderano una macchina dal costo contenuto rispetto al Mac Pro, e non si fanno problemi per la poca espandibilità interna, affidandosi a quella esterna collegando le varie periferiche di cui hanno bisogna, e senza preoccuparsi più di tanto per il conseguente e inevitabile caos sulla scrivania, da qui l’idea di realizzare il Mac Studio, che ha l’indubbio vantaggio rispetto all’iMac Pro di poter scegliere il monitor che si preferisce o di cambiarlo in un secondo momento oppure di tenere il monitor e acquistare un altro modello di Mac Studio o il Mac Pro.

Dopo il fallimento del Power Mac G4 Cube del 2000, e quello del Mac Pro 2013, il Mac Studio avrà successo? Il dubbio è lecito perchè sia il “Cubo”, sia il Mac Pro a forma di cestino erano poco espandibili internamente.


3 commenti
In ogni caso a me il “cestino” piace molto, come design, prima e ora!
Diciamo che a questo costo valuto anche l’opzione di spendere qualcosa in più e prendere un MacBook Pro da attaccare allo schermo esterno. Tanto con questa soluzione ho comunque qualcosa di esterno al monitor da attaccare e non ho più la pulizia sulla scrivania che avrei con un iMac. Per il discorso schermo, non vedo perché non dovrei prendere un Eizo, soprattutto dopo che gli schermi degli iMac son diventati sempre più spaccaocchi con l’avvento degli aggiornamenti, per non parlare della schifosata della nanotexture.
Ricordo anche il Mac mini grigio siderale, che fu rilasciato per tamponare l’attesa dell’artico del Mac Pro; era intermedio tra Mac Pro e iMac Pro per la portabilità. Fu ribattezzato da molti come Mac mini Pro