Steve Jobs difese l’applicazione Audio Hijack per Mac

L’Associazione Americana dell’Industria Discografica (RIAA) non gode di molte simpatie negli Stati Uniti, probabilmente il punto più basso lo raggiunse quando nel 2003 fece causa a 261 persone per aver condiviso musica su reti peer-to-peer su Internet, inclusa Brianna LaHara che aveva appena 12 anni.
Così, quando proprio nel 2003 lo sviluppatore Rogue Amoeba si apprestava a celebrare un anno dal lancio dell’applicazione Audio Hijack per Mac, e si accorse che un”cliente” aveva comparato il software utilizzando un indirizzo RIAA, cominciò a temere che da lì a poco avrebbe dovuto affrontare una causa in Tribunale.

Per chi non conoscesse Audio Hijack, si tratta di una applicazione in grado di registrare qualsiasi audio proveniente dal Mac, e l’Associazione Americana dell’Industria Discografica era preoccupata che potesse essere adoperata per registrare illegalmente anche le canzoni.
Apple nel 2005 aveva annunciato il pieno supporto per i podcast integrandoli in iTunes in modo da offrire un sistema semplice per ascoltarli con gli iPod, e Audio Hijack era l’applicazione più diffusa tra i podcaster che utilizzavano Mac.

All’epoca Cupertino non offriva un software altrettanto potente per creare i podcast, e Steve Jobs era a conoscenza dell’importanza di Audio Hijack per i podcast, e così si oppose quando la RIAA lo contattò per impedire l’uso dell’applicazione su Mac.
Il “particolare” è emerso in un’intervista rilasciata da uno dei dirigenti di Rogue Amoeba, che ha raccontato di aver appreso dell’iniziativa della RIAA durante un incontro su podcasting e iTunes con Steve Jobs e Eddy Cue proprio nel 2005.

