Musica: quanti click ci vogliono per disattivare la riproduzione casuale? Zero

Quanti click ci vogliono per disattivare la riproduzione casuale? Zero.
Se utilizzate un Mac recente che supporta l’attivazione dell’assistente digitale intelligente con il comando “Ehi Siri”, è sufficiente esclamare” Ehi Siri, disattiva la riproduzione casuale”.
Da quando Apple ha aggiunto Siri a macOS, il mio “launcher” preferito non è più Spotlight, ma proprio Siri, che utilizzo per lanciare applicazioni, trovare file, aprire cartelle e molto altro ancora.
Questo articolo è dedicato a tutti coloro che ritengono Siri su Mac poco utile.


4 commenti
Siri è indubbiamente utile, ma io mi rifiuto di parlare a una macchina, è più forte di me!
Ti stai perdendo un bel pezzo di tecnologia utile 😉🕸
anche a me non piace parlare con una macchina, soprattutto per quel dialogo falsamente umanizzato e dal tono suadente (“ehi Siri”, c’è nessuno?), mi sentirei un pirla in un rapporto placebo (già fatto ampiamente in gioventù… per dirla in modo non volgare). Al limite preferirei un freddo comando e risposta dichiaratamente “meccanico”.
Senza contare che, per riconoscere la “frase magica”, ogni suono che emetto finisce nei server chissà dove per essere analizzata, …izzata.
Certo, la dettatura o i comandi vocali in certi contesti sono utili (p.es. inviare un messaggio mentre guido, agevolare un disabile), ma questa arrembante tendenza all’androide o al servocomando IA, magari per banalmente accendere una luce, la trovo eccessiva.
Anche per evitare di ritrovarci come in “Il mondo dei replicanti” (2009 – Bruce Willis), in cui la gente preferiva vivere attraverso un “surrogato” telecomandato da casa su una poltrona interconnessa. O come nel più recente “The periferal”. “Westworld” insegna…
Beh, ora sono diventati banalità, ma anche l’avvento dell’interruttore o del telecomando hanno a loro tempo provocato l’arrembante tendenza alle comodità tecnologiche. Si chiama evoluzione ed è un processo inevitabile.