Un anno con il Vision Pro di Apple

Dopo un anno dal lancio del Vision Pro, il suo impatto è stato pressoché nullo, è questa in estrema sintesi la conclusione a cui è arrivato Jason Snell, caporedattore della rivista Macworld per oltre 25 anni.
Non è una sorpresa, spiega Snell: già al momento dell’uscita il visore AR/VR di Cupertino era stato definito “speculativo e poco pratico”, e quel giudizio resta valido. Il Vision Pro è uno dei prodotti più impressionanti ma anche meno pratici mai sviluppati da Apple. A distanza di un anno, non si può consigliare con convinzione l’acquisto. È un’anteprima di un possibile futuro e un kit di sviluppo per le piattaforme Apple di domani, ma niente di più.
Snell evidenzia che Apple ha comunque migliorato il Vision Pro nel tempo, apportando numerosi aggiornamenti a visionOS, con nuovi ambienti, gesti più intuitivi e una tastiera migliorata. Le “spatial personas”, inizialmente problematiche, sono state trasformate in un “elemento sorprendente”!, specialmente grazie alla loro implementazione in FaceTime in uno spazio 3D. Un altro miglioramento significativo è stato il Mac Virtual Display, che ora supporta schermi virtuali widescreen, rendendo possibile l’uso del Mac con un monitor virtuale gigante ovunque. “VisionOS si sta evolvendo, seppur lentamente, e c’è ancora molto da fare”, secondo Snell.

Il Vision Pro eccelle come dispositivo per la visione di contenuti video. Permette di guardare eventi sportivi su enormi schermi virtuali, film in 3D con una qualità superiore alle sale cinematografiche tradizionali e serie TV su uno schermo virtuale realistico. Tuttavia, è un dispositivo solitario, più adatto a chi vive da solo o a momenti di intrattenimento personale. I film in 3D possono essere validi, ma il vero punto di forza è il video immersivo, che ha il potenziale per rivoluzionare il settore. Purtroppo, la produzione di contenuti immersivi è ancora un problema: la creazione di video a 180 gradi è complessa, costosa e lenta, e Apple, insieme ai suoi partner, fatica a realizzare contenuti di valore. Se ci fossero esperienze immersive di qualità, come registrazioni di spettacoli teatrali o eventi sportivi, molti utenti benestanti sarebbero disposti a pagare 3500 dollari per il dispositivo (€4.000 è il prezzo in Europa). Al momento, però, sembra tutto un insieme di demo tecniche.
Alcune app sperimentano con successo il concetto di realtà aumentata, come il Television app, che consente di posizionare schermi virtuali nell’ambiente circostante, e il Theater app, che porta contenuti internet in una sala cinematografica virtuale, sottolinea Snell. Oltre al video, il Vision Pro è utile per migliorare la concentrazione: l’uso di ambienti immersivi, come Joshua Tree, aiuta a eliminare le distrazioni e a concentrarsi sul lavoro. Le opzioni di produttività sono ancora limitate, ma il supporto al display virtuale del Mac permette di lavorare in modo ergonomico, sfruttando uno schermo fluttuante regolabile. La collaborazione remota è un altro ambito promettente, evidenzia l’ex caporedattore di Macworld: FaceTime con le Spatial Personas rende le riunioni più realistiche, grazie alla rappresentazione fedele delle espressioni facciali e dei gesti, e SharePlay contribuisce a migliorare l’esperienza condivisa.

Nonostante l’entusiasmo iniziale, l’uso quotidiano del Vision Pro è limitato, si rammarica Snell. Anche se è possibile indossarlo per sei ore senza disagio, nella pratica le sessioni non superano le due o tre ore. Il problema principale è la mancanza di motivazioni per usarlo con costanza: l’utente esegue l’azione che aveva in mente, cerca altre cose da fare e infine lo toglie per tornare alla realtà. Apple deve incentivare l’uso prolungato, fornendo più applicazioni, esperienze e casi d’uso.
Guardando al futuro, Apple deve continuare a migliorare visionOS, implementando il supporto per App Intents e Apple Intelligence. Siri, pur essendo efficace su Vision Pro, è poco utilizzata. Gli ambienti virtuali dovrebbero essere sfruttabili ovunque nel sistema operativo e dovrebbero includere opzioni più neutrali per favorire la concentrazione. Apple dovrebbe investire di più sugli sviluppatori, magari finanziando lo sviluppo di app e distribuendo kit gratuiti per favorire la crescita della piattaforma. La compatibilità con app di iPad, iPhone e Mac sarebbe un enorme passo avanti.
A livello hardware, il problema principale resta il prezzo elevato. Apple deve identificare le componenti meno necessarie per ridurre i costi e rendere il dispositivo più accessibile. Anche dimezzando il prezzo, il Vision Pro non diventerebbe un best-seller, ma ogni riduzione di costo aumenterebbe la sua diffusione.

Il Vision Pro rappresenta davvero il futuro, si chiede Snell? La direzione è chiara: in un mondo iperconnesso, arriveremo a indossare dispositivi che ci forniranno informazioni in tempo reale e interagiranno con il nostro ambiente. Il Vision Pro è il primo tentativo di Apple in questa direzione, ma è ancora ingombrante, costoso e poco pratico. Il concetto di “spatial computing” potrebbe rivelarsi una soluzione valida o potrebbe evolversi in un’interfaccia basata su comandi vocali o intelligenza artificiale. È possibile che Apple debba distinguere tra un computer spaziale completo e un semplice visore per la realtà aumentata.
Poi Snell si lancia in una profezia a lungo termini: entro il 2040 esisteranno occhiali smart che arricchiranno la realtà con informazioni, comandi vocali e riprese video. Il Vision Pro è solo il primo passo in questa direzione, e Apple deve continuare a svilupparlo per scoprire dove porterà.


8 commenti
lo capirei per un gioco di ruolo ma per un uso sostitutivo al mac forse è troppo presto e sono troppi 4000€
“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.”
Henry Ford
… e pratici (aggiungo io).
Resto convinto che la migliore implementazione sarebbe rappresentata da occhiali smart poco invasivi con realtà aumentata (tipo Orion), che potrebbero eventualmente sfruttare la CPU dell’iPhone.
Il progetto è stato abbandonato perchè gli occhiali scaricavano rapidamente la batteria dell’iPhone e collegarli al Mac aveva poco senso click qui
Mi dispiace, credo che abbandonare il progetto degli occhiali per concentrarsi esclusivamente sullo sviluppo di un visore seppur in una versione più economica, sia un grande errore. D’altronde, il progetto Orion dimostra che è possibile sviluppare un prototipo di occhiali smart realmente indossabili. Ritengo la realtà aumentata molto più utile e potenzialmente alternativa allo smartphone come lo conosciamo oggi. PS se la batteria è per ora il problema, perché non utilizzarne una esterna simile (ma più piccola dato il consumo minore di energia) a quella del Vision Pro?
Non so se chi commenta abbia mai provato il VR, Ho acquistato il Meta Quest 3S per curiosità e ho ritrovato quell’effetto wow che non provavo dai tempi del primo iPhone.
Penso che questa sia la direzione giusta per qualcosa di davvero nuovo. Ovviamente non ha ancora la praticità di un iPhone o di un iPad, ma è comunque un mondo tutto da esplorare.
il vero punto che il 99% degli utenti generici medi non ha capito che il visore e’ per uso lavorativo e non ludico. Lo ha detto Apple stessa ed anche molti youtuber americani ed italiani. Si fa fatica a comprendere un testo figuriamoci a capire un video.. purtroppo la societa’ moderna, specialmente in italia e c’e’ uno studio in tal senso, soffre di dissociazione selettiva
Ma come fai a lavorare 6-8 ore con quel coso sulla testa… è molto, ma molto di nicchia.