Il volo spaziale di sole donne della Blue Origin è il più grande flop di Jeff Bezoz

Probabilmente fino alla settimana scorsa il più grande flop di Jeff Bezos era il Fire Phone, annunciato a giugno del 2014 come lo smartphone in grado di rivoluzionare il mercato della telefonia mobile proprio come aveva fatto l’iPhone nel 2007, come qualcosa di “mai visto”, pochi mesi dopo veniva venuto a soli $0,99 per poi scomparire dal mercato.
Ma, il volo spaziale di sole donne della Blue Origin di Jeff Bezos di inizio settimana si candida a prendere il posto del FirePhone. Sui social è stato letteralmente massacrato e sono stati pubblicati numerosi articoli che lo crticano ferocemente. Quello più ironico è di Elizabeth Lopatto di TheVerge intitolato Jeff Bezos’ Blue Origin flop is bigger than Katy Perry, con il sottotitolo “Projectile dysfunction.” e l’immagine di copertina che vedete in alto.
Lopatto ricorda che a bordo del volo, promosso come una celebrazione dell’emancipazione femminile, c’erano sei donne, tra cui Lauren Sanchez, fidanzata di Bezos, la popstar Katy Perry e la giornalista Gayle King. Nonostante l’intento fosse quello di creare un evento mediatico ispirato al “girl power”, il risultato è stato un clamoroso boomerang mediatico, accolto da un’ondata di sarcasmo, critiche e persino teorie del complotto.

Il tono generale della missione è apparso grottesco sin dall’inizio: tra battute come “metteremo il lato B in astronauta” e riferimenti a ciglia finte volanti nella capsula, l’iniziativa ha suscitato più risate che ammirazione, evdienzia Lopatto. In teoria, avrebbe dovuto essere un grande successo di marketing, ma il pubblico ha reagito con cinismo. I video virali su TikTok ridicolizzano l’entusiasmo forzato di Katy Perry per lo spazio e lo zodiaco, mentre alcuni utenti insinuano addirittura che il volo sia stato simulato. Altri ancora si sono concentrati su un video in cui Bezos sembrerebbe cadere a terra in modo poco dignitoso. In rete si è discusso anche se le donne a bordo fossero vere astronaute o semplici passeggeri da crociera spaziale.
Il contesto in cui questo volo ha avuto luogo rende tutto ancora più surreale. Mentre i ricchi giocano agli astronauti – sottolinea Lopatto – la NASA subisce continui tagli al budget e vede ridotto il proprio ruolo. Dopo il pensionamento dello Space Shuttle nel 2011, gli Stati Uniti si sono affidati al programma Commercial Crew, ideato da fautori del libero mercato, che ha affidato la costruzione dei razzi a società private come SpaceX e Boeing. Questo ha reso la NASA dipendente da aziende guidate da miliardari: Elon Musk ha potuto comportarsi come voleva perché il governo aveva bisogno dei suoi razzi. Boeing, dal canto suo, ha persino lasciato bloccati degli astronauti nello spazio a causa di un malfunzionamento della navetta Starliner, salvati poi proprio da SpaceX.
Blue Origin, in confronto, ha giocato un ruolo marginale. Pur essendo attiva da vent’anni, ha ricevuto pochi fondi pubblici e solo nel 2024 ha effettuato il suo primo lancio pesante con il razzo New Glenn, pensato non per trasportare persone, ma attrezzature. La missione del volo turistico in questione è avvenuta con il razzo New Shepard, che raggiunge appena lo spazio suborbitale, rimanendo oltre la linea di Kármán per circa undici minuti. Il biglietto per questa corsa di lusso costava ben 28 milioni di dollari a testa, una cifra assurda rispetto, per esempio, ai 20 milioni che Dennis Tito pagò nel 2001 per un soggiorno vero sulla ISS.
L’autore dell’articolo osserva con sarcasmo che è evidente il tentativo di orchestrare una narrazione epica al femminile: prima gli uomini (casualmente), poi l’equipaggio tutto al femminile. Peccato che questa strategia cozza con il contesto attuale in cui le donne sono sempre più marginalizzate nel mondo della scienza pubblica americana. Proprio Bezos, d’altronde, ha finanziato con un milione di dollari l’insediamento di un politico le cui politiche hanno portato alla rimozione di immagini storiche di scienziate dai musei NASA. Inoltre, Amazon ha stanziato 40 milioni di dollari per un documentario su Melania Trump diretto da Brett Ratner, figura controversa accusata di molestie.
A rendere tutto ancora più grottesco, sempre secondo Lopatto, è il fatto che Lauren Sanchez abbia ottenuto il suo posto a bordo, semplicemente, perché è la compagna di Bezos. L’autrice, con amara ironia, si chiede se questo possa davvero essere considerato un trionfo del femminismo.
Anche le reazioni delle protagoniste del volo hanno contribuito al disastro comunicativo. Gayle King ha risposto alle critiche in modo sprezzante, invitando i detrattori ad “andare nello spazio prima di parlare”. Ma in un periodo di crisi economica, inflazione e instabilità, il suo commento è suonato come un “Che mangino brioche” fuori luogo. Perry, nel frattempo, ha avuto un’inutile disputa sui social con la catena Wendy’s, che l’aveva derisa con un meme.
Alla fine, la colpa non è tanto delle donne coinvolte, quanto di Jeff Bezos stesso, secondo l’autrice dell’articolo, che sembra utilizzare la sua compagnia spaziale come un giocattolo per impressionare la fidanzata e mettersi in mostra, anziché impiegare il suo potere per sostenere davvero la scienza pubblica e la NASA. Il pubblico, stanco del femminismo performativo e dei miliardari in cerca di gloria, stavolta non ha abboccato. L’impresa, lungi dall’essere una pietra miliare per l’emancipazione femminile, è diventata oggetto di scherno. E così, paradossalmente, questo volo nello spazio si è trasformato in una barzelletta cosmica e nel più grande flop di Bezos.


2 commenti
Semplicemente dei “poveri” cafoni!
Bezos è un megalomane a tratti imbarazzante.