Tim Cook sotto pressione per chiarire come Apple abbia ottenuto le esenzioni dai dazi imposti da Trump

Il CEO di Apple, Tim Cook, è sotto pressione in merito alle esenzioni sui dazi doganali che l’amminiztrazione Trump ha concessto per iPhone & C. In una lettera inviata proprio a Cook, la senatrice Elizabeth Warren ha espresso preoccupazione sostenendo che l’operato del CEO, in questo contesto, “alimenta il sospetto di condotte scorrette”. Le critiche arrivano dopo che Warren e altri senatori hanno sollevato dubbi in merito alle donazioni da un milione di dollari fatte da Cook e altri alla cerimonia d’insediamento di Trump nel gennaio precedente.
Secondo quanto riportato, l’intera vicenda riguarda le esenzioni ottenute da Apple rispetto ai dazi annunciati da Trump nei confronti della Cina e di altri Paesi. Questi dazi, particolarmente severi, avrebbero potuto colpire in modo significativo la catena di approvvigionamento globale di Apple. Inizialmente, Trump aveva concesso una sospensione di 90 giorni per la maggior parte dei Paesi, ma aveva nel contempo aumentato i dazi sulle importazioni dalla Cina. Per evitare di incorrere nei nuovi dazi, Apple avrebbe rapidamente organizzato voli aerei per importare iPhone negli Stati Uniti prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe. Successivamente, Trump ha annunciato esenzioni più ampie che hanno “graziato” smartphone, computer portatili e altri prodotti tecnologici, molte delle quali hanno chiaramente favorito Apple.
Un’inchiesta del Washington Post della settimana precedente ha fornito uno sguardo ravvicinato ai contatti tra Cook e i membri dell’amministrazione Trump per ottenere tali esenzioni. Cook avrebbe avuto comunicazioni con più funzionari di alto livello per discutere dell’impatto che i dazi avrebbero potuto avere sui prezzi degli iPhone.
Nella lettera inviata questa settimana a Tim Cook, la senatrice Warren chiede ora chiarimenti dettagliati sui colloqui tra il CEO di Apple e l’amministrazione Trump. Secondo Warren, anche nel migliore dei casi, gli sforzi di Cook per ottenere l’esenzione dei prodotti Apple dai dazi e la decisione successiva di Trump di concedere tale esenzione sollevano dubbi sulla trasparenza e correttezza dell’intera vicenda. Inoltre, gli ultimi articoli apparsi sulla stampa pongono interrogativi più ampi sull’influenza che le grandi corporation, dotate di ingenti risorse economiche e potenti canali di comunicazione, possono esercitare per ottenere vantaggi normativi che restano invece preclusi alle piccole imprese.
Nello specifico, Warren ha rivolto a Cook quattro domande precise: la prima riguarda la natura dei colloqui avuti con i funzionari dell’amministrazione Trump in merito ai dazi proposti; la seconda chiede dettagli su eventuali incontri, telefonate o comunicazioni via email, anche attraverso intermediari, avvenuti prima dell’annuncio ufficiale del 12 aprile; la terza domanda è su quando Apple abbia appreso dell’esenzione dai dazi annunciata proprio il 12 aprile; infine, Warren vuole sapere a quanto ammontino i profitti aggiuntivi che Apple ricaverà grazie all’esenzione e qual è stato il processo utilizzato dall’azienda per calcolare tale stima.
Nel frattempo, è previsto che l’amministrazione Trump annunci nel giro di uno o due mesi un nuovo piano più ampio riguardante i dazi, che potrebbe coinvolgere direttamente anche smartphone, computer e altri dispositivi tecnologici.


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