Jony Ive e OpenAI: sogni dorati, design di lusso e un futuro incerto

L’annuncio recente della collaborazione tra OpenAI e la startup di hardware fondata da Sir Jony Ive ha acceso i riflettori del mondo tech su una partnership che, almeno sulla carta, promette rivoluzioni. Ma sotto la superficie dorata del design raffinato e delle dichiarazioni entusiastiche, si nasconde una fitta nebbia di dubbi, scetticismo e déjà vu.
Secondo quanto dichiarato da OpenAI, il progetto mira a creare un nuovo dispositivo hardware “abilitato all’intelligenza artificiale”. Non sarà uno smartphone, probabilmente nemmeno un orologio, forse neppure qualcosa da indossare. Ma nonostante la vaghezza, l’aria che si respira è quella di un déjà vu: c’è chi intravede una riedizione “cool” del discutibile Humane AI Pin o di altri gadget che promettevano di reinventare l’interazione con l’AI ma sono rapidamente scivolati nell’oblio.
Il punto centrale del malumore di alcuni osservatori sta proprio nel sospetto che dietro i toni ispirati ci sia più retorica che sostanza. La fiducia nei confronti di Sam Altman, CEO di OpenAI, non è unanime: descritto come un entusiasta instancabile e al tempo stesso come un abile venditore di visioni, sembra più intento a convincere il mondo dell’inevitabilità dell’AI che a dimostrarne i reali benefici quotidiani. Il sospetto è che OpenAI, oggi, stia bruciando ingenti risorse per alimentare una narrativa più che per costruire qualcosa di tangibile.
A ciò si aggiunge un’altra perplessità non trascurabile: l’idea che qualcuno, oggi, voglia davvero sostituire il proprio smartphone. Due uomini ricchissimi, uno dei quali ha fatto fortuna proprio disegnando l’iPhone, ora sostengono che il dispositivo più amato e diffuso al mondo sia un problema da superare. Ma gli utenti, nella realtà, adorano i loro telefoni, e un accessorio AI che si propone di rimpiazzarli dovrà davvero offrire qualcosa di eccezionale per riuscire anche solo a farsi spazio.
E poi c’è la composizione del team di “io”, la società fondata da Ive: tanti designer, pochi ingegneri. Un’abbondanza di estetica che rischia di lasciare in secondo piano la sostanza. È noto che Jony Ive, nella fase successiva alla morte di Steve Jobs, ha avuto libertà creativa illimitata all’interno di Apple, e non sempre con risultati memorabili: basti ricordare le tastiere “farfalla”, i portatili con porte ridotte all’osso, i costosissimi Apple Watch in oro o il recente Vision Pro, un visore da 3500 dollari dal design spettacolare ma dall’utilità ancora tutta da dimostrare. Molti di questi progetti sembrano figli di una visione estetica estrema, non sufficientemente bilanciata dalla funzionalità.
Il punto è proprio questo: chi, oggi, è in grado di dire “no” a Jony Ive? Chi avrà la forza e l’autorevolezza di mettergli dei limiti creativi se necessario, come faceva Jobs? È difficile pensare che Sam Altman possa giocare quel ruolo.
Jony Ive resta, comunque, un nome che ha fatto la storia del design. E circondato da professionisti di alto livello, potrebbe ancora stupire. Ma il contesto attuale è diverso: un mondo dominato da hype e narrazioni patinate, dove le promesse dell’intelligenza artificiale si moltiplicano senza che i risultati concreti siano sempre all’altezza.
Per ora, ciò che ci è dato vedere sono solo parole e un video un po’ goffo di Altman e Ive che sorseggiano caffè. Fino a che non ci sarà qualcosa di reale da osservare, resta tutto sospeso tra sogno e marketing, tra innovazione e nostalgia. Con un retrogusto inconfondibile di hype che, ancora una volta, rischia di non significare nulla.



3 commenti
Sì, ma è anche vero che bisogna pur immaginare un futuro che vada oltre lo schermo dello smartphone…”Steve Jobs: Le persone spesso non sanno cosa vogliono finché non glielo mostri”.
Il segreto del successo dei dispositivi mobili di Apple sono l’ecosistema e la multifunzionalità… non so fino a che punto un dispositivo mono funzione AI potrebbe funzionare, se non altro perchè lo fanno già gli smartphone con ChatGTP & C.
“resta tutto sospeso tra sogno e marketing, tra innovazione e nostalgia” parole sante.