Dentro il salvaschermo Macintosh
Il salvaschermo “Macintosh” introdotto con macOS Sequoia rappresenta uno dei più potenti richiami nostalgici mai realizzati da Apple. Un omaggio visivo e interattivo all’epoca d’oro dei computer Macintosh, capace di far vibrare le corde emotive degli utenti storici e incuriosire le nuove generazioni. Apparso per la prima volta nel 2024, il misterioso screen saver aveva fin da subito suscitato interrogativi: non si trattava di un semplice video statico, bensì di qualcosa di dinamico e personalizzato, al punto che risultava impossibile trovarlo come file video nei meandri del sistema.
Il leggendario Stephen Hackett di 512 Pixels, colpito dalla sua qualità visiva e dal suo stile retrò — al punto da impostarlo come salvaschermo personale in modalità Dark Gray — ha recentemente deciso di esplorarne le radici tecniche durante una ricerca sulle nuove immagini di sfondo di macOS Tahoe. L’indagine lo ha portato a un’insospettabile scoperta all’interno dell’SSD del suo MacBook Pro: il salvaschermo non è un filmato, ma un’estensione vera e propria, localizzata in /System/Library/ExtensionKit/Extensions/WallpaperMacintoshExtension.appex

Accedendo al contenuto del pacchetto tramite “Mostra contenuto pacchetto”, si entra in un piccolo scrigno digitale, dove risiedono risorse grafiche e file di programmazione che danno vita al salvaschermo. Nonostante Hackett non si definisca un programmatore, è riuscito a decifrare parte del funzionamento: una serie di file con estensione .program stabilisce il comportamento e l’interazione degli elementi sullo schermo. Tra questi, compaiono nomi evocativi come IconGarden.program e System6ControlPanel.program, ognuno dei quali associato a un’immagine specifica che rievoca le antiche interfacce grafiche dei Mac classici.
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Un altro dettaglio interessante è la presenza ricorrente, all’interno dei file .program, della dicitura “Macintosh 40th Anniversary”. Questo indizio svela le origini commemorative del progetto, realizzato da Apple come tributo ai quarant’anni dalla nascita del primo Macintosh. Un gesto di affetto verso la propria storia, nascosto però con eleganza e discrezione all’interno del sistema.
Per contribuire alla preservazione e condivisione di questa piccola gemma digitale, Hackett ha deciso di esportare le immagini contenute nel salvaschermo in alta risoluzione, rendendole disponibili in un archivio.zip, offrendo così a chiunque la possibilità di esplorare o collezionare questi pezzi di storia Apple in formato moderno.
Un piccolo tesoro digitale, celato in profondità nel sistema operativo, che dimostra come Apple continui a intrecciare innovazione e memoria con la stessa cura maniacale che da sempre ne definisce il design e l’esperienza utente.


3 commenti
A proposito di salva schermo, esiste la possibilità di far continuare un backup di time machine nonostante sia entrato in funzione salva schermo e relativo blocco?
Altra domanda è possibile automatizzare in maniera che a fine bck di time machine venga spento il Mac?
Grazie
Il salvaschermo non interrompe il backup di Time Machine, che di default effettua il backup ogni ora solo dei file nuovi o di quelli modificati. Per spegnere il Mac dopo l’ultimo backup di Time Machine potresti usare Automator, ma secondo me non ne vale la pena. I backup dei soli nuovi file/modificati dura pochi minuti e in ogni caso riprende da dove interrotto quando si spegne il Mac.
Grazie, a volte il bck non riesce per motivi vari e per rimettersi in linea ha bisogno di non pochi minuti e non sempre si ha la possibilità di lasciare in funzione se ci si deve assentare per più giorni, mi rendo conto di non aver ben esposto.