Più paghi, più ottieni: la nuova strategia App Store di Apple per sfuggire alle multe UE

Nel tentativo di evitare ulteriori sanzioni da parte dell’Unione Europea, Apple ha annunciato una revisione delle politiche dell’App Store nel rispetto del Digital Markets Act (DMA). Le modifiche introducono un sistema a due livelli per le commissioni del cosiddetto “Store Services fee”, ovvero la tariffa legata ai servizi dell’App Store applicata anche agli acquisti effettuati al di fuori delle app. Il nuovo modello punta a incentivare i developer a pagare di più per ottenere l’accesso completo agli strumenti dell’ecosistema Apple.
Il primo livello del sistema prevede una commissione ridotta del 5% e consente agli sviluppatori di accedere solo a una versione base dei servizi dell’App Store, tra cui recensioni, etichette sulla privacy e supporto Apple. Tuttavia, questo livello esclude molte delle funzionalità avanzate oggi disponibili, come aggiornamenti automatici e strumenti di promozione, elementi che rappresentano un vantaggio competitivo nell’ecosistema Apple. Una situazione che non è passata inosservata: Tim Sweeney, CEO di Epic Games e già protagonista di una battaglia legale con Apple negli Stati Uniti, ha subito criticato la penalizzazione implicita per chi sceglie la fascia più economica.
Apple’s new Digital Markets Act malicious compliance scheme is blatantly unlawful in both Europe and the United States and makes a mockery of fair competition in digital markets. Apps with competing payments are not only taxed but commercially crippled in the App Store.…
— Tim Sweeney (@TimSweeneyEpic)
Il nuovo schema di “compliance maliziosa” di Apple al Digital Markets Act è palesemente illegale sia in Europa che negli Stati Uniti e rappresenta una parodia della concorrenza leale nei mercati digitali. Le app che utilizzano sistemi di pagamento concorrenti non solo vengono tassate, ma risultano anche commercialmente penalizzate all’interno dell’App Store.
Chi invece desidera mantenere il pieno accesso ai servizi dell’App Store dovrà aderire al secondo livello, che comporta una commissione del 13%. Le app saranno assegnate a questo livello in automatico, ma gli sviluppatori potranno decidere di effettuare il downgrade alla fascia base, accettandone però i limiti funzionali.
Oltre al nuovo sistema a livelli, Apple introduce anche una nuova tariffa: la Core Technology Commission, una commissione del 5% sugli acquisti esterni effettuati in app distribuite sull’App Store. Questa novità si aggiunge alla già contestata Core Technology Fee, il costo da 0,50 € per installazione annua oltre il milione, riservata a chi ha accettato le condizioni commerciali alternative proposte da Apple.
Ma il cambiamento più importante si profila all’orizzonte: a partire dal 1° gennaio 2026, Apple unificherà le sue politiche nel mercato europeo con un “modello commerciale unico”. In pratica, la Core Technology Fee verrà sostituita dalla Core Technology Commission del 5% sulle vendite di beni e servizi digitali, sia sull’App Store che nei marketplace alternativi.
Queste mosse arrivano in risposta alla pesante sanzione di €500 milioni inflitta ad Apple il 23 aprile scorso dall’UE per le pratiche “anti-steering”, ovvero le restrizioni che impedivano agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso metodi di pagamento esterni. Se Apple non pagherà la multa entro il prossimo mese, scatteranno anche gli interessi. A complicare ulteriormente la situazione c’è anche un’indagine parallela sull’adeguatezza e proporzionalità delle limitazioni imposte da Apple agli app store alternativi, nella quale la Commissione Europea ha già espresso pareri preliminari negativi.
Apple, da parte sua, si difende e annuncia ricorso. In una nota rilasciata a 9to5Mac, Cupertino afferma che sta apportando i cambiamenti richiesti ma contesta le decisioni della Commissione e intende fare appello. La Commissione UE valuterà ora se le modifiche proposte siano sufficienti a scongiurare ulteriori sanzioni. La battaglia tra Bruxelles e Apple, insomma, è tutt’altro che chiusa.

