Netflix e Apple si allontanano dai giochi di qualità

Per anni, servizi in abbonamento come Apple Arcade e Netflix Games hanno rappresentato una rara oasi per gli sviluppatori di giochi mobile di alta qualità, lontani dalla logica predatoria del free-to-play con microtransazioni e pubblicità invasive. Offrivano un’alternativa limpida: un abbonamento mensile per accedere a una libreria di giochi premium, senza pubblicità né acquisti in-app. Ma oggi quella visione si sta sgretolando.
Netflix aveva lanciato il suo servizio giochi nel 2021, Apple Arcade era arrivato nel 2019. Entrambe le piattaforme si erano distinte per il supporto a titoli indipendenti ed esclusivi, capaci di raccontare storie e meccaniche fuori dagli schemi tradizionali. Un esempio emblematico fu Harmonium: The Musical, finanziato da Netflix, un gioco che raccontava la passione per la musica di una ragazza sorda. Ora però quel titolo è stato rimosso dalla piattaforma, come molti altri.
Netflix aveva addirittura acquistato studi come Night School Studio (Oxenfree) e Spry Fox (Cozy Grove) per sviluppare giochi in esclusiva. Ma a fine 2024 ha chiuso il team che stava lavorando al suo primo titolo AAA. E nel luglio 2025 ha annunciato la rimozione di alcuni tra i suoi giochi più acclamati, come Hades e la serie Monument Valley. Il focus si sta spostando su giochi legati alle proprie IP, come Squid Game: Unleashed e Thronglets, ispirato a Black Mirror.
Alla GDC 2025, il presidente della divisione gaming di Netflix, Alain Tascan, ha confermato il cambio di rotta, spiegando che “i giocatori indie non vengono su Netflix per trovare giochi indie”. Le statistiche lo confermano: pochi utenti utilizzano l’app per giocare, e quando lo fanno scelgono titoli noti. Non a caso, il lancio più riuscito su Netflix è stato quello di Grand Theft Auto.

Anche Apple segue un percorso simile. Nonostante abbia acquistato un solo studio interno, negli ultimi mesi Apple Arcade si sta popolando sempre più di giochi leggeri e adatti alle famiglie, come Uno, Angry Birds e Bluey, protagonisti dell’aggiornamento di luglio. I compensi per gli sviluppatori sono diminuiti e molti lamentano una visibilità insufficiente sulla piattaforma.
Il modello free-to-play ha cambiato la mentalità dell’utenza: pagare per giocare sembra quasi anacronistico, tranne che per eccezioni come Minecraft. I servizi in abbonamento erano nati per riequilibrare questa logica, offrendo qualità senza compromessi economici, ma ora sembrano piegarsi alle stesse regole: mantenere l’attenzione degli utenti più che puntare su giochi d’autore.
Così, mentre le produzioni indipendenti faticano a trovare spazio, le grandi piattaforme tornano a puntare su contenuti a basso rischio e alta visibilità. Un’occasione mancata per ridefinire il gaming mobile.

