Trump colpisce l’India con dazi shock, Apple paga il conto

L’India, recentemente diventata il primo polo manifatturiero di iPhone al mondo superando la Cina, si trova ora nel mirino dell’amministrazione Trump, che ha annunciato un drastico aumento dei dazi doganali sui prodotti indiani importati negli Stati Uniti. Il motivo? La continua collaborazione energetica tra Nuova Delhi e Mosca, che ha portato Trump ad accusare l’India di “non curarsi delle vittime ucraine causate dalla macchina da guerra russa”.
In nome di una politica commerciale “reciproca” che si preannuncia ancora più imprevedibile, Trump ha dichiarato che i dazi saranno “sostanzialmente” aumentati, lasciando intendere che l’attuale tariffa del 25% – già in crescita rispetto al 10% imposto in primavera – potrebbe salire ulteriormente. Il problema è che, in realtà, i dazi non sono pagati dallo Stato indiano, bensì dalle aziende importatrici come Apple.
L’impatto immediato di questa escalation è evidente: Apple dovrà pagare oltre 2 miliardi di dollari in dazi solo nei prossimi due trimestri. Secondo alcuni analisti, il 20% degli iPhone venduti negli USA arriva attualmente dall’India, per un valore complessivo stimato di circa 40 miliardi di dollari. A cascata, l’intero listino iPhone 17 potrebbe subire un rincaro di almeno 50 dollari rispetto alla generazione precedente, un aumento che sarà inevitabilmente scaricato sui consumatori.
Ironia della sorte, Apple aveva investito miliardi di dollari in India proprio per ridurre la propria dipendenza dalla Cina, nel tentativo di diversificare la produzione e mitigare il rischio geopolitico. Ma l’aumento dei dazi, unito all’incertezza dei rapporti commerciali USA-India, ora minaccia quella stessa strategia. Apple si trova in un vicolo cieco: produrre negli Stati Uniti resta teoricamente possibile, ma la mancanza di manodopera specializzata a basso costo, materie prime rare, strutture adeguate e un sistema formativo tecnico paragonabile a quello asiatico rende questa ipotesi impraticabile nel breve periodo.
La visita di una delegazione commerciale americana a Nuova Delhi, prevista per metà agosto e più volte rinviata da aprile, potrebbe riaprire i negoziati, con l’obiettivo di firmare un nuovo accordo bilaterale entro settembre o ottobre 2025. Ma fino ad allora, se non ci saranno sviluppi concreti, Apple sarà costretta a pagare dazi salati su ogni iPhone spedito dagli stabilimenti indiani.
E proprio da metà agosto inizieranno le spedizioni dei primi lotti di iPhone 17, destinati ai clienti che li acquisteranno nei giorni immediatamente successivi al lancio. Il conto, ancora una volta, potrebbe finire nelle tasche degli utenti.


2 commenti
che strunz….
possiamo anche dire che Tim è stato ingenuo o disperato, perché fare i patti con il diavolo non porta mai a nulla!