Le critiche a Liquid Glass evidenziano che Apple avrebbe perso la bussola di Steve Jobs, ma non è così
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Con iOS 26 Apple ha introdotto Liquid Glass, un redesign che porta trasparenze, riflessi e animazioni liquide nell’interfaccia, già accolto come una ventata di modernità e raffinatezza estetica. Su macOS Tahoe è apparso elegante e sorprendente, e anche in iOS si presenta come un’evoluzione rispetto ai modelli precedenti. Ma dietro lo scintillio, qualcosa non torna secondo Alex Blake di MacWorld.
Il caso emblematico è il pulsante delle impostazioni: quello che dovrebbe essere un semplice interruttore rapido per abilitare o disabilitare funzioni diventa un elemento protagonista, che si ingrandisce, si trasforma in una goccia di vetro e rifrange la luce. Bello da vedere, certo, ma lento, invadente e soprattutto distrattivo, secondo il giornalista. Invece di sparire in un gesto minimo – sottolina Blake – richiama l’attenzione su di sé, rompendo la filosofia minimalista che Steve Jobs aveva imposto: il design deve servire lo scopo, non oscurarlo.

Sempre secondo Blake, Alan Dye, responsabile Human Interface di Apple, ha presentato Liquid Glass come un design “gioioso, vitale e spettacolare”, ma ha parlato poco di benefici concreti per l’utente. Il rischio è che l’interfaccia diventi un esercizio di stile, un modo per mostrare l’ingegno dei designer più che per semplificare l’esperienza. Effetti come menu che si allungano, lenti che oscillano o slider che saltano possono impressionare al primo sguardo, ma a lungo andare distraggono dal contenuto e rallentano l’interazione, sottolina Blake.
La questione va oltre l’estetica: riguarda le priorità di Apple, continua Blake, che si chiede se Cupertino vuole davvero continuare a creare prodotti che migliorano la vita degli utenti o preferisce puntare su elementi scenografici che catturano l’occhio? Jobs ammoniva che i concorrenti confondevano moda e design, limitandosi a “mettere colore su un computer scadente” senza capire che il vero valore era nel funzionamento. Allo stesso modo, Jony Ive disprezzava le forme studiate solo per apparire.

Liquid Glass non è un progetto concluso: Apple continuerà a lavorarci nelle prossime release. Ma se non saprà riequilibrare estetica e funzionalità, c’è il rischio che la bellezza diventi un ostacolo, e che l’interfaccia perda di vista la sua missione principale: rendere l’esperienza semplice, naturale e immediata, e l’interruttore di iOS 26 è un piccolo dettaglio che suona come un grande campanello d’allarme, sentenzia il giornalista di MacWorld.


4 commenti
Ho la beta di iOS 26 sul mio iPhone, e devo dire che a me piace proprio Liquid Glass: bella, inutile ma a volte anche funzionale.
ma quale sarebbe la funzione di un interfaccia se non interfacciarsi con l’utente finale? cosa ci si dovrebbe inventare non capisco…
Ho testato la beta di iOS 26 dalla seconda release all’ultima. Durante tutto il processo, non ho mai nascosto le mie critiche nei confronti dell’interfaccia Liquid Glass, trovandola inizialmente poco intuitiva e distante dalle mie abitudini. Tuttavia, dopo essere stato costretto dall’assistenza a tornare a iOS 18, mi sono reso conto di quanto quell’interfaccia mi manchi. Sorprendentemente, le sue funzionalità e la fluidità nell’uso quotidiano avevano trovato spazio nelle mie abitudini, rendendo il ritorno a un sistema precedente meno entusiasmante di quanto immaginassi.
sarebbe stato bello avere un opzione per attivrla e disattivarla