iPhone 17, Air e Pro: Apple al massimo dell’hardware ma sempre più ai margini dell’innovazione

Apple ha presentato i nuovi iPhone 17 con un ventaglio di novità che, sulla carta, rappresentano uno dei salti generazionali più marcati degli ultimi anni. Il modello base eredita finalmente dal Pro il display ProMotion a 120 Hz, mentre l’iPhone Air stupisce con un’inedita ingegneria che trasforma la sporgenza della fotocamera in un modulo compatto e funzionale, ricordando la genialità che aveva reso la Dynamic Island un’interfaccia utile oltre che esteticamente riconoscibile. Con l’Air, Apple ha anche trovato lo spazio per ridisegnare la linea Pro: ritorno all’alluminio unibody, nuova camera di raffreddamento a vapore per gestire meglio le prestazioni, fotocamera frontale con sensore quadrato a maggiore risoluzione, teleobiettivo con 8x di zoom ottico e una batteria più grande grazie a un’architettura interna ottimizzata.

Tutto questo, unito a un chip con GPU pensata per carichi di lavoro AI e un aumento del 50% della RAM, segna un progresso ben oltre il classico “10% in più” rispetto all’anno precedente. Eppure, la reazione generale è stata tiepida: l’evento, registrato e poco coinvolgente, non ha saputo restituire l’impatto mediatico che un tempo circondava ogni lancio Apple. Dieci anni fa, il debutto di un iPhone monopolizzava conversazioni e prime pagine; oggi l’attenzione del settore si concentra altrove, soprattutto sull’intelligenza artificiale, dove Apple appare in ritardo, tra rinvii del progetto Apple Intelligence, riorganizzazioni interne e fughe di talenti.

Eppure i fondamentali restano solidi. Apple ha ripreso un ciclo di design biennale, segno di una rinnovata spinta creativa, e i servizi continuano a crescere grazie a un ecosistema che trattiene utenti e genera ricavi costanti. Inoltre, nel panorama AI, Apple mantiene una posizione strategica come potenziale gatekeeper verso una base utenti immensa, capace di trasformarsi in valore per le startup che necessitano distribuzione e abbonamenti.
Il paradosso è che proprio la strategia più redditizia — incassare miliardi da Google per restare il motore di ricerca predefinito — ha privato Apple di competenze e conoscenze cruciali nella gestione dei dati, competenze che oggi sarebbero fondamentali per affrontare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. La scelta di massimizzare i profitti, senza investire in campi rischiosi come il “search”, ha forse frenato la capacità di innovare in settori emergenti.

Il nuovo iPhone 17 e il suo “arancione cosmico” sono prodotti eccellenti, simbolo di una perfezione hardware invidiabile. Ma l’impressione diffusa è che Apple, pur continuando a vendere il miglior “zucchero tecnologico” del mercato, abbia smesso di incarnare quella tensione visionaria che un tempo le permetteva non solo di guadagnare, ma di cambiare il mondo.

La Tela del Ragno è l’editoriale, ma senza editore, di Spider-Mac, ma come un editoriale tratta un problema o un fatto di rilevante attualità legato al mondo Apple.


14 commenti
Cosa intendi per “il miglior zucchero tecnologico”.
l termine “zucchero tecnologico” usato nell’articolo è una metafora che deriva dall’aneddoto famoso di Steve Jobs quando cercava di convincere John Sculley a lasciare Pepsi e diventare CEO di Apple. Jobs gli chiese: “Vuoi vendere acqua zuccherata per il resto della tua vita o venire con me a cambiare il mondo?”.
In quel contesto, l’“acqua zuccherata” era il simbolo di un prodotto redditizio ma privo di vera innovazione o impatto culturale, un bene di consumo che soddisfa ma non trasforma. Trasportando il tutto nel presente, parlare di “zucchero tecnologico” significa dire che Apple continua a proporre prodotti eccellenti, rifiniti e sempre più potenti, ma che rischiano di essere percepiti come varianti sempre più sofisticate di qualcosa che già esiste, senza quel salto visionario capace di rivoluzionare la tecnologia o la società.
In altre parole, l’iPhone rimane il miglior smartphone sul mercato, ma se visto solo come un perfezionamento incrementale e non come una nuova frontiera, diventa “zucchero tecnologico”: piacevole, redditizio, attraente, ma meno rivoluzionario rispetto alle grandi svolte che un tempo definivano Apple.
Non potrei essere più d’accordo! Per questo ti seguo da anni: quando c’è da lanciare una critica ad Apple l’hai sempre fatto.Grande Stefano
😉🕸️
VisionPro se pesasse la metà e costasse un terzo potrebbe ambire ad essere qualcosa di nuovo. Non come l’iPhone o come chatGPT ma comunque qualcosa di nuovo.
Fondamentalmente vero ma… cosa ci potrebbe mai essere di rivoluzionario in un telefono (e parlo di smartphone in generale, non solo di iPhone) che oramai fanno quasi tutto? Connessioni satellitari, SOS, gps, barometro, foto professionali, musica, video, ah… tra l’altro si puo’ anche telefonare… 😉 Ultra sottili, ultra resistenti, ultra tutto… Ogni anno piu’ veloci, piu’ potenti… La rivoluzione del 2024? Forse il controllo fotocamera. La rivoluzione del 2025? Probabilmente il modello Air. La rivoluzione del 2026? Un beccuccio per il caffe’?
Credo che la rivoluzione in corso (vedi il +41% di Oracle in un sol giorno ieri) comporti o un cambio radicale di strategia o la massimizzazione dell’esistente. Quindi o si va su mega infrastrutture e ricerca (nvidia, MS, Oracle, OpenAI) con una acquisizione importante e investimenti monstre o si cerca di massimizzare la funzione di porta d’accesso a questi servizi. Per il momento mi sembra che si stia perseguendo la seconda delle due che, da utente e non da tifoso, e’ quella che mi interessa di più perché significa qualità della “porta” e quindi dei diversi device. Se fossi azionista però forse alleggerirei la posizione a meno che non venga fatto un robusto buy back azionario ad alzare le prospettive di redditività per azione….
Onore a te, Stefano.
Più volte ho cercato di alimentare simili riflessioni critiche qui dentro e ogni volta alla fine mi sono beccato il confinamento in Siberia.
Oggi leggo per la prima volta finalmente queste tue righe.
Purtroppo, pur condividendo pienamente ogni parola diciamo anche che ci possiamo fare molto poco tutti noi qui dentro, ma da innamoratissimo del mondo Apple, con onestà intellettuale, non possiamo non riconoscere che capitolo IA ed anche un pochino di hardware (batteria e cam) siamo indietro ed in alcuni casi drammaticamente indietro.
Io non lo so che cosa sarà Apple Intelligence nel 2026, certo, solo scrivendo 2026, mi viene la pelle d’oca perché mi sembra un tempo biblico e inaccettabile per chi ha fondato il concetto di “next big thing”.
Una sola precisazione: non ho mai scritto che come hardware Apple è inferiore, anzi al contrario, è nettamente superiore.
Ed aggiungo, ve lo dico io che cosa dovevano fare, dovevano fare un Air con tutte le caratteristiche del Pro e con l’IA da settembre. Questo si, sarebbe stato sbalorditivo. Come quando uscì iPhone 4 ed ammirare un display con la definizione Retina sembrava una roba da fantascienza. Invece l’Air – che è stupendo – è un prodotto terribilmente castrato.
Delle due l’una: non esiste un hardware come quello del Pro che può entrare nello spessore dell’Air. Le fotocamere non le fa Apple e non ne esistono di più “sottili” e con uguale qualità, per nessuno.
Sicuramente ricordi un famoso aneddoto su Steve, durante una riunione con gli ingegneri Apple, quando gli presentarono un prototipo dell’iPod, lui lo giudicò ancora troppo grande. Gli ingegneri replicarono che era impossibile ridurne ulteriormente le dimensioni. Jobs prese allora il prototipo, lo immerse in un acquario che c’era nell’ufficio e fece notare le bollicine d’aria che uscivano dal dispositivo. Poi disse qualcosa come: “Vedete quelle bolle? Significa che dentro c’è spazio. Allora potete farlo più piccolo.” Lo fecero. Manca questo piglio. Siamo stati bravissimi ad ottimizzare raggiungendo una perfezione tecnica ammirevole e la possiamo sicuramente ammirare nei nuovi prodotti, ma ogni tanto ci vuole il salto che elettrizza. Gli altri sono almeno tre anni che viaggiano con il 100x digitale e ricariche ultraveloci. Allora io dico che ogni tanto, ogni tot anni, con le spropositate risorse finanziare di cui dispone Cupertino, devi sentire l’obbligo di presentarti sul mercato con qualcosa che lasci un segno profondo. Oggi ci sono dei Vivo che sono spaventosi per la qualità fotografica. Ecco, bisognerebbe andare sul palcoscenico e dire: signori ecco il nostro xoom ottico 20x e digitale 200x. Il giorno dopo i cinesi te lo hanno copiato, ma chi sta avanti a tutti devi essere tu. Senza questo, il rischio è un andare avanti con un pericoloso e scivoloso dondolìo lungo il bordo dell’abisso. Poi ovviamente stiamo qui, si parla liberamente, nessuno dice che sia facile, ma chi ama questi prodotti ama essere sorpreso, non solamente soddisfatto.
iPad Pro ad esempio, con la sua pencil 2 e con OS26, sono un roba da civiltà romulana.
Su iPhone invece non ci siamo.
A mio avviso, visti i livelli di tecnologia a cui siamo ormai arrivati, la cosa più innovativa adesso sarebbe, più che introdurre nuove funzioni, ridurre il prezzo. Ma non proponendo hardware degli anni scorsi a un prezzo minore, ché ok, è meglio di niente, ma non è innovazione: è un prodotto un po’ meno moderno che costa meno.
Il primo iPhone, che fu una vera rivoluzione, in Italia al lancio partiva da 499 euro.
Il nuovo 17 parte da 979. OK l’inflazione, sono passati tanti anni, ma è praticamente il doppio.
Capisco che non sia facile e forse neanche possibile, ma proporre un prodotto nuovo e all’avanguardia (non un 17e) a un prezzo più contenuto, ecco questo probabilmente sarebbe ancora oggi rivoluzionario.