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L’enigmatico dispositivo di Jony Ive e OpenAI: un amico artificiale senza schermo che “pensa e parla”

di Stefano Donadio | 6 Ottobre 2025
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  • Intelligenza artificiale
  • Jony Ive
  • OpenAI

Ive altman memoji.

 

OpenAI e il celebre designer Jony Ive stanno affrontando una serie di ostacoli tecnici prima di poter svelare il loro atteso dispositivo basato sull’intelligenza artificiale, a riportarlo è il prestigioso Financial Times. Il progetto, descritto come un gadget “grande quanto uno smartphone” ma privo di schermo, mira a creare una nuova forma di interazione tra uomo e macchina, più personale e meno artificiale. L’obiettivo è sviluppare un assistente digitale che si comporti come un “amico computer”, evitando però di scivolare nel cliché della “fidanzata virtuale” generata dall’IA.

Il dispositivo, pensato per essere portato con sé o appoggiato su un tavolo, integrerà microfono, altoparlante e una o più fotocamere per comunicare in modo naturale con l’utente. Si tratta del primo modello di una futura famiglia di prodotti ideati da Ive e dal CEO di OpenAI Sam Altman, il cui lancio è previsto tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Secondo le fonti del Financial Times, l’intento di OpenAI è quello di creare un’esperienza “accessibile ma non invadente”, una sorta di evoluzione di Siri capace di conversare in modo più fluido e intuitivo. Tuttavia, la società si trova ancora alle prese con questioni delicate come la personalità della voce, il tono delle interazioni e la frequenza con cui il dispositivo dovrebbe parlare. L’approccio in fase di test è quello di un sistema “always on”, sempre in ascolto e in grado di raccogliere dati durante la giornata, a differenza dei dispositivi Echo di Amazon che si attivano solo con comandi specifici.

Questo modello solleva però preoccupazioni legate alla privacy, oltre a mettere in luce un problema strutturale di fondo: la capacità di calcolo. Mentre colossi come Amazon e Google dispongono di un’infrastruttura massiccia per supportare i propri assistenti vocali, OpenAI sta ancora lottando per garantire risorse sufficienti al funzionamento di ChatGPT, rendendo complesso immaginare un dispositivo IA sempre attivo su larga scala. “Devono risolvere questo problema prima di tutto,” ha dichiarato una fonte vicina a Ive.

Il risultato è un progetto tanto ambizioso quanto enigmatico, che punta a reinventare il rapporto quotidiano con l’intelligenza artificiale, ma che per ora resta sospeso tra visione futuristica e limiti tecnologici.

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