Da iPhone a Mac: il chip M5 segna la fusione definitiva tra A19 Pro e Apple Silicon

A cinque anni dall’arrivo dei primi Mac con Apple Silicon, la rivoluzione sembra ancora in pieno corso. Gli utenti dei modelli con chip M1 continuano a descrivere prestazioni eccellenti e una longevità sorprendente, ma con il debutto dell’M5, Apple ha compiuto un ulteriore salto in avanti. Presentato come un’evoluzione radicale rispetto all’M4, il nuovo processore promette miglioramenti sostanziali in ogni area, dalla grafica all’intelligenza artificiale.
Il chip M5 introduce una GPU di nuova generazione a 10 core, ciascuno dotato di un Neural Accelerator dedicato, capace di moltiplicare per quattro le prestazioni di calcolo GPU rispetto all’M4 e addirittura per sei rispetto all’M1. Il risultato è un incremento fino al 45% della potenza grafica, grazie anche alla terza generazione di ray tracing e a una larghezza di banda della memoria unificata aumentata del 30%, ora pari a 153 GB/s. Sul fronte CPU, l’architettura combina fino a quattro core ad alte prestazioni e sei ad alta efficienza, offrendo un guadagno del 15% nelle attività multithread. A completare il quadro ci sono un Neural Engine a 16 core potenziato e un nuovo media engine, pensati per gestire con agilità i carichi di lavoro più pesanti.
Ma secondo Jason Cross di Macworld, il vero colpo di scena non è nella potenza pura, bensì nella sorprendente somiglianza tra l’M5 e l’A19 Pro dell’iPhone 17 Pro. Nel suo articolo intitolato “Apple’s M5 Mac chip is just a big A19 Pro, and that’s a good thing”, Cross sottolinea che le due architetture condividono praticamente tutto: dai core del processore ai Neural Accelerator integrati nella GPU, fino all’aumento del 30% della larghezza di banda della memoria, un valore identico al salto registrato dall’A19 Pro rispetto al precedente A18 Pro.
Le differenze tra i due chip sembrano limitarsi al numero di core e a una maggiore ampiezza delle cache, ma la base tecnologica resta la stessa. In sostanza, l’M5 appare come una versione “espansa” dell’A19 Pro, progettata per gestire applicazioni professionali ma costruita sullo stesso DNA del chip degli iPhone più avanzati.
Questa convergenza, sostiene Cross, è un vantaggio strategico: consente agli sviluppatori di lavorare su una piattaforma uniforme, con prestazioni prevedibili e coerenti su tutti i dispositivi Apple. Un’idea che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: oggi, l’iPhone è alimentato da un processore praticamente di classe Mac, mentre i Mac adottano un design ereditato dal mondo mobile. Un cerchio che si chiude, e che conferma quanto la visione di Apple punti ormai a un’unica, potente architettura universale.


1 commenti
Confermo l’attuale efficienza degli M1, in famiglia ce ne sono 3 (uno dei quali a bordo di un meraviglioso MBP 13 con touchbar, un gioiello di estetica e funzionalità) e non accusano gli anni, almeno per ora. Un dei miei figli, passato all’M2 (ereditato da me che ho preso un M4 pro) lamenta una minor durata della batteria rispetto a M1. Ah, considerando pure iPad in effetti di M1 ce ne sono quattro, su iPad va che è un piacere.