Recensione: MacBook Pro M5: potenza in più, ma nessuna vera novità

Il nuovo MacBook Pro M5 di Apple rappresenta una aggiornamento minimo rispetto del modello precedente, confermando la linea Pro come punto di riferimento per i portatili professionali di fascia alta. Dopo l’ottimo debutto dell’anno scorso con il MacBook Pro M4, che aveva introdotto il chip di nuova generazione, più memoria RAM, una webcam migliorata e una terza porta Thunderbolt 4, l’edizione 2025 non cambia quasi nulla, limitandosi ad affinare quanto già eccellente. Il design resta identico, lo schermo non subisce modifiche, gli altoparlanti e la webcam sono gli stessi, così come la disposizione delle porte e il peso complessivo. Apple ha preferito concentrarsi su due elementi chiave: il nuovo chip M5, leggermente più veloce, e un sistema di archiviazione molto più rapido, che riduce sensibilmente i tempi di caricamento dei progetti più pesanti e le attese davanti alle barre di avanzamento.

Per anni Apple ha faticato a trovare una chiara identità per il MacBook Pro di fascia bassa, un modello che sembrava esistere più per necessità di mercato che per una visione coerente. La domanda per questo portatile c’era, soprattutto da parte di aziende che non volevano acquistare un MacBook Air, percepito come un prodotto troppo “consumer”. Tuttavia, il modello base della linea Pro è rimasto a lungo un dispositivo ambiguo, privo di una vera collocazione: in un periodo era l’unico MacBook Pro senza Touch Bar ma con il tasto Esc fisico, un dettaglio che ne sottolineava la natura ibrida e transitoria. È stato anche il primo MacBook Pro dotato di chip M1, ma racchiuso in un design ormai datato e senza il supporto dei modelli più avanzati, che in quel momento erano in fase di completo ridisegno.

Dopo alcuni cicli di aggiornamenti, Apple è finalmente riuscita ad armonizzare la linea, e con le generazioni M3 e M4 il MacBook Pro di fascia bassa si è trasformato da “brutto anatroccolo” in un elegante cigno. Il nuovo modello conserva quasi tutte le caratteristiche distintive dei suoi fratelli maggiori, a partire dallo splendido display XDR ad alta luminosità fino alla dotazione completa di porte, offrendo un’esperienza professionale a un prezzo più accessibile. L’unica vera differenza rimasta è il chip, ma per molti utenti quella distinzione è oggi più teorica che pratica.
Chi possiede già un MacBook Pro M4 non ha alcun motivo per cambiare, perché l’esperienza d’uso resta praticamente invariata. Tuttavia, per chi proviene da modelli più datati, il MacBook Pro M5 rappresenta una scelta eccellente: potente, versatile e con un rapporto qualità-prezzo ancora molto competitivo rispetto al resto della linea Apple. A partire da € 1.849, rimane uno dei portatili più equilibrati per creativi e professionisti. L’autonomia resta la migliore del settore, mentre la finitura “space black” continua a soffrire di qualche problema di impronte.

PCI-Express 5.0
Apple ha compiuto un importante salto tecnologico con il MacBook Pro M5, migliorando una componente chiave spesso trascurata: l’interfaccia interna degli SSD. Storicamente, Cupertino ha adottato soluzioni personalizzate per la gestione dello storage, ma con la nuova generazione di chip M5 il collegamento passa dal PCI-Express 4.0 al più moderno PCI-Express 5.0. Questo aggiornamento si traduce in prestazioni estremamente elevate, che risultano fino a due volte più rapidi rispetto ai predecessori.
Nei tradizionali SSD, la comunicazione tra processore e memoria avviene attraverso un controller dedicato e un collegamento PCIe a quattro linee, capace di offrire una velocità teorica di circa 8 GB/s con lo standard 4.0 e di 16 GB/s con il 5.0. Apple, tuttavia, ha seguito un approccio diverso: integra il controller SSD direttamente nel system-on-chip. Invece di un collegamento unico, la connessione avviene con una linea dedicata per ogni chip di memoria flash.
| Mac | MacBook Pro 14 M5 10C / 10C / 16GB / 1TB |
MacBook Pro 14 M4 10C / 10C / 16GB / 1TB |
MacBook Pro 16 M4 Pro 14C / 20C / 48GB / 2TB |
MacBook Air 13 M4 10C / 8C / 16GB / 256GB |
|---|---|---|---|---|
| AmorphousDiskMark SSD lettura (MB/s) | 7.049,45 | 3.253 | 6.737,84 | 2.910,04 |
| AmorphousDiskMark SSD scrittura (MB/s) | 7.317,6 | 3.393 | 7.499,56 | 2.115,57 |
Fino alla generazione M4, Apple utilizzava ancora il protocollo PCIe 4.0, con prestazioni che variavano in base al numero di chip installati. Per esempio, un MacBook Air M2 con una sola unità di memoria raggiungeva circa 1,7 GB/s, mentre un MacBook Pro M4 Max con 8 TB di storage e più chip poteva arrivare a 11 GB/s. Con il nuovo M5, il passaggio al PCIe 5.0 consente di sfruttare al massimo la larghezza di banda disponibile, garantendo velocità che avvicinano i limiti teorici della nuova interfaccia e consolidano il MacBook Pro M5 come uno dei portatili più performanti al mondo.

Il modello da 1 TB, in particolare, raddoppia le prestazioni di lettura e scrittura sequenziale rispetto alla generazione precedente, raggiungendo livelli di velocità comparabili con gli SSD da 2 e 4 TB montati sui MacBook Pro M4 Pro e M4 Max.
L’unità testata per la recensione era dotata di SSD da 1 TB e display antiriflesso, per un prezzo complessivo di 2.289 €. Entrambe le opzioni migliorano l’esperienza d’uso, ma non sono indispensabili: spendere troppo in upgrade porta infatti a una soglia di prezzo che sfiora i 2.399 €, appena 110 € in meno del MacBook Pro M4 Pro da 14 pollici, più potente, dotato di 24 GB di RAM e delle più moderne porte Thunderbolt 5. Per la maggior parte degli utenti, la versione base del M5 — con schermo lucido, 16 GB di RAM e 512 GB di spazio — resta la scelta più equilibrata.
Prestazioni
Nei test sintetici e nei benchmark, il chip M5 mostra incrementi modesti ma costanti. Le prove su Geekbench e Cinebench segnalano un miglioramento compreso tra l’8 e il 16%. In sintesi, l’M5 non rivoluziona la potenza del MacBook Pro, ma offre una velocità di archiviazione e prestazioni complessive più fluide, soprattutto per i flussi di lavoro creativi.

Nel quotidiano, i miglioramenti di velocità del nuovo MacBook Pro M5 non si percepiscono in modo marcato. Il modello con chip M4 era già estremamente fluido, e solo chi utilizza applicazioni o flussi di lavoro basati sull’intelligenza artificiale può notare differenze tangibili. Il vero cambiamento architetturale del chip M5 è infatti rappresentato dai nuovi acceleratori neurali integrati nelle dieci GPU core, progettati per incrementare in modo significativo le prestazioni nelle attività di tipo AI. Apple dichiara un miglioramento fino a 3,5 volte superiore rispetto al chip M4, ma tale beneficio emerge solo in contesti specifici, come l’upscaling video con Topaz Video AI o la funzione “Enhance Speech” di Adobe Premiere Pro.
Per la maggior parte degli utenti, la differenza reale si avverte soprattutto nel passaggio da modelli Intel o dalle prime generazioni di processori M, che montavano SSD più lenti e che ormai stanno raggiungendo il limite del supporto con i nuovi aggiornamenti di macOS. In questi casi, l’M5 offre un balzo prestazionale concreto e immediato.
Videogame
Apple continua a promuovere le capacità del Mac per i videogame come uno dei punti di forza della piattaforma, ma i risultati restano contrastanti. Nei test con Cyberpunk 2077, ora pienamente compatibile con macOS, il gioco si avvia con impostazioni predefinite piuttosto conservative, limitando la risoluzione a circa 1800×1125 e il frame rate a 30 fps. Disattivando il V-sync, la frequenza sale a una media di 48 fps, un miglioramento rispetto ai 40 fps del MacBook Pro M4, ma ancora lontano da un’esperienza realmente immersiva.
Il MacBook Pro M5 si conferma quindi inadatto al gaming di fascia alta, ma resta perfetto per titoli non da tripa AAA che girano in modo impeccabile e dimostrano come il Mac possa offrire un’esperienza di gioco soddisfacente, seppur limitata ai videogame meno esigenti.
Nonostante le limitazioni sul fronte gaming, il MacBook Pro M5 da 14 pollici resta il punto di riferimento per studenti e professionisti creativi che cercano un portatile potente ma accessibile. È la scelta ideale per chi lavora con foto e video leggeri, ma non può o non vuole investire nelle costose versioni M4 Pro o M4 Max. Come il modello precedente, rappresenta il “Pro di tutti i giorni”, pensato per chi desidera qualcosa in più rispetto a un MacBook Air, beneficiando di un display superiore, altoparlanti più potenti e una dotazione di porte più completa.
Wi-Fi e Bluetooth
È positivo che il MacBook Pro di fascia bassa non sia più un portatile di seconda categoria rispetto ai modelli con chip più potenti, ma l’intera linea MacBook Pro, rimasta sostanzialmente invariata dal 2021 a eccezione dei processori, comincia a dare segni di stanchezza. Il design, le funzionalità e perfino alcuni aspetti tecnici iniziano a sembrare ancorati al passato, e le mancanze diventano sempre più evidenti a fronte della rapidità con cui evolvono gli altri prodotti Apple.
La delusione principale riguarda la connettività wireless: il MacBook Pro continua a non supportare né il Wi-Fi 7 né il Bluetooth 6, fermandosi al Wi-Fi 6E e al Bluetooth 5.3. È vero che Apple non ha mai avuto la reputazione di adottare per prima i nuovi standard di rete, ma in questo caso la discrepanza risulta difficile da giustificare, perché la stessa azienda ha già introdotto il supporto a queste tecnologie su iPhone e iPad. Il nuovo chip N1, di cui Apple va fiera per le sue prestazioni in ambito wireless, è già presente su quei dispositivi, ma non è stato integrato nei Mac, segnando un altro ciclo in cui i portatili della Mela restano indietro rispetto al resto dell’ecosistema.

A questa mancanza si aggiunge un’assenza ancor più incomprensibile: l’assenza di un’opzione cellulare sui MacBook. Nonostante anni di richieste e l’evidente praticità che comporterebbe, Apple continua a escludere questa funzionalità, limitandosi a proporre il tethering tramite iPhone come soluzione alternativa, poco efficiente e dipendente da un secondo dispositivo. La situazione è ormai paradossale: Apple produce internamente i propri modem, i chip C1 e C1X, che equipaggiano iPhone e iPad con connettività mobile avanzata, eppure rifiuta ancora di portarli sui Mac. Dopo anni di attesa, la domanda sorge spontanea: se non ora, quando?
L’autonomia è uno dei suoi punti di forza: il nuovo M5 supera anche i già ottimi MacBook Air da 13 e 15 pollici, garantendo un’intera giornata di utilizzo intenso. Nei test reali ha resistito quasi nove ore di lavoro continuo tra app di produttività come MarsEdit, Safari e la suite per l’uffico iWork di Apple, fotoritocco con Photoshop e/o Pixelmator Pro, WhatsApp, ChatGPT e l’immancabile musica in sottofondo. Come nella generazione precedente, il portatile resta silenzioso e non si surriscalda nemmeno sotto stress, mantenendo un’eccellente efficienza termica.
Considerazioni finali
Il MacBook Pro M5 può essere considerato con pieno merito un portatile di grande solidità e valore. Pur offrendo un numero inferiore di core GPU rispetto ai modelli M4 Pro e M4 Max, e quindi prestazioni grafiche leggermente inferiori, il nuovo laptop di Apple resta una macchina potente e affidabile, in grado di affrontare senza esitazioni quasi tutte le attività, tranne le più complesse in ambito professionale. L’efficienza del chip M5 conferma la maturità dell’architettura Apple Silicon, garantendo un equilibrio ideale tra prestazioni elevate e consumi ridotti anche nel modello di ingresso della linea Pro.
Tuttavia, il MacBook Pro M5 rimane in una fase intermedia, come un prodotto che non ha ancora trovato una collocazione definitiva. Dispone di un sistema di raffreddamento attivo, di una porta Thunderbolt aggiuntiva, di connessioni HDMI e lettore SD e di un display più grande e luminoso, anche in versione nanotexture per ridurre i riflessi, caratteristiche che lo distinguono chiaramente dal MacBook Air. Eppure, l’M4 Air è più leggero, più economico e presto sarà probabilmente affiancato da una variante M5. Per la maggior parte degli utenti, dunque, la scelta più razionale resta quella dell’Air, a meno che non si necessiti davvero di alcune di queste funzioni tipicamente “professionali”.
Chi invece ha esigenze più avanzate potrebbe valutare il salto verso il MacBook Pro M4 Pro, che offre una potenza grafica sensibilmente superiore, oppure attendere un eventuale modello M5 Pro. È questo uno degli effetti dell’era Apple Silicon: chip così performanti da appiattire le differenze tra le varie fasce, rendendo i modelli più potenti sempre più di nicchia.
In questo scenario, il MacBook Pro M5 rappresenta il perfetto punto di equilibrio per chi desidera qualcosa in più rispetto a un MacBook Air ma non può giustificare il costo eccessivo di un modello Pro o Max di fascia alta. È il computer ideale per professionisti leggeri, creativi, studenti e utenti che vogliono potenza, autonomia e qualità costruttiva senza scendere a compromessi.
Punteggio (da 1 a 5): ![]()
Pro:
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Prestazioni solide e fluide grazie al chip M5 e agli SSD più veloci
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Display XDR di altissima qualità, anche in versione nanotexture antiriflesso
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Autonomia eccezionale, superiore ai modelli Air e alla media del settore
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Silenzioso, efficiente e con un ottimo sistema di raffreddamento
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Qualità costruttiva premium e dotazione completa di porte (HDMI, SD, Thunderbolt)
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Rapporto qualità-prezzo equilibrato per chi cerca un portatile professionale senza eccessi
Contro:
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Aggiornamento minimo rispetto al modello M4, con miglioramenti marginali
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Mancanza di Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e connettività cellulare
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Prestazioni grafiche inferiori ai modelli M4 Pro e M4 Max
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Design invariato dal 2021, ormai poco innovativo
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Prezzo vicino al MacBook Pro M4 Pro, che resta più potente
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Finitura “space black” ancora soggetta a impronte evidenti
Prezzo: a partire 1.849 €, disponibile su Amazon anche in 5 rate senza interesi e senza aprire una partica di finanziamento.
Produttore: Apple.
LEGENDA
Ottimo. Confrontato con altri del suo genere, è il migliore in assoluto.
Buono. Mancano uno o due funzionalità per essere ottimo.
Sufficiente. Buon rapporto tra qualità e prezzo.
Insufficiente. Bug e difetti ne sconsigliano l’acquisto o l’utilizzo.
Pessimo. Con gravi problemi hardware o software, inutilizzabile.


19 commenti
Francamente il MacBook Pro “base” anche quando c’erano gli Intel non l’ho mai capito, meglio l’Air top di gamma e considerato che l’attuale Air è molto più legegro, meglio aspetatre l’Air M5, che come scritto nell’articolo, a breve arriverà.
Forse non ricordi bene, ma quando c’erano gli Intel tra i MBP base si doveva distinguere tra i 13, con scheda grafica integrata, e i 15, con scheda dedicata e tra i due c’era una bella differenza. Gli Air, al tempo non prevedevano scheda grafica dedicata, quindi, per chi ne aveva bisogno, non c’era da pensare troppo, solo da sborsare.
So che i videogiochi non sono ilo tipo di contenuto che conta su un portatile come questo, ma avere un display a 120Hz, un’ottima prestazione single-core e una GPU integrata veloce — senza però un solo gioco degno di essere giocato — è davvero un’occasione sprecata.
L’unico gioco a cui sto giocando al momento è Escape from Duckov, e funziona tranquillamente anche su un semplice Intel i3 di 13ª generazione.
Ho provato un MacBook Pro M3 Pro per la prima volta e ci ho caricato un gioco moderno (Baldur’s Gate 3). È la prima volta che un gioco del genere gira così fluido su un Mac moderno, senza preoccupazioni.
Il fatto che ora questo sia lo standard di base per i nuovi Mac è molto promettente — infatti sto già mettendo da parte un po’ di soldi per un M5 Pro, se davvero uscirà in primavera.
Beh, i 120 Hz sono ottimi per i video. So che è un tema controverso, ma personalmente apprezzo molto l’aspetto dei contenuti ad alto frame rate. Tuttavia, poiché YouTube (e probabilmente la maggior parte dei servizi di streaming) si ferma a 60 Hz, serve un interpolatore di fotogrammi a valle — nulla di troppo complesso, visto che è una funzione presente nella maggior parte dei televisori
I prezzi sono assurdi e anche ingannevoli. Il modello base ha un SSD da soli 512 GB. Nel 2025. E serve spendere €250in più solo per passare a un’unità da 1 o €750 per il 2 TB. Ridicolo.
Già, il classico stile Apple. Ti fanno pagare un prezzo premium per specifiche al limite, e poi ti tentano con l’upgrade. Una vera e propria rapina con il sorriso.
Ecco perché compro sempre il modello base più economico, cioè il Mac mini. Aspetto il periodo delle offerte “Back to School”, quando di solito danno una gift card da circa 100 €.
In più, lo prendo sempre dal sito Education, che taglia altri 100 € dal prezzo. Così di solito riesco a portarmi a casa l’ultimo Mac mini a 500 €.
Una domanda per chi possiede un MacBook Pro con display a nano-texture: avete notato qualche svantaggio? Probabilmente farò l’upgrade a un modello con chip M5 Pro o M5 Max quando saranno disponibili, e mi sto chiedendo se valga la pena scegliere la versione con questo tipo di schermo.
Personalmente non ho notato nessun difetto. Lo schermo è nitido e brillante, perfetto per il fotoritocco e la grafica che faccio per hobby. Lo adoro! Soprattutto se lavori all’aperto, sotto il sole o con una finestra alle spalle.
Detto questo, il portatile del lavoro non ha lo stesso schermo, e sinceramente non ci ho mai pensato negli ultimi mesi. Ma probabilmente è perché in ufficio non ho problemi di riflessi.
Comunque, se dovessi comprare un nuovo portatile e potessi permettermi il sovrapprezzo, lo rifarei senza pensarci due volte.
Confermo quanto detto da altri: sto scrivendo questa risposta su un portatile M4 con nano-texture, in una stanza piena di luce, e non vedo un riflesso che sia uno. A 150 dollari in più è un affare!
Guardando video o modificando foto non c’è nessuna sfocatura (ci ho fatto la prova in un Apple Store super illuminato, confrontando il modello con e senza nano-texture) — ti permette di concentrarti sullo schermo invece che distrarti con l’ambiente intorno.
Nessuno. Gestisce la luce ambientale in modo perfetto, si pulisce facilmente con il panno fornito e rende lo schermo visibilmente più morbido e uniforme. Non credo che acquisterò mai più un MacBook senza questa opzione.
Dopo tre generazioni, il mio Mac mini M2 Pro continua a sembrare più che potente. Secondo me il vero salto avanti è stato con l’M1 originale. Però devo dire che il controllo sempre più stretto di Apple sul mio computer mi sta facendo pensare seriamente di provare Linux…
Il mio M1 va ancora alla grande. Lo terrò finché non smetterà di essere supportato o finché Apple non mi darà un motivo davvero valido per fare l’upgrade.
Sto scrivendo dal mio MacBook Pro da 14″ M1 Max con 64 GB di RAM, e l’unica cosa che vorrei è una batteria nuova.
È impressionante che l’M5 non sia più potente dell’M1 Max, né nei test single-core né multi-core!
E anche se il “notch” non mi dà fastidio, Apple dovrebbe davvero inventarsi una soluzione per tutti quegli elementi della barra dei menu e le icone di notifica che finiscono per sparire perché non c’è più spazio.
Il mio MacBook Pro M3 da 14″ con display Liquid Retina XDR, 12 core (6 performance e 6 efficienza) e 18 core GPU, mi basterà per i prossimi cinque anni, senza dubbio.
Ho venduto il mio vecchio i7 del 2020 (preso 900€ mica male!) e ho preso un M3 Pro usato con 18 GB di RAM e 1 TB di SSD, coperto da AppleCare+. Alla fine mi è costato meno di 1.200 € di tasca mia.
Ancora meglio: Apple mi ha sostituito praticamente tutto il sistema (tranne il pannello inferiore!) gratis, mesi prima che scadesse AppleCare+, per un piccolo difetto del display.
La batteria è passata da oltre 300 cicli a 3, e l’SSD da 1 TB è come un bimbo appena nato, fresco fresco 😄
La gente quando confronta i prezzi fa sempre lo stesso errore: guarda solo il modello base. Invece bisognerebbe prendere il MacBook Pro M5 più economico, vedere quanta RAM e quanto SSD ha, e poi configurare il MacBook Air con le stesse specifiche. A quel punto ti accorgi che il prezzo è molto, ma molto più vicino di quanto sembri all’inizio.
Gli schermi dei MacBook di Apple sono in formato 16:10 da una vita.
In teoria, quindi, un display 16:10 dovrebbe avere una risoluzione di 3024×1890.
Apple però dichiara che la risoluzione nativa è 3024×1964.
Conclusione: il pannello non ha una sola “tacca”, ma due piccole aree extra — le famose “orecchie” ai lati della barra dei menu.
Spiegata benissimo a tutti i lagnosi…