Apple Music non è in crisi: perché l’ossessione di copiare Spotify è una falsa narrativa

Un nuovo articolo di Bloomberg ha riacceso la tesi secondo cui Apple Music sarebbe “spacciato” se non imiterà il modello di Spotify. L’editorialista Ashley Carman parte da un dato innegabile, la supremazia globale di Spotify, ma lo usa per costruire una deduzione fragile: Apple deve introdurre un livello gratuito, altrimenti il servizio non crescerà. L’intera argomentazione si regge su un sillogismo sbilenco e su confronti che non resistono a un’analisi rigorosa.
È vero che Spotify nel 2024 ha aggiunto 27 milioni di abbonati paganti, contro i circa 6 milioni totalizzati da Apple e Amazon insieme. Ma attribuire questo divario esclusivamente alla presenza di un piano gratuito è fuorviante. Carman stesso ammette che Amazon Prime Music, incluso senza costi aggiuntivi per 180 milioni di utenti americani, ha convertito meno di sei milioni di persone a un abbonamento premium. Una contraddizione evidente per chi presenta la gratuità come motore universale di crescita.
L’editoriale ignora anche la storia finanziaria di Spotify: due decenni di crescita senza profitti sostanziali, proprio a causa del modello “free”. E trascura il contesto globale. È corretto osservare che nei Paesi emergenti il prezzo di un abbonamento possa rappresentare un ostacolo, ma non è scontato che un piano gratuito generi automaticamente conversioni verso piani premium.
L’articolo sfuma poi i confini dell’ecosistema Apple. Presenta Apple Music come un servizio limitato all’hardware della Mela, omettendo la disponibilità su Android, Windows, smart TV e persino a bordo degli aerei. Sorvola anche sugli investimenti strategici, come la sponsorizzazione del Super Bowl: 129 milioni di spettatori nel 2024 e una spinta diretta alla visibilità del marchio, amplificata dal caso Bad Bunny, che dopo l’annuncio del suo show del 2026 ha registrato un incremento del 26% nello streaming complessivo negli Stati Uniti.
L’editoriale arriva a criticare Apple per l’attenzione alla qualità audio e per le migliori condizioni offerte agli artisti, presentandole come debolezze anziché come elementi differenzianti. Nonostante questo, Apple Music rimane il terzo servizio di streaming più usato al mondo, stabile e in crescita costante, sostenuto da un’azienda che nel 2024 ha generato 391 miliardi di dollari di ricavi, contro i 17 miliardi di Spotify.
Apple non ha la necessità di inseguire Spotify sul terreno del “gratis”, né avrebbe senso economico snaturare il proprio modello. La sua strategia di lungo periodo si basa sull’integrazione tra hardware e servizi, un circolo virtuoso che continua ad attirare nuovi utenti paganti. Analizzare un singolo segmento e trarne conclusioni apocalittiche significa ignorare la complessità dell’ecosistema e dei suoi dati reali. Investors included.


3 commenti
Non capisco questi due passaggi:
Nel titolo: “l’ossessione di copiare Spotify è una falsa narrativa”
In finale dell’articolo: “. Investors included.”
“l’ossessione di copiare Spotify è una falsa narrativa”, significa che la storia raccontata non riflette la realtà, ma costruisce una versione distorta dei fatti per sostenere una tesi già decisa in partenza.
“Investors included” significa che anche gli investitori sembrano aver capito che quell’articolo di Bloomberg non ha basi solide.
Il secondo servizio streaming è Amazon music? bisognerebbe vedere quanti usano davvero il servizio in caso con prime, io ad esempio non lo uso mai