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Una settimana nera per la Mela: frodi “zombie”, furti negli Apple Store e truffe digitali da Dublino a Kampala

di Stefano Donadio | 1 Dicembre 2025
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Iphone rubati.

 

La cronaca internazionale del crimine tecnologico mette in scena una settimana particolarmente movimentata, con casi che spaziano dalle frodi multimilionarie alla micro-criminalità, dai tentativi di furto negli Apple Store ai sofisticati sistemi di pagamento falsificati.

Tutto comincia ad Austin, dove la polizia ha recuperato oltre cento iPhone rubati durante il weekend di Halloween, frutto di un’operazione di borseggio orchestrata in pieno centro. Le autorità stanno ora cercando di restituire i dispositivi ai legittimi proprietari, pubblicando le schermate ritrovate e invitando i cittadini a denunciare la scomparsa.

A migliaia di chilometri di distanza, in Irlanda, un imprenditore cinese è stato condannato a sette anni e nove mesi per aver guidato una vasta frode basata sui cosiddetti “zombie iPhone”, dispositivi provenienti dalla Cina scambiati con modelli autentici da rivendere all’estero. Il giro d’affari illegale, che secondo gli inquirenti ha fruttato oltre 10,2 milioni di sterline, trasformava Chengwen Guo nel punto di riferimento irlandese di un’organizzazione criminale internazionale. Il giudice lo ha definito “un uomo molto energico” coinvolto in “comportamenti criminali di grande portata”.

Nel Regno Unito, un giovane di 20 anni è stato incriminato per aver rubato iPhone per un valore di 30 mila sterline dall’Apple Store del centro commerciale Lakeside, puntando in particolare i nuovi modelli di iPhone 17. All’accusa si aggiungono un tentativo di rapina in un altro Apple Store londinese e il possesso di armi improprie.

Sempre sul fronte dei furti nei negozi Apple, in California due sospetti provenienti da New York sono stati arrestati dopo aver tentato di uscire con un iPhone 17 Pro Max dall’Apple Store di Irvine come se fossero clienti VIP, nascondendo in auto un intero “backup iCloud” di dispositivi rubati.

In Pennsylvania, un’altra indagine ha svelato un’operazione di frode con carte regalo condotta attraverso un portafoglio digitale che imitava Apple Pay, sfruttando numeri tokenizzati per mascherare i dati originali delle carte. Le prime segnalazioni sono nate dall’acquisto di gift card presso catene come Wegmans e Home Depot grazie a informazioni rubate. Nel veicolo di uno dei membri dell’organizzazione sono state trovate carte regalo Apple e Macy’s, mentre le accuse includono frode, furto d’identità e associazione a delinquere.

La tecnologia Apple entra anche in un caso giudiziario negli Stati Uniti, dove il magnate immobiliare Oren Alexander sostiene che i pubblici ministeri abbiano omesso di consegnare al suo team la copia completa dei dati iCloud della presunta vittima, contenenti riprese che la mostrerebbero serena dopo l’episodio contestato. Il caso si intreccia con un’altra indagine federale a New York per presunti reati di traffico sessuale.

In Florida, un ventenne ha messo in scena un piccolo ma goffo colpo, fingendo di voler acquistare un iPhone 17 Pro per poi fuggire con il dispositivo senza pagare, riconosciuto poco dopo grazie alle telecamere e all’identificazione da parte dei dipendenti del negozio, fino alla resa spontanea alle autorità.

La settimana si chiude con due episodi che mostrano la doppia faccia della tecnologia Apple. In Mississippi, un AirTag nascosto su un soffiatore rubato da un cantiere di un nuovo Chick-fil-A (una popolare catena statunitense di fast food) ha portato la polizia dritta all’autore del furto.

In Africa orientale, il creator keniota Baba Talisha è riuscito a tracciare il percorso del suo iPhone 15 e di un Samsung fino all’Uganda, documentando il tragitto dei dispositivi sottratti durante un festival, più preoccupato per i contenuti perduti che per il valore economico.

Un mosaico di casi che, ancora una volta, mostra come l’universo Apple sia al centro di un crimine sempre più globalizzato, digitalizzato e creativo, tanto nei metodi quanto nelle contromisure che permette di attivare.

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