Braccio di ferro tra Bruxelles e X: multa da 120 milioni, Musk sbotta e la piattaforma chiude l’account pubblicitario dell’UE
Bullshit
— Elon Musk (@elonmusk)
Scontro aperto tra la Commissione europea e X dopo che venerdì Bruxelles ha comminato alla piattaforma di Elon Musk una multa da 120 milioni di Euro, pari a circa 140 milioni di dollari, per violazione del Digital Services Act. Si tratta della prima sanzione adottata nell’ambito del nuovo quadro normativo europeo per i servizi digitali, un precedente destinato a fare scuola. La reazione di Musk non si è fatta attendere ed è arrivata con il suo consueto stile diretto: un semplice “Bullshit” (sciocchezze) pubblicato su X in risposta all’annuncio ufficiale della Commissione.
La tensione è salita ulteriormente il giorno successivo, quando Nikita Bier, responsabile prodotto di X, ha accusato l’esecutivo europeo di aver abusato di un presunto escamotage per amplificare artificialmente la portata del post che annunciava la multa. Secondo Bier, la Commissione non avrebbe utilizzato il proprio account pubblicitario dal 2021, ma avrebbe scelto proprio un formato riservato agli annunci per comunicare la sanzione contro X. Nella sua ricostruzione, Bruxelles avrebbe condiviso un link progettato per indurre gli utenti a credere di trovarsi davanti a un video, così da aumentare ulteriormente la visibilità del contenuto, anche se il post in questione include effettivamente un video.
In risposta a quello che viene descritto come un atto ritorsivo, X ha deciso di revocare l’accesso all’account pubblicitario della Commissione europea. Una mossa che, tuttavia, appare destinata ad avere un impatto pratico minimo e difficilmente potrà offrire a X una reale leva negoziale nei confronti dell’Unione europea. Allo stesso tempo, il social rimane formalmente obbligata a pagare la sanzione, pur avendo la possibilità di presentare ricorso contro la decisione.
La vicenda non si chiude qui, perché oltre alla multa X dovrà anche fornire entro 60 giorni un piano dettagliato su come intende affrontare l’uso considerato “ingannevole” dei badge di verifica, uno dei punti centrali della contestazione europea. Il mancato rispetto di queste richieste potrebbe comportare ulteriori sanzioni, aggravando ulteriormente la posizione della piattaforma nel mercato europeo.

