Accadde oggi: Apple firma un accordo per i “cloni Mac”

16 dicembre 1994 Apple firma un accordo di licenza con Power Computing per consentirgli di produrre computer compatibili con Macintosh, noti come “Mac cloni”.
Il contesto: la strategia di Apple e la concorrenza con Microsoft
Negli anni ’80 e ’90, si discuteva molto sull’idea che Apple dovesse concedere in licenza la sua tecnologia. Molti consideravano il software di Apple superiore rispetto a quello di Microsoft, ma Cupertino aveva mantenuto un approccio chiuso, impedendo ad altri di utilizzare il suo sistema operativo. Al contrario, l’unico accordo di licenza stipulato da Apple negli anni ’80 favorì Microsoft, permettendole di utilizzare elementi dell’interfaccia Mac nel sistema operativo Windows, senza ottenere grandi benefici in cambio.
Questo approccio restrittivo portò Windows a diventare lo standard nel mercato, relegando il Mac OS a una posizione marginale. Tuttavia, nel 1994 Apple era ancora il più grande produttore di personal computer desktop, condividendo il primo posto con Packard Bell (entrambi al 12% del mercato). Seguivano Compaq (11%), IBM (9%), Dell (6%), Gateway 2000 (5%) e Hewlett-Packard (3%).
La paura di Windows 95 e il cambio di strategia
Nel 1994, spinta dalla paura del successo imminente di Windows 95, Apple cambiò strategia e iniziò a negoziare accordi di licenza con terze parti. Oltre all’accordo con Power Computing, Apple firmò un contratto con Bandai, il più grande produttore di giocattoli del Giappone, per creare una console di gioco basata su Mac OS (la Pippin, lanciata nel 1996 e subito fallita). Apple autorizzò anche Radius a produrre cloni Mac, lanciando il primo clone ufficiale, il Radius System 100, il 27 marzo 1995.
L’era dei cloni Mac: un disastro per Apple
Sebbene inizialmente i cloni Mac sembrassero promettenti, si rivelarono un disastro per Apple. I cloni, essendo più economici, ridussero drasticamente i guadagni per unità di Apple. La licenza prevedeva un compenso di soli 50 dollari per ogni clone venduto, cifra che non compensava le perdite derivanti dal calo delle vendite dei Mac originali.
Fred Anderson, CFO di Apple, calcolò che la strategia dei cloni aveva causato gravi perdite economiche all’azienda. Il rapporto con Power Computing terminò il 5 agosto 1997, quando Apple sfruttò una clausola legale per interrompere l’accordo introducendo Mac OS 8, sostenendo che la licenza fosse valida solo per il System 7. Alla fine, Apple acquistò la divisione Mac di Power Computing per 100 milioni di dollari, ponendo fine all’era dei cloni Macintosh.
Il ritorno di Steve Jobs e la rinascita di Apple
La fine dei cloni spianò la strada al ritorno di Steve Jobs nel 1997, segnando l’inizio di una nuova era per Apple, che avrebbe poi rivoluzionato il mercato tecnologico.

