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macOS Tahoe, il caos delle icone dei menu: quando il design Apple diventa un ostacolo all’usabilità

di Stefano Donadio | 7 Gennaio 2026
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  • GUI
  • Icone
  • macOS 26 Tahoe

Sequoia tahoe textedit@2x.

Sequoia (a sinistra) e Tahoe

 

Con il passaggio da Sequoia a macOS Tahoe, Apple ha introdotto una delle modifiche più controverse degli ultimi anni: l’aggiunta sistematica di icone accanto a praticamente ogni voce di menu. L’obiettivo dichiarato è rendere le funzioni più riconoscibili e rapide da individuare, ma il risultato finale, osservato nelle versioni 26.1 e 26.2 del sistema senza alcuna personalizzazione, racconta una storia molto diversa. L’interfaccia appare più affollata, meno leggibile e spesso più confusa, con un paradosso di fondo: quando tutto ha un’icona, nulla risalta davvero.

Il principio cardine del design iconografico è la differenziazione. Un’icona funziona se aiuta l’occhio a individuare rapidamente un’azione rispetto alle altre. Riempire ogni riga di simboli, per di più monocromatici, annulla proprio questo vantaggio. L’effetto è opposto a quello desiderato: l’utente non trova prima ciò che cerca e l’insieme risulta visivamente più disordinato. In passato Microsoft aveva dimostrato come un uso selettivo delle icone, soprattutto con il colore, potesse migliorare velocità di riconoscimento e pulizia dell’interfaccia. Anche se esteticamente discutibili, le icone a colori separano meglio testo e simbolo e risultano più immediate nell’uso quotidiano.

 

Menu new@2x.

 

Il problema si aggrava sul fronte della coerenza. Per essere utili, le icone devono mantenere lo stesso significato tra app diverse, così da permettere all’utente di apprendere un linguaggio visivo e riutilizzarlo. In macOS Tahoe accade l’opposto. Operazioni fondamentali come “Nuovo”, “Apri”, “Salva”, “Chiudi”, “Trova”, “Elimina” o “Minimizza” sono rappresentate da icone diverse a seconda dell’applicazione, talvolta persino con frecce orientate in direzioni opposte o simboli completamente differenti per la stessa azione. Si tratta di funzioni di base del sistema operativo, sempre presenti e sempre nello stesso punto dei menu, che dovrebbero essere immediatamente riconoscibili ovunque.

L’incoerenza non si limita al confronto tra app, ma emerge anche all’interno della stessa applicazione. Le icone usate nelle barre degli strumenti spesso non coincidono con quelle dei menu, nonostante rappresentino esattamente la stessa operazione. In casi come Anteprima, Foto o Mappe, la discrepanza è evidente e priva di giustificazione, rendendo più difficile creare un’associazione stabile tra simbolo e funzione.

A questo si aggiunge un uso disinvolto e spesso errato del riutilizzo delle icone. Lo stesso simbolo viene impiegato per azioni completamente diverse come “Nuovo”, “Quick Look”, “Mostra completati”, “Importa” o “Aggiornamenti”. In alcuni menu compaiono più icone identiche una accanto all’altra, talvolta persino per comandi adiacenti. Invece di chiarire il significato, questa pratica mina la fiducia dell’utente e vanifica qualsiasi apprendimento visivo. L’esempio più estremo è l’app Foto, dove la ripetizione degli stessi simboli dà l’impressione di una scelta fatta per esaurimento delle idee più che per un progetto coerente.

Un altro nodo critico è l’eccesso di sfumature grafiche. Apple sembra affidarsi a differenze minime per distinguere icone diverse: una freccia leggermente inclinata, un cerchio più schiacciato, un tratto appena più spesso, tre puntini più o meno distanziati, una piega su un foglio o qualche linea interna in più. In teoria, variazioni sottili possono convivere se il sistema è coerente, ma in Tahoe la stessa azienda usa simboli quasi identici per significati diversi e simboli molto diversi per lo stesso significato, chiedendo all’utente uno sforzo di attenzione irrealistico.

Il limite fisico delle dimensioni peggiora ulteriormente la situazione. Le icone dei menu di Tahoe occupano in media uno spazio equivalente a 12×12 pixel logici, 24×24 su display Retina. Su un MacBook Pro moderno questo si traduce in una dimensione fisica di circa 2,4 millimetri, quattro volte più piccola rispetto alle icone da 16×16 pixel di Windows 95 sui monitor dell’epoca. In uno spazio così ridotto, i dettagli diventano indistinguibili. Linee, simboli e lettere di uno o due pixel reali risultano difficili da percepire anche a forte ingrandimento, figuriamoci a distanza normale d’uso. Alcune icone includono elementi microscopici come lettere “i” alte due pixel o finestre complete di semafori, dettagli che contraddicono apertamente l’idea stessa di icona riconoscibile.

La scelta tecnica di utilizzare font vettoriali al posto di bitmap allineate alla griglia dei pixel contribuisce a un aspetto sfocato e impreciso. I font garantiscono scalabilità e risparmio di risorse, ma su dimensioni così ridotte soffrono di problemi di allineamento, spessore dei tratti e resa complessiva. Funzionano ovunque, ma non eccellono in nessun contesto, soprattutto quando l’icona è minuscola e ricca di dettagli.

 

Details zoom@2x.

 

Infine, c’è il tema delle metafore visive. Un’icona può aiutare a capire un comando solo se rappresenta un oggetto familiare o un simbolo universalmente riconosciuto, come il cestino per eliminare. In Tahoe molte icone risultano astratte o ambigue, costringendo l’utente a decifrare cosa stia guardando prima ancora di collegarlo all’azione descritta dal testo. In questi casi il simbolo non accelera la comprensione, ma la rallenta.

macOS Tahoe mostra così il lato meno riuscito di una scelta ambiziosa: trasformare i menu in un linguaggio visivo completo senza rispettarne le regole fondamentali. Il risultato è un’interfaccia più rumorosa, meno chiara e, paradossalmente, meno “Apple” di quanto ci si aspetterebbe da un’azienda che ha sempre fatto della semplicità e dell’usabilità il proprio marchio di fabbrica.

4 commenti

  1. Alessio Ferraro ha detto:
    7 Gennaio 2026 alle 12:25

    Finché ci sono scritti i testi descrittivi, va ancora bene. Purtroppo sempre più applicazioni scelgono di usare SOLO le icone ed eliminare le descrizioni, con il risultato che, in caso di dubbio, o si aspetta pazientemente il tooltip esplicativo, oppure (se non compare), si rischia: un’icona non standard o comunque non facilmente identificabile potrebbe facilmente dare un comando indesiderato, e la mancanza del testo in chiaro rallenta di molto l’uso e l’interattività.

    Questo non avveniva nelle prime versioni del sistema operativo del Macintosh, dove c’era una rigida coerenza che purtroppo con gli anni è andata scomparendo, rendendo meno intuitiva l’interfaccia e creando potenziali equivoci ed errori…

    Rispondi
  2. Carlo 65 ha detto:
    7 Gennaio 2026 alle 19:33

    Un motivo in più per non aggiornare i miei Mac è continuare con Sequoia che fra l’altro funziona benissimo. Se potessi tornare indietro da iOS 26 a iOS 18 lo farei immediatamente. Grazie Stefano, sempre coerente.

    Rispondi
  3. Diego ha detto:
    8 Gennaio 2026 alle 11:04

    Sinceramente preferisco di gran lunga i menu con un’iconcina associata.

    In alcuni casi le icone utilizzano simboli diversi, ma si tratta comunque di quelli già presenti nella GUI dell’app stessa, in ogni caso migliorabile.

    L’associazione visiva di una forma avviene più rapidamente rispetto alla lettura di un menu testuale. Ovviamente le icone devono essere studiate con attenzione: alcune funzionano molto bene, altre sono certamente migliorabili.

    Un esempio è Safari -> File, dove alcune icone risultano poco chiare o non immediatamente intuitive.

    Quando l’icona è ben progettata, il menu diventa quasi superfluo, ed è proprio su questo che Apple dovrebbe porre maggiore attenzione.

    Rispondi
  4. Massimo ha detto:
    9 Gennaio 2026 alle 09:30

    Problema simile per iPhone: iOs 26 ha spostato in basso il box di ricerca nelle app di sistema per posizionarlo vicino alla tastiera, il che ha una sua logica. Tuttavia nelle varie app, Apple dovrebbe far uniformare la posizione del box “cerca” in tutte le app, così come l’icona della lente, e imporre agli sviluppatori la medesima posizione. A volte si rimane lì un secondo o due per individuare dove sia l’icona della lente o il riquadro “cerca” che cambia posizione a seconda delle app. L’icona della lente già variava posizione, ora anche il box “cerca”… prima del ios26 almeno questo era in alto su tutte le app, invece la lente già cambiava a seconda dell’app. Perché aggiungere confusione?

    Rispondi

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