Gurman: Siri potenziata con Google a breve, ma il vero chatbot slitta a settembre

Il ritorno di Mark Gurman dopo un periodo di pausa coincide con una indiscrezione destinata a far discutere, perché svela nel dettaglio la strategia di Apple per recuperare terreno sull’intelligenza artificiale dopo i ritardi accumulati: Cupertino ha deciso di mantenere fede alle promesse fatte alla WWDC 2024 partendo da un aggiornamento non rivoluzionario ma fondamentale di Siri, previsto con iOS 26.4 nei prossimi mesi. L’assistente manterrà l’interfaccia attuale, senza trasformarsi subito in un chatbot, ma guadagnerà funzioni chiave annunciate l’anno scorso e mai arrivate, come la capacità di analizzare i contenuti sullo schermo, accedere in modo più profondo ai dati personali dell’utente e migliorare sensibilmente la ricerca sul web.
La scelta più sorprendente è che questo primo passo avverrà sfruttando un modello di intelligenza artificiale basato su tecnologia Google già disponibile. Una decisione che, secondo Gurman, riflette il peso delle promesse mancate che ancora grava su Tim Cook & C. e la necessità di presentare risultati concreti nel breve periodo.
Le vere capacità da chatbot, però, arriveranno più avanti. Le fonti citate da Gurman indicano che Apple punta a presentare questa tecnologia a giugno durante la Worldwide Developers Conference (WWDC) e a rilasciarla in autunno, con un debutto previsto a settembre. Sarà iOS 27 a segnare il vero cambio di passo, grazie a un modello Google più recente che alimenterà Siri sia in modalità vocale sia testuale, trasformandolo di fatto in un assistente conversazionale completo. Nonostante questo, Apple non avrebbe ancora deciso di lanciare un’app dedicata a Siri sul modello di Gemini, Claude o ChatGPT, segnale di una certa cautela verso l’approccio a prompt libero e a un’interfaccia basata su una semplice casella di testo.
Gurman aggiunge infine un dettaglio particolarmente delicato sul fronte infrastrutturale. Apple e Google starebbero discutendo la possibilità di ospitare il chatbot direttamente sui server Google, sfruttando potenti chip TPU progettati per l’elaborazione AI. In netto contrasto, l’aggiornamento più imminente di Siri continuerà a girare sui server proprietari di Apple basati su Private Cloud Compute, che utilizzano chip di classe Mac e sono parte integrante della strategia di tutela della privacy di Cupertino.
Questa potenziale svolta apre interrogativi importanti: la piattaforma Private Cloud Compute di Apple potrebbe non essere sufficientemente potente per i modelli AI progettati da Google, oppure Cupertino potrebbe trovarsi di fronte a un compromesso complesso tra massime prestazioni e i suoi storici standard di privacy. Il percorso che porterà Siri da semplice assistente a vero concorrente dei chatbot più avanzati sembra quindi segnato non solo da scelte tecnologiche, ma anche da decisioni strategiche che potrebbero ridefinire uno dei pilastri dell’identità Apple.

