Accadde oggi: Apple lancia il primo Mac (la recensione di oggi del Macintosh 128K)

24 Gennaio 1984: Annunciato due giorni prima dall’ormai leggendario spot “1984” trasmesso dalla CBS durante il Super Bowl VII, Apple lancia il suo primo Mac, il Macintosh 128K dotato di mouse e interfaccia utente grafica destinato alle masse.
Il progetto Mac risale alla fine del 1970, ma il creatore non fu Steve Jobs, bensì Jef Raskin, che ebbe la rivoluzionaria idea di costruire un personal computer facile da usare e che tutti potevano permettersi.
Secondo Raskin il prezzo non doveva superare $ 500 ($ 1.650 di oggi), quindi il computer era decisamente più economico rispetto all’Apple II, che nel 1970 costava $ 1.298. In realtà, all’epoca già esisteva un computer a basso costo, il TRS-80 prodotto da Radio Shack, che costava $ 599, ma per la la semplicità delle sue caratteristiche tecniche rientrava tra gli home computer, e non tra i personal computer.
Steve Jobs intuì le potenzialità dell’idea di Raskin, con il quale però entrò presto in disaccordo sul prezzo e la qualità. Jobs mise in piedi il famigerato “Team Macintosh” (le cui firme furono stampate all’interno del case del Macintosh 128K), relegando Raskin ad un ruolo sempre più marginale, fino a costringerlo a lasciare Apple per approdare in Canon, dove realizzò il suo progetto con il computer Canon Cat (che non riuscì a decollare, nonostante le critiche positive e il discreto successo di vendite).
Originariamente, il nome del Macintosh doveva essere “McIntosh”, un riferimento a una cultivar di mela preferito da Raskin. Tuttavia, McIntosh Labs era una azienda di New York molto famosa che realizzava impianti stereo di fascia alta, e Jef Raskin, intuendo un possibile problema di copyright, decise di aggiungere una lettera “a” per differenziare il computer Apple dai prodotti audio di McIntosh. Tuttavia, al momento della registrazione del marchio di fabbrica, Apple si era vista respingere la richiesta perché i due nomi, Macintosh e McIntosh, erano foneticamente identici. Così, Steve Jobs scrisse alla McIntosh per chiedere l’autorizzazione all’uso del nome Macintosh, nulla osta che giunse solo dopo un accordo che prevedeva un lauto compenso la cui entità non è stata mai rivelata.
Apple aveva un “piano B” per il nome, nel caso non fosse riuscita ad accordarsi con McIntosh. Il computer si sarebbe chiamato “MAC”, che sta per Mouse-Activated Computer, ma stando ad una battuta che circolava nella sede di Cupertino, si trattava dell’acronimo di Meaningless Acronym Computer
Il Macintosh 128K non è stato il primo computer di massa di Apple (era stato preceduto dall’Apple II), e non era neppure il primo ad usare una GUI fatta di finestre, icone e un puntatore del mouse (anche in questo caso era stato anticipato dal Lisa).
Ma il Mac ha riunito facilità d’uso e creatività personale, e offriva agi utenti qualcosa di meglio di un testo verde su schermi neri, lo standard di allora.
Il Macintosh 128K vantava un processore a 8 MHz. Il “128K” nel nome indicava il quantitativo della RAM. Il primo Mac aveva due porte seriali, e poteva ospitare un disco floppy da 3,5 pollici, ed incorporava un monitor in bianco e nero da 9 pollici. Il System 1.0 era il sistema operativo, ed il prezzo era di $ 2.500 (l’equivalente di circa $ 5.000 di oggi).
Le vendite del primo Mac furono deludenti, ed anche per questo Apple continuò a produrre l’Apple II per molto tempo ancora. Solo con il rilascio del terzo modello, il Macintosh SE/30, un computer incredibilmente veloce e versatile, le vendite decollarono.
Tuttavia, l’originale Mac 128K rimane uno dei personal computer più iconici.
Di seguito, trovate la recensione a posteriori del Macintosh 128K (nel 1984 giocavo ancora con i soldatini):
Grazie al genio visionario di Steve Jobs, 30 anni fa Apple ha rivoluzionato il mercato dei computer con il Macintosh 128K, che è diventato il modello da imitare per le altre aziende che producono computer.
Quanta della sua influenza originale rimane? Che cosa si prova a usare il Macintosh 128K a 30 anni di distanza dal lancio sul mercato?
Nonostante gli anni passati, un certo numero di computer Macintosh 128K sono ancora in buona salute, e con un po’ di fortuna su eBay è possibile acquistare uno. Ad esempio, al momento di pubblicare questo articolo, su eBay c’è un’asta per un Macintosh 128K completo dell’imballo originale al prezzo di US $2.984 (circa €2.192), spese di spedizione, e di sdoganamento escluse. E proprio sul popolare sito di aste online ho acquistato il mio Macintosh 128K, più precisamente il modello numero 6013 prodotto durante la 18° settimana del 1984.

Come è nato il Macintosh 128K
L’idea del Macintosh non è di Steve Jobs, ma di Jeff Raskin, un ingegnere che ha collaborato con Apple fin dal lontano 1976, quando aveva contribuito a scrivere il manuale per il Basic per l’Apple II.

Alle fine degli anni ’70, Raskin si rese conto che per la sua complessità, l’Apple II obbligava l’utente ad essere anche un piccolo tecnico. Raskin iniziò così ad elaborare l’idea di un computer che potesse essere semplice ed estremamente funzionale nello stesso tempo. ll Macintosh non avrebbe dovuto avere slot di espansione e doveva avere un monitor integrato, oltre a una forma compatta che consentisse di portalo in giro con facilità. Insomma, l’idea generale del Mac iniziava concretamente a prendere forma e fu lo stesso Mike Markkula, al tempo direttore generale di Apple, a invitare Raskin a continuare l’elaborazione del concetto, cercando di verificare la possibilità di concretizzare l’idea in un prodotto realmente commerciabile.
Mentre Raskin continuava a elaborare la sua teoria, prevedendo per quello che si sarebbe dovuto chiamare Apple V un prezzo di poco superiore ai 500 Dollari, il giovane Jobs non perdeva occasione per criticare il suo lavoro, ritenendo che l’idea di Raskin non avrebbe avuto la minima possibilità di emergere nel mercato.
Il secondo membro del team Macintosh si chiamava Burrell Carver Smith ed era un esperto di hardware, fino a quel momento impegnato sul progetto Apple II. A Smith venne affidato il compito di preparare un prototipo del Macintosh. Venne utilizzato un piccolo schermo TV e un processare Motorola 6809E, dato che il 68000 che equipaggiava Lisa era troppo costoso e avrebbe fatto superare iI limite di prezzo previsto da Raskin. Uno dei membri che si unì al gruppo fu lo stesso Wozniak, affascinato dalla teoria di Raskin e ben felice di tuffarsi in quella che era la sua vera passione.
Il ruolo di Jobs nella creazione del Macintosh si fece ben presto evidente. In quel periodo, l’intera Apple era particolarmente eccitata dall’idea di Lisa e da quello che si era scoperto dalla visita alla Xerox. I ricercatori e i manager Apple erano in fermento, tutti tranne uno: il povero e bistrattato Steve Jobs che, come raccontato nel corso della seconda punta, era stato allontanato dal gruppo di ricerca di Lisa dall’allora presidente Scott.
Il progetto Macintosh apparì a Jobs come un utile strumento per dimostrare la propria capacità e umiliare tutti coloro che stavano faticosamente lavorando al progetto Lisa. Steve si tuffò immediatamente nel progetto, prendendone le redini e lasciando a Raskin il compito di occuparsi della sezione software del prossimo nato. Quello che era quindi un progetto che vedeva impegnate poche persone, divenne ben presto uno dei nuclei più vivaci dell’intera Apple. Jobs si posizionò al secondo piano di una palazzina che ai tempi era conosciuta come Texaco Towers e assunse decine di nuove persone pronte a dedicarsi anima e corpo al nuovo progetto.
La direzione dei lavori fu veramente piratesca: la palazzina dove si trovava il gruppo Macintosh era tenuta praticamente nascosta ad Apple e in questo modo Jobs poteva agire con ampia libertà. Una volta deciso insieme a Smith di equipaggiare il Mac con il processore Motorola 68000, consentendo quindi allo stesso computer di poter sfruttare la tecnologia studiata per Lisa (come ad esempio tutta la parte relativa a QuickDraw), Jobs e soci iniziarono a ispirarsi molto liberamente – per non dire a rubare – tecnologia e persone al progetto Lisa.
Il lavoro da completare era ancora troppo, e solo nel febbraio del 1982 si riuscì ad avere il primo prototipo del case del Mac, sul quale vennero inserite le firme di tutti i membri del gruppo (questa idea verrà ripresa anche dai progettisti del primo Amiga 1000 di Commodore, qualche anno dopo). A quel tempo il Macintosh appariva sempre più simile a Lisa e per questo si pensò di dotare anche questo computer di un mouse, contro il volere di Raskin che avrebbe preferito un sistema di puntamento diverso, come ad esempio una penna ottica.
Nel febbraio 1982 Steve Jobs annunciò a Raskin che si sarebbe occupato personalmente anche del settore software del progetto, lasciando a Jeffs solo la parte relativa alla documentazione. Questi non poté quindi fare altro che abbandonare definitivamente il progetto, rendendosi purtroppo conto di come Jobs avesse ormai fatto completamente suo il Macintosh.
I lavori intanto continuavano febbrili. Ben presto l’intero team si rese conto che il vero rivale del Macintosh non doveva essere considerato Lisa, ma piuttosto il nuovissimo prodotto di IBM, il PC, che stava erodendo sempre più terreno alla supremazia di Apple. Era quindi chiaro che si doveva completare subito il tutto. I problemi, sia a livello hardware sia software, erano comunque numerosi e anche la scadenza fissata per il 1983 fu disattesa.
Jobs diventava sempre più nervoso, irritante ed esigente. I membri del team lavoravano a ritmo continuo senza concedersi una minima pausa, e questo solo per riuscire a realizzare quello che per tutti loro era un vero e proprio sogno.
Alcune modifiche al progetto furono obbligatorie: la RAM che equipaggiava il Mac doveva essere pari ad almeno 128KB, l’idea del floppy drive da 5.25″ non andava più bene e si dovette quindi adottare il nuovo drive prodotto da Sony, quello da 3.5”. Infine, il prezzo del computer fu fissato a $2.495 per via degli ingenti investimenti che il nuovo presidente di Apple, John Sculley, aveva messo in atto.
Il Macintosh venne presentato il 24 gennaio 1984 alla riunione annuale dei soci Apple e venne accolto con grande entusiasmo. ll piccolo Mac era equipaggiato con un processore Motorola 68000 a 7,83MHz, 128KB di RAM, un monitor monocromatico da 9 pollici, un floppy disk da 400 KB e un design davvero accattivante; era più piccolo e più veloce di Lisa, e si poteva quindi affermare che la battaglia di Jobs contro il progetto Lisa era stata vinta alla grande.
La recensione 40 anni dopo
La prima cosa che sorprende del Macintosh 128K è la struttura familiare tipica di un computer con tastiera e mouse. È diverso da qualsiasi computer prodotto prima del 1984, come l’Altair 8800, infatti il Macintosh 128K è un all-in-one (tutto-in uno) con lo schermo e il computer racchiuso in una singola unità.

Il Macintosh 128K è, allo stesso tempo, molto più piccolo e meno ingombrante rispetto alla maggior parte dei computer moderni. L’unità piuttosto piccola fa sembrare la tastiera e il mouse comicamente enormi. Mentre il moderno iMac sembra essere una monitor sospeso, il Macintosh 128K avvolge il piccolo schermo.
Il monitor
Per gli standard di oggi, il monitor del Macintosh 128K è minuscolo. Come accennato, è un CRT da 9 pollici con una risoluzione dello schermo di appena 512×342-pixel, quindi leggermente più piccolo di uno iPad Air, anche se ha una risoluzione molto più bassa (inferiore perfino rispetto al primo iPhone). Forse anche per via del case del Macintosh 128K il display sembra ancora più piccolo. Lo schermo è in bianco e nero, e leggermente curvo, caratteristiche che le lo rendono innegabilmente retrò.

La tastiera
Il Macintosh 128K è il primo computer consumer dotato di mouse, e oltre al floppy con il sistema operativo era incluso un altro floppy con alcuni “esercizi” per imparare a usare la rivoluzionaria periferica. Anche per questo, Steve Jobs decise che la tastiera non doveva includere i tasti freccia in modo da “costringere” l’utente a sforzarsi di utilizzare il mouse. Manca il tastierino numerico, venduto a parte e poi inglobato nella tastiera del Macintosh Plus.

Anche se la tastiera può apparire un po’ ingombrante, dal punto di vista del design è molto bella. Ha il tasto Maiuscole (Shift), Opzione e il tasto Comando (⌘) , anche se solo sul lato sinistro. Sul lato destro si trova un tasto backspace (cancella indietro). La tastiera emette un tranquillizzante “thunk” durante la digitazione e il suo aspetto solido conferma che è stata pensata per durare, dopo tutto, è ancora utilizzabile 30 anni dopo.
Il Mouse
Il mouse del Macintosh 128K è il modello M0100, è entrato nella storia dell’informatica, e ancora oggi è il dispositivo di input più popolare. Fa esattamente quello che ci si aspetta: spostare il cursore sullo schermo. Ha un solo pulsante, è facile fare click e da impugnare.

Sotto il mouse c’è una pallina di scorrimento, alla quale si accede svitando il grande quadrante circolare in modo da poterla estrarre e pulirla, cosa che doveva essere fatta con una certa frequenza.

L’interfaccia utente
Nonostante il Macintosh abbia un sistema operativo di oltre 30 anni, l’interfaccia grafica, il mouse, la tastiera e lo schermo lo rendono straordinariamente facile da utilizzare.
Il sistema operativo del Macintosh 128K è sorprendentemente reattivo. Il cursore si sposta con il mouse con un impercettibile ritardo, i menu e i programmi si aprono velocemente. L’unico “difetto” è l’assenza di un hard disk: quando il computer si accede bisogna inserire il floppy con il sistema operativo.

L’interfaccia utente è incredibilmente familiare per chiunque abbia usato un computer Macintosh. La barra dei menu rimane nella parte superiore, e in alto a sinistra c’è il menu Apple con la classica voce “About the Finder” e una serie di applicazioni. A destra ci sono i menu File, Edit, View e Special. Sulla scrivania, in basso a destra, c’è l’icona di un bidone della spazzatura (il Cestino). Non c’è il Dock, che è arrivato con OS X) e nessun Launcher (Pulsantiera), che ha fatto il suo debutto con il Macintosh 7.5.

Scegliendo una applicazione dal menu Apple, questa di apre nel Finder. Il menu non cambia per ogni programma, come accade oggi, ma rimangono solo i menu Apple, File, Edit, View e Special. Le applicazioni si “sentono” leggere e si possono organizzare come meglio si preferisce, anche sovrapponendole.
Alcune applicazioni, come la calcolatrice, hanno angoli arrotondati, un piccolo dettaglio fortemente voluto da Steve Jobs. Infatti, Bill Atkinson, l’ingegnere che realizzo MacPaint e la maggior parte dell’interfaccia utente del Macintosh 128K, riteneva che fosse impossibile. Ma, il carismatico Jobs lo convinse che niente era impossibile.
Il pannello di controllo
Un rapido sguardo al pannello di controllo del Macintosh 128K rivela una grafica incredibilmente moderna. Steve Jobs incaricò la talentuosa e giovanissima artista Susan Kare di realizzare le icone del sistema operativo, che fece largo uso di metafore, come ad esempio la tartaruga e la lepre per indicare le regolazioni della velocità del mouse, e la rappresentazione grafica di un cursore per il volume. È abbastanza facile capire i pulsanti quali funzioni regolano.

MacPaint
Oltre a quello per il sistema operativo, un alto floppy con MacWrite e MacPaint fa parte della dotazione standard del Macintosh 128K. Sorprendentemente, MacPaint non è molto differente rispetto a tante altre applicazioni moderne.

Quello che stupisce di più è la tavolozza degli strumenti che compare sulla sinistra, con una serie di strumenti familiari come selezione, lazo, e secchiello, le cui rispettive icone sono le stesse utilizzate da Photoshop oggi. In basso ci sono i pannelli per sceglier lo spessore del pennello e opzioni del modello. La posizione delle varie palette sono fisse, ma tutte organizzate in finestre separate. La barra dei menu di MacPaint offre opzioni aggiuntive come Font, FontSize e Style.

Considerazioni finali
Il Macintosh 128K è un computer straordinario. Come si può facilmente intuire, non c’è modo di utilizzarlo per scopi pratici oggi, ma può ancora servire per scrivere articoli, disegnare diagrammi e sperimentare. E se trent’anni dopo sedersi alla scrivania, accederlo e cominciare ad utilizzarlo è una esperienza sorprendentemente fantastica, è possibile solo immaginare l’emozione di chi nel 1984 ha avuto la fortuna di poter utilizzare il Macintosh 128K.
Una curiosità

Rilasciato nel gennaio 1984 semplicemente come Apple Macintosh, dopo l’uscita del Macintosh 512K nel mese di settembre sempre dello stesso anno, che ha ampliato la memoria da 128 KB a 512 KB, il Macintosh è stato rimarchiato Macintosh 128K. Anche se funzionalmente gli stessi sistemi, il Macintosh e Macintosh 128K erano tecnicamente due computer diversi, con il 128K contenente un logicboard completamente riprogettata per ospitare comodamente sia quella da 128 KB, sia quella da 512 KB.
Quindi, i Macintosh prodotti a partire dal novembre 1984 posteriormente recano la scritta “Macintosh 128K” (foto in alto a destra), mentre quello originale solo “Macintosh”.



9 commenti
Certo che, paragonando le specifiche di allora ad oggi, viene da sorridere 9 pollici per il monitor e 128 Kb di Ram. Io in quegli anni ricordo di aver visto un tipo di mouse o puntatore a forma di mezza palla da baseball e a detta del proprietario superscienziato doveva essere il mouse del futuro, ma parte in qualche videogioco da bar non l’ho mai più visto. A te Stefano ti risulta qualcosa del genere o me lo sono solo sognato?
Mai visto…
Stai parlando del TrackBall ancora oggi esistono e in avri ambienti hanno il loro perché,
In ambito nautico e aeronautico, sono usatissimi.
Ciao.
Buongiorno, ho ancora un computer Macintosh 128K completo di borsa dedicata per il suo trasporto. Non lo uso più dalla metà degli anni ’90. Ma non ho voluto sbarazzarmene perché ho apprezzato moltissimo questo compagno di lavoro. Ricordo che non riuscivo più a salvare quello che avevo scritto, ma per il resto funzionava benissimo. Oro lo tengo ancora più caro. E’ in cantina, insieme con il mio PC precedente, un CompaQ Transportable con schermo al plasma (arancione) e tastiera incorporata che fungeva da chiusura, che penso funzioni ancora. Ricordo lo stupore dei poliziotti di frontiera della DDR quando nella 2a metà degli anni ’80 una volta lo portai con me alla Fiera di Lipsia e degli agenti della STASI vennero nel mio stand a controllare che cosa ne facessi. Ricordi dei bei tempi di quando lavoravo…
Stefano, io non vedo le immagini caricate nell’articolo. Sono con Safari da desktop
Non riesco a ripetere l’errore con alcun browser per Mac… vedi se si presenta anche con gli altri articoli, nel caso disabilita l’adblock o l’ultima estensione che hai installato, riavvia anche il modem.
Ho appena provato: alcuni articoli li vedo correttamente (quindi mi carica le immagini), mentre altri no. Ho visto che anche con il logo del sito in alto a sinistra mi fa lo stesso scherzo. Non capisco come mai.. Da iPhone 12 mini invece mi va tutto bene. Non ho l’adblock e non installo estensioni da un sacco di tempo. Adesso provo a disabilitare le uniche due attive e vediamo cosa succede
Ho provato a disabilitare le estensioni attive ma non è cambiato nulla. A questo punto mi leggerò l’articolo dall’iPhone e via
La cosa incredibile è che al netto del monitor ovviamente diverso e del look moderno nelle app di oggi, il sistema di per se si usa ancora nello stesso modo