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Tim Cook e altri CEO tech alla Casa Bianca per la proiezione del documentario “Melania”

di Stefano Donadio | 27 Gennaio 2026
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  • Casa Bianca
  • Donald Trump

 

Nel fine settimana Tim Cook ha fatto visita al presidente Donald Trump alla Casa Bianca per partecipare alla première privata di “Melania”, il documentario dedicato alla First Lady in uscita nelle sale nei prossimi giorni. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, alla proiezione hanno preso parte diversi amministratori delegati del settore tecnologico, trasformando l’evento in una vera e propria vetrina del potere economico e politico statunitense. Oltre al numero uno di Apple erano presenti Eric Yuan di Zoom, Andy Jassy di Amazon, il presidente di Amazon Jeff Bezos e la CEO di AMD Lisa Su, tutti invitati anche a una cena VIP organizzata a margine della serata.

Tradizionalmente le proiezioni cinematografiche alla Casa Bianca si tengono nell’East Wing, ma la demolizione dell’ala voluta da Trump per far spazio a una nuova sala da ballo di 90.000 piedi quadrati ha reso necessario allestire un cinema temporaneo. Agli ospiti sono stati consegnati biglietti incorniciati, copie del memoir di Melania Trump e confezioni commemorative di popcorn in bianco e nero, servite da camerieri con guanti per evitare impronte e preservare l’atmosfera esclusiva dell’evento.

La presenza di Cook si inserisce in una strategia di rapporti sempre più stretti con l’attuale Presidente. Nel corso del 2025 il CEO di Apple ha visitato più volte la Casa Bianca, incontrando Trump anche in Giappone e a Davos. Apple ha inoltre contribuito economicamente, con una cifra non resa pubblica, al progetto della nuova sala da ballo presidenziale, mentre Cook ha donato a Trump una targa in vetro con base in oro a 24 carati. Già prima dell’insediamento, Cook aveva sostenuto personalmente l’inaugurazione presidenziale con una donazione da un milione di dollari.

Il documentario “Melania” debutterà nei cinema il 30 gennaio, preceduto da una première ufficiale il 29 gennaio presso il Donald J. Trump and The John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts. Amazon avrebbe investito oltre 40 milioni di dollari nel progetto, che racconta il percorso di Melania Trump dalla campagna presidenziale del 2025 fino al giorno dell’inaugurazione. Alla regia c’è Brett Ratner, che per realizzare il film avrebbe trascorso mesi vivendo a Mar-a-Lago.

Si tratta del primo progetto da regista di Ratner dal 2014, dopo che nel 2017 era stato accusato di aggressione sessuale da sei donne, vicenda che portò Warner Bros. a interrompere ogni collaborazione con lui. Un ritorno controverso, dunque, per un documentario che già prima dell’uscita si colloca al centro dell’attenzione politica, mediatica e industriale degli Stati Uniti.

17 commenti

  1. Stefano Ragazzi ha detto:
    27 Gennaio 2026 alle 15:42

    Mi pare una notizia che poco c’entra con questo sito. Il fatto che TC sponsorizzi DT è imbarazzante per chi ha vissuto il Think different di SJ.

    Rispondi
    • Alessandro ha detto:
      27 Gennaio 2026 alle 16:41

      Secondo me la notizia è pertinente perché riguarda il CEO di Apple e i rapporti istituzionali dell’azienda. Le relazioni tra big tech e politica hanno effetti concreti su regolamentazione, strategie industriali e mercato, temi centrali per un sito di tecnologia.

      Rispondi
      • Stefano Ragazzi ha detto:
        27 Gennaio 2026 alle 17:36

        Vero quello che dici, una piccola differenza però: gli effetti programmati che le big-tech vogliono avere sulle strategie industriali e sul mercato tendono a tenerli nascosti. Adriano Olivetti negli anni cinquanta aveva posto la sua visione socio-industriale tra le due forza politiche principali. Ma neanche per questo discorso è la sede adatta. Con tutto il rispetto per Spider-mac che seguo da sempre.

        Rispondi
  2. Marco ha detto:
    27 Gennaio 2026 alle 15:46

    Dev’essere stato assolutamente imperdibile questo documentario da 40 milioni… Che tristissimo servilismo…

    Rispondi
  3. Pomo ha detto:
    27 Gennaio 2026 alle 16:46

    Siamo alla frutta! Mai avrei immaginato da parte di Apple (che si è sempre distinta per il “think different”) un servilismo di tal genere.

    Credo che l’anticonformista SJ si stia rivoltando nella tomba!

    Rispondi
    • Defcon 1 ha detto:
      27 Gennaio 2026 alle 16:51

      Capisco il tuo punto, ma va ricordato che Apple oggi è un’azienda globale con responsabilità complesse. Mantenere rapporti con le istituzioni non significa rinunciare al “Think Different”, ma proteggere interessi, innovazione e mercato. L’essenza anticonformista di Apple resta nei prodotti e nella tecnologia che continua a cambiare le regole del gioco.

      Rispondi
    • Stefano Donadio ha detto:
      27 Gennaio 2026 alle 16:53

      @ Pomo: non è come sembra, l’ho spiegato in quest’altro articolo La rivincita delle Big Tech sul populismo trumpiano

      Rispondi
  4. Ramiel ha detto:
    27 Gennaio 2026 alle 17:18

    Stefano, invece è proprio come sembra, Cook che ha sempre spinto in favore della comunità lgbt ora va a fare il servo dal fasc1st0ne di turno.
    molto male per Apple e la sua immagine, molto male per tutti quelli che non vogliono/riescono ad ammetterlo.
    per me questa è la fine di Apple, al di là dei problemi co i software, mai avrei immaginato una così grande caduta di stile.

    Rispondi
    • Stefano Donadio ha detto:
      27 Gennaio 2026 alle 18:03

      È importante distinguere tra posizioni personali e ruolo aziendale. Cook non ha rinnegato i valori che Apple ha sempre sostenuto, né le politiche dell’azienda su inclusione e diritti sono cambiate. Il dialogo con le istituzioni, anche quando scomodo, fa parte della gestione di una multinazionale globale e non equivale a un’adesione ideologica. L’immagine e l’identità di Apple si misurano soprattutto nei fatti, nelle scelte concrete e nei prodotti, non in un singolo evento simbolico.

      Rispondi
      • Marco ha detto:
        27 Gennaio 2026 alle 18:22

        Permettimi Stefano, se fosse stato un evento simbolico non sarebbero stati invitati i CEO di multinazionali globali e finanziare con 40 milioni di dollari un doc sulla moglie del Presidente (tra l’altro realizzato da uno con precedenti per aggressione sessuale…) è una scelta di marketing politico ben precisa.

        Rispondi
        • Stefano Donadio ha detto:
          27 Gennaio 2026 alle 18:24

          Il finanziamento del documentario è una scelta di Amazon, non di Apple. La presenza dei CEO, Cook compreso, rientra nella normale attività di rappresentanza istituzionale ai massimi livelli e non implica automaticamente un sostegno politico o ideologico. Apple continua a essere giudicabile sui fatti concreti: politiche aziendali, prodotti, tutela degli utenti e posizioni ufficiali, che finora non sono cambiate.

          Rispondi
          • Vincenzo ha detto:
            27 Gennaio 2026 alle 22:14

            Lascia perdere Stefano queste polemiche sterili dei sinistroidi di turno. Bisognerebbe chiedere a questi nuovi moralisti del secolo perchè allora Apple venda anche in paesi come la Cina che con il regime comunista nega i diritti umani ogni giorno…..ma io non critico questa scelta come non critico la scelta del documentario a differenza loro che invece per fini politici strumentalizzano ogni ragionamento.

            Rispondi
  5. joni71 ha detto:
    27 Gennaio 2026 alle 20:31

    Tim Cook è un genio del nulla che porta Apple a grandi guadagni sfruttando appeal del passato. Quando mi avvicinai al mondo Apple nel 2000 lo slogan Think Different era testimoniato da icone del secolo scorso come Gandhi , Maria Callas, Picasso , Einstein ok era marketing di Jobs ma vedere Tim Cook appoggiare un presidente filo nazista fa davvero accapponare la pelle …solo una mia opinione

    Rispondi
    • Stefano Donadio ha detto:
      27 Gennaio 2026 alle 20:46

      Sotto Tim Cook Apple non ha solo “sfruttato il passato”: ha lanciato nuove categorie – AirPods, Apple Watch, processori Apple Silicon che hanno surclassato quelli Intel (scusate se è poco), rafforzato privacy, servizi diventando una delle aziende più influenti al mondo. Il “Think Different” di oggi non è più una campagna iconica, ma scelte industriali e tecnologiche. Il dialogo istituzionale del CEO non equivale a un appoggio ideologico, mentre i valori ufficiali e le politiche di Apple restano coerenti nel tempo.

      Rispondi
  6. Ramiel ha detto:
    27 Gennaio 2026 alle 21:33

    C’è ne vuole di fegato per difendere “Mamma Apple” anche in queste situazioni.
    Tim Apple sta facendo una figura pessima, sicuramente è costretto dalla sua carica, ma abbiamo sempre una scelta, specie se abbiamo fatto della diversità la nostra bandiera.
    tutto molto triste, specie le strampalate giustificazioni.
    ti do un consiglio stefano, chiudi i commenti, che forse su un articolo a sfondo politico non servono.

    Rispondi
    • Stefano Donadio ha detto:
      27 Gennaio 2026 alle 22:24

      Il dissenso è legittimo e comprensibile, ma difendere Apple non significa giustificare tutto, bensì provare a distinguere tra simboli, percezioni e fatti. Cook può aver fatto una scelta discutibile sul piano dell’immagine, ma questo non cancella anni di politiche aziendali concrete su diversità, inclusione e diritti. Quanto ai commenti, finché restano civili servono proprio a confrontare punti di vista diversi, non a evitarli.

      Rispondi
  7. Default Avatar Giorgio ha detto:
    28 Gennaio 2026 alle 07:11

    A parte che etichettare “sinistroidi” chi vede in Trump( ma non solo in Trump, penso per esempio a Putin) e nella sua amministrazione un attentato e un pericolo alla democrazia, alla libertà di pensiero e parola e ai diritti civili, mi sembra una cosa davvero di cattivo gusto e da stigmatizzare, ciò al netto dell’essere di destra e sinistra, si tratta solo di buon senso. Ma purtroppo i tempi che viviamo sono questi anche alle ns latitudini

    Ovviamente T.C. deve rispondere al proprio consiglio di amministrazione. Apple Inc. non è una società di mutuo soccorso, anzi contano sempre e solo i bilanci. Qualcuno secoli fa disse: Parigi val bene una messa. Se per il futuro di Apple, almeno quello immediato, occorre genuflettersi al despota/egotrofico di turno, ovviamente T.C. lo fa per il bene della Firm. “Pecunia non olet” al di là della singola opinione( anche della nostra), che sono sicuro T.C. continua ad avere su questa amministrazione.

    Rispondi

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