macOS 26.1 ritocca il Finder: colonne che si adattano ai nomi dei file, ma tra bug e mezze promesse

Jeff Johnson ha scoperto che con macOS 26.1 Apple ha aggiunto al Finder una nuova opzione chiamata “Adatta colonne ai nomi file”, accessibile dal pannello “Mostra opzioni vista” (⌘ – J) nel menu Vista, che promette di adattare automaticamente la larghezza delle colonne alla lunghezza dei nomi dei file.

La funzione era stata inizialmente attribuita per errore a macOS 26.2, ma da un’ulteriore verifica è emerso che il debutto è avvenuto già con la versione 26.1, mentre su macOS 15 Sequoia l’opzione non è presente. Si tratta di un piccolo ma significativo intervento su una delle viste più usate del Finder, soprattutto dopo le critiche emerse in seguito ai cambiamenti introdotti con macOS Tahoe.

Nei test pratici, tuttavia, la novità si dimostra incostante. In alcuni casi le colonne si ridimensionano correttamente, ma quando il Finder giudica un nome “troppo lungo” continua a troncarlo come in passato, vanificando l’obiettivo principale della funzione. Inoltre il comportamento non è dinamico: l’aggiunta di un file con un nome più lungo non fa crescere automaticamente la colonna, così come la rimozione del file dal nome più esteso non ne provoca la riduzione. L’adattamento avviene solo al primo accesso alla cartella, rendendo l’opzione utile ma limitata.
A complicare il quadro c’è un’ulteriore scoperta, secondo cui il ridimensionamento considera esclusivamente i nomi dei file visibili in quel momento e non l’intero contenuto della cartella. Un dettaglio tecnico che riduce sensibilmente l’efficacia della funzione e che, una volta verificato, conferma una sensazione di implementazione frettolosa. Nonostante ciò, l’opzione viene comunque vista come un’aggiunta positiva, seppur “zoppicante”, in un Finder che negli ultimi mesi ha accumulato più critiche che elogi.
Il passaggio da Sequoia a Tahoe porta con sé anche cambiamenti estetici discutibili. Uno di questi riguarda la barra di scorrimento del Finder, che su Tahoe appare più scura rispetto a Sequoia. La differenza sembra legata alla scomparsa dello stato hover (non cambia più aspetto quando ci passi sopra con il mouse), che nelle versioni precedenti scuriva la barra al passaggio del cursore. Su Tahoe il colore risulta fisso, a metà strada tra lo stato chiaro e quello scuro di Sequoia, dando l’impressione di una semplificazione del codice che però penalizza l’esperienza di chi usa le barre sempre visibili.

Sul fronte dei bug, la situazione non migliora. È stato segnalato un problema evidente nel passaggio dalla modalità scura a quella chiara, in cui i pulsanti avanti e indietro restano in stile dark e il nome della cartella diventa invisibile, probabilmente perché il testo rimane bianco. Un errore grafico grossolano che l’autore del post ha deciso di non segnalare nemmeno tramite Feedback, segno di una certa rassegnazione. A questo si aggiunge la questione del widget di ridimensionamento delle colonne, definito “inaccessibile”, che secondo alcuni sarebbe stato “risolto” in macOS 26.3. In realtà, dalle prime immagini della beta sviluppatori, la soluzione sembrerebbe limitarsi a ridurre l’altezza delle slot di scorrimento verticale, lasciando però le barre orizzontali a coprire ancora il contenuto dei file, una scelta giudicata insoddisfacente e in linea con quello che viene definito con ironia “Liquid Crass”.
Non mancano infine le frecciate sul nuovo corso estetico di macOS Tahoe. John Gruber ha riportato una battuta diventata virale, secondo cui il team responsabile del redesign dell’interfaccia sarebbe stato assunto da Meta con largo anticipo per sabotare deliberatamente l’aspetto del Mac. Una provocazione rafforzata da vecchi post social, poi cancellati, in cui si ipotizzava addirittura un ruolo di Alan Dye in questo presunto “sabotaggio”. Battute a parte, il tono generale che emerge è quello di una crescente frustrazione verso un Finder che accumula novità incomplete, regressioni visive e bug evidenti.
In conclusione, macOS 26.1 introduce una funzione attesa da tempo per la vista a colonne del Finder, ma lo fa in modo parziale e poco rifinito. Tra adattamenti che non si aggiornano, nomi ancora troncati, problemi grafici e scelte di design controverse, l’impressione è che il Finder di Tahoe abbia bisogno di più attenzione di quanta ne abbia ricevuta finora, lasciando agli utenti la sensazione di un’evoluzione più confusa che realmente migliorativa.


2 commenti
Avevo già scoperto la funzione “di adatta colonne” e applicata per cercare di risolvere il bug della barra orizzontale che copre le “maniglie” per allargare le colonne. Uso molto il Finder e devo ammettere che con Tahoe la situazione è peggiorata e questo articolo mi conforta, nel senso che mi sento meno solo.
Safari molto molto lento dopo l’aggiornamento .