Apple TV nel mirino delle regole DMA?

L’Associazione dei servizi televisivi commerciali e video on demand europei ha chiesto a Teresa Ribera, responsabile antitrust dell’Unione Europea, di estendere il modello normativo del Digital Markets Act (DMA) anche ai sistemi operativi delle smart TV e ai set-top box, sostenendo che un numero ristretto di operatori stia acquisendo un potere crescente nel determinare l’accesso ai contenuti e al pubblico digitale. Secondo quanto riportato, l’organizzazione ritiene fondamentale che i principali sistemi operativi televisivi vengano classificati come “gatekeeper”, cioè piattaforme dominanti soggette a obblighi specifici per garantire maggiore concorrenza e accesso equo al mercato.
Nella lettera inviata alla Commissione europea, ACT sostiene che questi operatori possano influenzare milioni di utenti e aziende controllando la distribuzione dei contenuti e l’accesso al pubblico, chiedendo quindi una supervisione più rigorosa per assicurare condizioni competitive più trasparenti. In modo piuttosto sorprendente, il documento menziona anche la necessità di regolamentare assistenti virtuali con un approccio simile, un riferimento che appare però marginale rispetto al tema principale e senza una chiara connessione diretta con il mercato dello streaming televisivo.
Nel dibattito viene citata anche Apple TV, nonostante la sua quota di mercato appaia molto più contenuta rispetto ad altre piattaforme. Infatti, Android TV ha il 23%, Samsung Tizen OS il 24% e Amazon Fire OS il 12%, mentre il restante 31% del mercato sarebbe distribuito tra altri operatori come Xiaomi, console da gioco e altri ecosistemi, tra cui probabilmente anche Apple, ma senza cifre precise. Questo rende poco chiaro il motivo della sua inclusione tra i possibili soggetti interessati dalla regolamentazione.
ACT riunisce importanti gruppi media europei e internazionali tra cui Canal+, RTL, Mediaset, ITV, Paramount+, NBCUniversal, Disney, Warner Bros Discovery, Sky e TF1, mentre Apple TV e Netflix risultano tra i grandi nomi non direttamente rappresentati nell’associazione. Proprio per questo motivo, l’inserimento di Apple nel dibattito potrebbe essere più una conseguenza del suo posizionamento nell’ecosistema digitale che un riflesso del suo reale peso nel mercato dei set-top box.
Allo stato attuale, l’eventuale classificazione come gatekeeper nell’ambito del DMA difficilmente riguarderebbe Apple senza cambiamenti significativi nei criteri di valutazione o nella quota di mercato di Cupertino. L’iniziativa di ACT sembra quindi motivata soprattutto da interessi economici e dalla volontà delle reti televisive di riequilibrare i rapporti di forza con le piattaforme tecnologiche, anche se le reali implicazioni di questa richiesta restano ancora da chiarire.


2 commenti
Classificare Apple come gatekeeper senza dati concreti di market share rischia di creare precedenti regolatori pericolosi, dove aziende leader per innovazione e qualità vengano penalizzate a favore di operatori meno performanti ma numericamente maggiori
Associazione dei servizi televisivi commerciali e video on demand europei e DMA sono proprio noiosi ed ignoranti!