Mac Pro “grattugia per formaggio” fuori produzione: Apple dice addio alla sua workstation più costosa

Apple ha ufficialmente interrotto la vendita del Mac Pro nella sua iconica versione tower in alluminio soprannominata “cheese grater” (grattugia per formaggio), segnando la fine di uno dei computer più rappresentativi della fascia professionale di Cupertino. Il modello non è più disponibile sul sito ufficiale, chiudendo un capitolo iniziato nel 2006 quando Apple introdusse il design che sostituiva il Power Mac G5 durante la transizione ai processori Intel.
Negli ultimi anni, tuttavia, il Mac Pro aveva assunto un ruolo sempre più marginale all’interno della gamma Apple, soprattutto dopo il passaggio definitivo dell’azienda ai chip proprietari della serie Apple Silicon. L’ultima versione, equipaggiata con il chip M2 Ultra e lanciata circa tre anni fa, era stata presentata come la soluzione definitiva per gli utenti che necessitavano di espandibilità interna grazie agli slot PCIe, come sottolineato anche dal responsabile hardware Apple John Ternus, considerato uno dei possibili futuri CEO dell’azienda.
Nonostante queste caratteristiche, il Mac Pro non è riuscito a conquistare una parte significativa del suo pubblico di riferimento. Uno dei limiti più discussi era l’impossibilità di aggiornare la GPU, un aspetto fondamentale per molti professionisti del settore creativo e della produzione video. Questa mancanza, unita al prezzo elevato e ad accessori opzionali costosi come il kit di ruote da 699 dollari, ha reso la workstation meno interessante rispetto ad alternative più convenienti.

Tra queste si è distinto il Mac Studio, che già al momento del lancio offriva prestazioni simili a un prezzo inferiore di circa 3.000 dollari pur senza offrire slot PCIe. Oggi questo modello rappresenta la soluzione desktop più potente nel catalogo Apple, grazie alle configurazioni con chip M4 Max e M3 Ultra, mentre secondo le indiscrezioni future varianti con M5 Ultra sarebbero già in fase di sviluppo.
La storia recente del Mac Pro è stata segnata anche da scelte progettuali controverse. Il design cilindrico del 2013, noto come “trash can”, si rivelò problematico dal punto di vista termico, soprattutto quando il mercato professionale iniziò a preferire GPU singole di grandi dimensioni rispetto a configurazioni multi-GPU. Apple stessa ha successivamente ammesso che quel progetto aveva creato un vicolo cieco dal punto di vista dell’evoluzione hardware.
Le richieste degli utenti professionali non sono mai mancate. Durante un intervento pubblico nel 2018, Jarred Land, presidente di Red Digital Cinema, chiese apertamente ad Apple di supportare le GPU Nvidia, sottolineando come la dipendenza da una sola piattaforma non fosse positiva per l’intera comunità professionale. Apple rispose tornando al design tower modulare, ma l’evoluzione dell’ecosistema Apple Silicon e le nuove soluzioni di espansione esterna sembrano aver reso meno strategico il mantenimento del Mac Pro nella lineup.
Con l’uscita di scena del Mac Pro, Apple sembra ora puntare sul Mac Studio affiancato dalle tecnologie Thunderbolt 5 come principale soluzione per i professionisti che necessitano di elevate prestazioni e possibilità di espansione, segnando un ulteriore cambiamento nella strategia hardware dell’azienda.

