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1985 – 1997: Apple senza Steve Jobs, le innovazioni dimenticate che hanno salvato l’azienda

di Stefano Donadio | 31 Marzo 2026
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  • Storia Apple

John Sculley e Jean-Louis Gassée

 

Quando si parla della storia di Apple, il periodo tra l’allontanamento di Steve Jobs nel 1985 e il suo ritorno nel 1997 viene spesso raccontato come una fase di declino irreversibile, colpevolizzando l’allora CEO John Sculley per la presunta rovina dell’azienda. La realtà, tuttavia, è molto più sfumata. Quegli anni, pur complessi e pieni di difficoltà, furono caratterizzati da decisioni strategiche, innovazioni hardware e adattamenti che avrebbero gettato le basi per la rinascita di Apple.

Il contributo più significativo di questo periodo fu senza dubbio l’evoluzione del Mac. Steve Jobs, pur essendo stato l’artefice del Macintosh 128K del 1982, resistette per anni a modifiche che avrebbero potuto rendere il computer più versatile e competitivo. Solo dopo la sua uscita, sotto la guida di Jean-Louis Gassée, Apple introdusse modelli come il Mac II con slot espandibili, che superarono finalmente le vendite dell’Apple II e consolidarono la presenza dell’azienda nel design e nell’editoria. Lo stesso Mac SE, con l’introduzione di un hard disk interno opzionale, rese il Mac più funzionale e pratico rispetto alla necessità di cambiare continuamente i floppy disk.

 

Macintosh SE

 

Nel 1991 arrivarono i primi PowerBook, che rappresentano probabilmente il traguardo più importante di quegli anni. Gli ingegneri Apple rivoluzionarono completamente il concetto di portatile, arretrando la tastiera e portando il trackpad e i poggiapolsi in posizione ergonomica, un design che ancora oggi è lo standard per tutti i portatili. I PowerBook diventarono presto uno status symbol tra i professionisti, come testimoniato da Barry Diller sul New Yorker del 1993: avere un PowerBook sul tavolo era il segno del “pranzo di lavoro definitivo”.

 

 

Un’altra vittoria fondamentale fu il passaggio dei Mac dai processori Motorola 68000 ai PowerPC, gestito senza problemi di compatibilità. Questa transizione riuscita dimostrò la capacità di Apple di affrontare cambiamenti complessi senza perdere la fiducia dei clienti, un modello che sarebbe stato replicato negli anni successivi con il passaggio a Intel e poi ai processori Apple Silicon.

Nonostante queste conquiste, a metà anni ’90 Apple cominciò a mostrare segnali di cedimento. Windows 95 portò l’interfaccia user-friendly del Mac sui PC, mentre il sistema operativo originale del Mac, ormai datato, soffriva di instabilità e gravi limiti nel multitasking. Tentativi di sviluppare nuovi sistemi operativi, come Taligent o Copland, fallirono clamorosamente, così come la strategia di concedere la licenza di Mac OS a produttori di cloni, che cannibalizzò il mercato interno dell’azienda. Il catalogo consumer diventò confuso con una miriade di modelli Performa destinati a specifici rivenditori o persino a singole riviste, generando disorientamento tra gli utenti.

 

 

Fu proprio da questa crisi che nacque la decisione più strategica: acquistare NeXT per 400 milioni di dollari. Questo non solo riportò Jobs in azienda, ma permise di costruire Mac OS X sulle solide basi di NeXTSTEP, introducendo protezione della memoria, multitasking e strumenti di sviluppo avanzati. Inoltre, molti talenti provenienti da NeXT, come Jon Rubinstein e Avie Tevanian, sarebbero stati fondamentali per il rilancio di Apple.

Al ritorno di Jobs, l’azienda era disfunzionale ma piena di dipendenti capaci e motivati, pronti a dare il massimo. Jonathan Ive, ad esempio, iniziò a lasciare il segno già con piccoli esperimenti come l’eMate e il Power Mac G3, preludio a creazioni iconiche come iMac, iPod e iPhone. Jobs liberò queste energie creative, concentrandosi su prodotti concreti e funzionali, abbandonando progetti fantasiosi che non portavano risultati tangibili.

Rivisitando la storia in occasione del cinquantesimo anniversario di Apple, è evidente che quegli anni senza Jobs furono tutt’altro che un semplice interregno di fallimenti. Pur con errori e strategie sbagliate, Apple innovò, adattò i suoi prodotti e prese decisioni che si rivelarono essenziali per sopravvivere e crescere. L’acquisizione di NeXT e il ritorno di Jobs non furono un miracolo isolato, ma la naturale continuazione di un percorso iniziato proprio in quegli anni complessi. Forse è giusto dire che Apple ha avuto una vita fortunata, in cui anche le peggiori difficoltà hanno finito per condurre a successi ancora più grandi.

2 commenti

  1. Defcon 1 ha detto:
    31 Marzo 2026 alle 19:01

    Non avevo mai considerato quanto Apple avesse fatto in quegli anni senza Jobs.

    Rispondi
  2. Matteo ha detto:
    31 Marzo 2026 alle 19:04

    Il PowerBook è davvero un’icona dimenticata! È sorprendente pensare che il design dei laptop di oggi derivi da scelte fatte quasi trent’anni fa.

    Rispondi

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